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Medicina
Alzheimer: la routine è il killer del cervello

di Paola Serristori

La sperimentazione clinica sull'Alzheimer - clinical trials on Alzheimer's Disease - continua su più fronti. A Filadelfia sta per aprirsi la Conferenza internazionale CTAD, che è incentrata sui progressi di quelle ricerche che hanno già superato i test di laboratorio e che dimostrano che le iniziali intuizioni vengono confermate dai risultati positivi sull'uomo. Uno dei fondatori della conferenza è lo scienziato francese Jacques Touchon, neurologo, ma anche uomo politico, con anni di esperienza come amministratore locale a Montpellier. La sua preparazione gli consente una visione globale del pianeta Alzheimer: che cosa sta avvenendo e quali sono gli strumenti che occorrono per raggiungere l'obiettivo di una terapia.

Professore Touchon, qual è la prima mossa per combattere l'Alzheimer?

“Ci sono due tipi di azioni che potrebbero essere efficaci. Stimolare la ricerca sull'Alzheimer, aiutando i gruppi di ricerca che stanno portando avanti gli studi in corso, ma anche supportando nuovi ricercatori emergenti. Ed implementare una politica di assistenza nell'ambiente familiare delle persone più anziane che soffrono di demenza, attraverso l'aiuto delle nuove conoscenze e di tecnologie geriatriche”.

Il primo pericolo da evitare ogni giorno per mantenere il cervello efficiente?

“La routine è il nemico numero uno del cervello. Se la mia giornata è come ieri e sarà uguale a domani, il cervello ripete sempre lo stesso esercizio ed a lungo andare ne soffrirà. La routine è il killer dei neuroni”.

Quali saranno i temi principali della settima edizione di CTAD?

“Quest'anno la conferenza metterà in enfasi i seguenti temi: sperimentazioni non farmacologiche di prevenzione dell'Alzheimer; a che punto siamo riguardo alla sperimentazione di farmaci; le nuove direzioni di sviluppo della sperimentazione di farmaci; come i gruppi epidemiologici potrebbero migliorare l'efficacia della sperimentazione di farmaci; i meccanismi dei prioni nell'Alzheimer. Ed ancora: l'importanza di tau nella sperimentazione clinica sull'Alzheimer. Nel 2014 le novità arriveranno dalla diagnostica per immagini della proteina tau, coinvolta nella fase iniziale del morbo di Alzheimer insieme all'altra proteina Beta-amiloide, e dalle strategie terapeutiche su di essa. Inoltre, è interessante la nuova ricerca di percorsi di malattia che saranno esplorati con studi clinici su soggetti senza sintomi o nella prima fase del disturbo”.

Aisen Vellas Touchon alzheimer ape
 

La grande variabilità delle misure di biomarcatori può portare al fallimento di ricerche, in aggiunta all'errore nel recrutamento di volontari: a che punto siamo per rendere più affidabili i risultati dei test?

“Noi abbiamo bisogno di armonizzare le varie procedure e dell'associazione di diverse categorie di biomarcatori, come liquido cerebrospinale (CSF), imaging delle proteine 'legate' tau e Beta-amiloide. Gli studi più recenti, che saranno ovviamente riportati a CTAD, vanno in questa direzione”.

A Roma, il Centro di Ricerca Fatebenefratelli ha annunciato attraverso il capo dello studio Rosanna Squitti il brevetto di un test per la diagnosi precoce di lieve decadimento cognitivo (MCI) attraverso la misurazione dei livelli di rame nel sangue non legato alla proteina ceruloplasmina. Il pericolo dei metalli che contaminano il corpo è conosciuto, ma il rame sarà veramente il bersaglio?

“Per lungo tempo il disturbo del metabolismo collegato al rame è stato conosciuto come malattia di Wilson. Per l'Alzheimer, i risultati devono essere convalidati da ulteriori studi clinici”.

 

La relazione tra declino cognitivo e sonno è certa. Quanto ore di sonno sono consigliabili? Ed il sonno diurno è utile ai neuroni?

“C'è una grande variabilità, da soggetto a soggetto, circa la durata del sonno ed il luogo del sonno nei ritmi circadiani. I grandi dormitori (oltre otto ore a notte) hanno un sistema del sonno meno performante di coloro che hanno bisogno di meno ore di sonno (meno che sei ore per notte). La privazione di sonno aumenta il rischio di sviluppare Alzheimer. Nondimeno è noto l'effetto nocivo sulla cognizione di benzodiazepine, sonniferi ed ansiolitici per correggere i disturbi del sonno”.

Qual è il punto di forza del Piano nazionale francese contro l'Alzheimer?

“La forza essenziale è che copre l'intero campo della lotta all'Alzheimer, dalla genetica ai problemi medico-sociali. Una cosa che potrebbe essere migliorata con questa strategia potrebbe essere il rafforzamento del supporto al network di centri specializzati sull'Alzheimer”.

Lei ha scritto un libro che è un manuale per tutti, “La Maladie d'Alzheimer”. Molte persone sono scoraggiate dall'informarsi su una malattia così complessa. Qual è il giusto linguaggio da usare per far arrivare il messaggio?

“Per scrivere su un tema complicato è essenziale una conoscenza approfondita. L'obiettivo è usare parole semplici per spiegare idee e dati complessi. E' inutile riferire troppi e superflui elementi o dimostrare la conoscenza che l'autore ne ha, piuttosto il fine dovrebbe essere trasmettere questa conoscenza per informare al meglio i lettori”.

www.ctad.fr

 

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