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Medicina
Diabete, Boehringer e Lilly: risultati della Fase III EASE su empagliflozin

Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company presentano i risultati completi del programma di Fase III EASE su empagliflozin in aggiunta a insulina nel diabete di tipo 1.

In un comunicato congiunto le due aziende annunciano che empagliflozin ha raggiunto l’endpoint primario d’efficacia, definito come variazione rispetto al basale del valore di HbA1c, rispetto al placebo, dopo 26 settimane di trattamento, per tutti i dosaggi valutati (2,5 mg, 10 mg e 25 mg) nel programma di Fase III EASE su Empagliflozin in aggiunta a Insulina come Terapia per il diabete di tipo 1 negli adulti. I risultati del programma EASE sono stati pubblicati su Diabetes Care online, prima dell’uscita sulla copia cartacea, e presentati il 4 ottobre 2018 al 54°Congresso Annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) in corso a Berlino.

Empagliflozin, al momento, non è ancora approvato per l’uso in soggetti con diabete di tipo 1.

Lo studio EASE-2 ha valutato i dosaggi di 10 mg e 25 mg di empagliflozin in aggiunta a insulina per 52 settimane, mentre lo studio EASE-3 ha valutato i dosaggi di 2,5 mg, 10 mg e 25 mg di empagliflozin in aggiunta a insulina per 26 settimane. In EASE-2, la variazione media corretta per placebo dei valori di HbA1c rispetto al basale alla settimana 26 è stata:

-0,54% e -0,53% rispettivamente per empagliflozin 10 e 25 mg.

In EASE-3 la variazione media corretta per placebo dei valori di HbA1c rispetto al basale alla settimana 26 è stata:

-0,28%, -0,45% e -0,52% rispettivamente per empagliflozin 2,5 e 10 e 25 mg.

Oltre alla riduzione dei valori di HbA1c, la terapia con empagliflozin è stata efficace per gli endpoint secondari, dimostrando riduzioni di peso, di pressione arteriosa e della dose totale giornaliera di insulina.

Inoltre, i dati di monitoraggio continuo della glicemia nel programma EASE indicano che i pazienti trattati con empagliflozin hanno migliorato la stabilità glicemia e sono rimasti per più tempo all’interno del range, anche se i dati relativi al dosaggio di 2,5 mg sono limitati.

Con la terapia con empagliflozin non c’è stato aumento del rischio di eventi ipoglicemici riferiti dallo sperimentatore, compresa ipoglicemia grave, importante endpoint secondario degli studi. E’ stata, inoltre, riscontrata una riduzione degli eventi ipoglicemici riferiti dai pazienti.

Il numero di casi giudicati di chetoacidosi diabetica è stato comparabile al placebo per empagliflozin 2,5mg e superiore al placebo per empagliflozin 10 e 25 mg. A parte l’incidenza di chetoacidosi diabetica, il profilo di sicurezza osservato nel programma EASE è stato generalmente in linea con quello riferito in precedenza per empagliflozin negli adulti con diabete di tipo 2.

“L’obiettivo del programma EASE è quello di stabilire se la terapia con empagliflozin possa apportare beneficio a soggetti con diabete di tipo 1, in aggiunta a insulina” - ha dichiarato Bernard Zinman, Professore presso il Dipartimento di Medicina dell’Università di Toronto e Ricercatore Senior presso l’Istituto di Ricerca Lunenfeld-Tanenbaum dell’Ospedale Mount Sinai di Toronto - “Considerato il rischio di chetoacidosi diabetica, per chi è affetto da diabete di tipo 1, il dosaggio di 2,5 mg di empagliflozin è da prendere in considerazione in quanto bilancia miglioramenti glicemici e metabolici che sono rilevanti per i pazienti, senza aumentare il rischio di chetoacidosi diabetica o altri gravi eventi avversi”.

Sulla base della totalità dei risultati di EASE, Boehringer Ingelheim ha avviato il dialogo con le Autorità regolatorie per empagliflozin in aggiunta a insulina in adulti con diabete di tipo 1.

“Il programma EASE ha dimostrato che empagliflozin aiuta i pazienti con diabete di tipo 1 a rimanere all’interno del loro range di obiettivo glicemico, meglio di quanto faccia l’insulina da sola” - ha dichiarato il Professor Dottor Jyothis George, Responsabile Mondiale Sviluppo Clinico, Area Terapeutica CardioMetabolica di Boehringer Ingelheim - “Al momento non sono disponibili opzioni terapeutiche orali per chi è affetto da diabete di tipo 1, e questi risultati dimostrano che empagliflozin potrebbe portare benefici a tali pazienti. Non vediamo l’ora di lavorare insieme alle Autorità regolatorie per vedere se questa potenziale terapia possa essere resa disponibile per gli adulti con diabete di tipo 1”.

 

Jeff Emmick, Vice Presidente Sviluppo di Prodotto di Lilly Diabetologia, ha aggiunto: “L’Alleanza fra Boehringer Ingelheim e Lilly in Diabetologia è mirataad aiutare le persone a gestire meglio il proprio diabete, e il programma EASE fa parte della nostra opera più ampia di esplorazione di opzioni terapeutiche che rispondano a bisogni insoddisfatti”.

 

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    Tags:
    diabete; boehringer ingelheim; fase iii ease; empagliflozin
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