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Medicina
Big Pharma, la Corporate Social Responsibility finita nello scarico del water

Corporate Social Responsibility, tre belle parole piene, che riempiono la bocca e l’animo con il loro significato profondo: responsabilità sociale dell’impresa.

Ma responsabilità verso chi ?

In primis verso l’uomo e la sua salute, poi verso l’ambiente e il pianeta. Una vera e propria missione che da un decennio le aziende, i professionisti della comunicazione , i creatori di eventi ne hanno fatto un cavallo di battaglia. Una specie di bollino blu a garanzia che quell’impresa, i suoi dipendenti, persino le pareti dei suoi stabilimenti erano tutti socialmente responsabili.

La CSR era entrata persino nella finanza perchè i bilanci erano diventati sociali, stampati con carta riciclata, studiati per riciclarsi direttamente nelle mani degli azionisti alla fine dell’assemblea. Una meraviglia.

Senza dimenticare l’Oscar del Bilancio Sociale, dove gli ambiti premi arrivavano quasi sempre ai grandi investitori pubblicitari.

Alla fine tanti buoni propositi ma molto spesso simpatiche operazioni di marketing mirato.

Io sono social, tu sei social, noi siamo social e tutti contenti.

Un po’ di soldi per tutelare i pochi alberi rimasti della festa amazzonica, qualche dollaro di prodotti venduti dedicati allo scongelamento dei ghiacciai e all’effetto serra e un po’ di altro per spargere fumo e regalare bonus ai professionisti della comunicazione.

Ma adesso la pandemia ha scoperto le carte.

Adesso si che ci sarebbe voluto tanta Corporate Social Responsibility, e soprattutto da parte delle BIG Pharma, chiamate ad un compito gigantesco:salvare l’umanità.

Orbene e dove è adesso la loro CSR e come si sarebbe dovuta evidenziare?.

Semplice semplice e lo hanno chiesto a più riprese voci di ex leader politici e Nobel americani e poi anche qui da noi pensatori del calibro di Giorgio Brizio, Lella Costa, Carlo Petrini, Domenico Pompili e Gustavo Zagrebelsky .

A gran voce tutti hanno chiesto che, in un periodo di emergenza mondiale come quello che stiamo vivendo, la sospensione dei brevetti sui vaccini, congiuntamente con la liberalizzazione della conoscenza, delle tecniche e degli strumenti per favorirne una democratica produzione.

E’ comprensibile che Big Pharma abbia sempre difeso, anche attraverso la potente OMC, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ( costituita solo dai paesi ricchi), la titolarità dei brevetti dai 10 fino ai 20 anni per ammortizzare gli enormi costi di ricerca, ma adesso di fronte alla prima pandemia dopo un secolo, di fronte ai milioni di morti e alle difficoltà di bloccare il virus in tutto il mondo, fare orecchie da mercante come stanno facendo le grandi farmaceutiche suona davvero stonato.

E suona non solo stonato ma pure immorale quando si viene a sapere che i giganti del farmaco come le americane Pfizer, Moderna, l’anglo svedese Astra Zeneca, l’Istituto russo Gamaleya e altri non hanno investito come in altri casi del loro, ma hanno speso solo in ricerca e know how perchè , per quanto riguarda il danaro, sono state inondate di soldi pubblici da parte dei Governi e quindi dei contribuenti  alla mercé del Coronavirus.

Donald Trump,  pur da negazionista, aveva promosso un gigantesco progetto per finanziare le farmaceutiche con l’obiettivo di farle arrivare velocemente al vaccino. La stessa Europa, anche se con meno convinzione, aveva sostenuto la ricerca dell’Università di Oxford.

Ed allora che ci sarebbe di male a permettere , temporaneamente, la cessione delle licenze sui brevetti per favorire la produzione allargata diretta ai paesi poveri?.

Solo in questo caso il Progetto Covax, fatto appunto per dare vaccini a tutti, potrebbe diventare una grande arma contro il virus.

Ed invece da parte delle Big Pharma silenzio assoluto su questo tema. Anzi immorali cambi di prezzo sulle dosi e disimpegno sui contratti firmati.

Ecco, care Big Pharma, questo sarebbe stato il momento di dimostrare nei fatti la vostra Corporate Social Responsibility. Non lo state facendo e ne siete colpevoli.

Ed allora un consiglio, prendete i vostri bilanci sociali e ritirateli dal mercato e soprattutto mai più parlate di etica d’impresa ma solo di profitto. Sareste molto più coerenti.

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