Dormire per recuperare: perché il sonno è il vero allenamento invisibile - Affaritaliani.it

Medicina

Ultimo aggiornamento: 16:24

Dormire per recuperare: perché il sonno è il vero allenamento invisibile

Dalla fisiologia cerebrale alla nutrizione: perché dormire bene è decisivo per adattamento, salute e risultati nello sport

di Dott. Enzo Luigi Riccardi – Dottore in Farmacia, Dottore in Scienze della Nutrizione Umana e Consulente in Nutraceutica

Il sonno come fondamento biologico del recupero e della performance

Sono il Dott. Enzo Luigi Riccardi, Dottore in Farmacia e in Scienze della Nutrizione Umana, specializzato in integrazione nutraceutica e nella gestione personalizzata del benessere attraverso strategie scientificamente validate. Da anni mi occupo di ricerca e divulgazione nel campo dei micronutrienti e dei fitocomplessi, della nutrizione clinica e dell’ottimizzazione della performance, collaborando con atleti, sportivi, pazienti e professionisti sanitari.

Nel mondo dello sport si investe sempre più in tecnologie, metodiche di allenamento e strategie di recupero. Tuttavia, esiste uno strumento gratuito, quotidiano e insostituibile che continua a essere sottovalutato: il sonno. Dormire non significa semplicemente “spegnersi”, ma entrare in uno stato biologico altamente attivo, durante il quale il corpo ripara, riorganizza e consolida gli adattamenti indotti dall’allenamento. Senza sonno di qualità, nessuna strategia di recupero può essere davvero efficace.

 

Il sonno non è passività, ma attività cerebrale intensa

Durante il sonno il cervello non rallenta: cambia modalità di funzionamento. Fasi diverse del sonno svolgono ruoli specifici: il sonno profondo è associato alla riparazione tissutale e alla secrezione di ormone della crescita, le fasi REM sono fondamentali per la plasticità cerebrale, l’apprendimento motorio e la regolazione emotiva. Questo significa che dormire male non compromette solo i muscoli, ma anche: la coordinazione, la capacità decisionale, la gestione dello stress e la memoria motoria.

 

Due orologi che regolano il sonno

Il sonno è controllato da due meccanismi principali: la pressione del sonno, che aumenta con il tempo trascorso da svegli e il ritmo circadiano, un vero e proprio orologio biologico che regola sonno, ormoni, temperatura corporea e livelli di vigilanza nell’arco delle 24 ore. Quando questi due sistemi sono sincronizzati, addormentarsi e dormire bene diventa naturale. Quando si desincronizzano — per stress, orari irregolari o stimoli errati — il recupero si frammenta.

 

Allenarsi la sera: problema o opportunità?

L’allenamento nel tardo pomeriggio o in serata può disturbare il sonno perché sposta in avanti il ritmo circadiano, aumentando l’attivazione fisiologica nelle ore in cui il corpo dovrebbe rallentare. Tuttavia, se ben gestito, può anche diventare un vantaggio: migliora la prestazione serale, rafforza l’adattamento a competizioni in orari simili, richiedendo però una maggiore attenzione alla fase post-allenamento. Il problema non è l’allenamento in sé, ma ciò che accade dopo: luce, alimentazione, stimoli nervosi e routine serale.

 

I grandi disturbatori del sonno

Alcuni fattori interferiscono in modo diretto con l’architettura del sonno. In pirmo luogo la caffeina, che altera soprattutto le prime fasi del sonno, riducendo la profondità del riposo. Poi l'alcol, che facilita l’addormentamento ma frammenta la seconda parte della notte, penalizzando la fase REM. Lo stress, inoltre, agisce sull’intera notte, aumentando i risvegli e riducendo la continuità del sonno. Infine la desincronizzazione degli orari: anticipare o posticipare troppo il sonno altera il ritmo biologico interno. Il risultato è un sonno apparentemente “lungo”, ma biologicamente poco efficace.

 

Sonno e nutrizione: un dialogo continuo

Anche l’alimentazione dialoga con il sonno. Un apporto energetico insufficiente durante il giorno, o pasti serali squilibrati, possono compromettere l’addormentamento e la qualità del riposo. Al contrario, una gestione corretta degli orari dei pasti, della composizione serale e dell'idratazione favorisce la stabilità del sonno e quindi il recupero globale.

 

Igiene del sonno: piccoli gesti, grandi effetti

Il recupero notturno non dipende solo dalle ore dormite, ma anche dal contesto in cui si dorme. Alcune strategie semplici ma efficaci includono: orari di sonno e risveglio regolari, l'esposizione alla luce naturale al mattino, la riduzione della luce artificiale serale, l'ambiente fresco, buio e silenzioso e la limitazione di dispositivi elettronici prima di dormire. Questi accorgimenti aiutano il cervello a riconoscere quando è il momento di “entrare in modalità recupero”.

 

Recuperare dormendo meglio, non dormendo di più

Il vero obiettivo non è passare più tempo a letto, ma migliorare la qualità del sonno. Un sonno frammentato, leggero o mal sincronizzato riduce la capacità del corpo di recuperare dall’allenamento, adattarsi allo stimolo e mantenere la salute nel lungo periodo. Per questo motivo, negli atleti come nella popolazione generale, il sonno dovrebbe essere considerato una competenza da allenare, non un evento casuale.

 

Conclusioni

Il recupero non inizia con una terapia o una tecnologia, ma con una notte di sonno ben strutturata. Dormire significa permettere al corpo di completare il lavoro iniziato durante l’allenamento, consolidando forza, resistenza e coordinazione. In un’epoca in cui si cerca sempre il metodo più avanzato, la fisiologia ricorda una verità semplice e potente: chi dorme meglio, recupera meglio. E chi recupera meglio, migliora di più.