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Medicina
E-Cig e IQOS vs sigarette tradizionali: quanto ne sappiamo?

Sigaretta elettronica e riscaldatori di tabacco: i recenti studi italiani indipendenti che analizzano la riduzione delle sostanze tossiche rispetto alle sigarette normali 

“Quando non si fuma più, tutto ha un odore migliore, soprattutto le sigarette”, sosteneva con ironia Kees Van Kooten. Smettere di fumare è spesso una sfida difficile, tuttavia estremamente necessaria: la lotta al tabagismo è ormai una questione di sanità pubblica, basti pensare alle ultime stime divulgate dall’OMS, secondo le quali il fumo di tabacco rappresenterebbe la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile.

Eppure la lotta al fumo equivale per molti fumatori a una fatica di Sisifo: quando l’obiettivo sembra ormai raggiunto, si precipita nuovamente al punto di partenza.

Negli ultimi anni sono apparsi sul mercato un numero considerevole di prodotti alternativi, come le sigarette elettroniche e i riscaldatori di tabacco, che hanno lo scopo di sostituirsi al fumo delle sigarette tradizionali.

La rivoluzione è stata accolta con un certo scetticismo, e, specialmente dopo il caso statunitense, che ha visto la diffusione di una polmonite chimica (Evali) causata da alcune sostanze illecitamente acquistate dai consumatori di sigarette elettronica, il dibattito resta acceso e continua a dividere la comunità scientifica.

Va detto però, contrariamente a quello che si pensa comunemente, che gli studi scientifici sui nuovi prodotti sono numerosi, per quanto spesso accolti in maniera contradditoria. Cercheremo di seguito a riassumerne alcuni.

Uno degli studi italiani più recenti sul tema è stato condotto dal Prof. Fabio Beatrice, Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo Facciale e Responsabile del Centro Anti Fumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e esperto di politiche di contrasto al fumo.

Lo studio, presentato a Roma in occasione della XVI edizione di Romacuore, si concentra in particolare su una delle sostanze tossiche contenute nelle normali sigarette: il monossido di carbonio (CO).

È largamente provato che la sostanza, se inalata a livelli elevati come avviene durante il processo di combustione della sigaretta, può seriamente compromettere l’ossigenazione delle cellule ed essere quindi causa di insorgenza di malattie fumo-correlate.

La ricerca si è quindi concentrata sul monitoraggio dei livelli di monossido di carbonio, mettendo sotto osservazione quaranta fumatori adulti di sesso maschile, che avevano mostrato forte resistenza a smettere di fumare, passati dal fumo di sigaretta all’utilizzo sigarette elettroniche (20) o ai prodotti a tabacco riscaldato (20).  I risultati dopo 6 mesi di osservazione hanno evidenziato che i fumatori, che erano riusciti a passare in via esclusiva ai nuovi dispositivi elettronici alternativi alle sigarette, presentavano livelli di monossido di carbonio analoghi a chi aveva smesso di fumare.

In conclusione, secondo questa prima ricerca, il passaggio a sigarette elettroniche o a prodotti a tabacco riscaldato, ridurrebbe circa dell’80% l’esposizione dell’organismo al monossido di carbonio (CO) rispetto a quanto accade fumando sigarette tradizionali. 

Il Professore, ha quindi evidenziato: “Lo studio conferma il potenziale di questi prodotti di ridurre il rischio per quei fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, aggiungendo un altro importante tassello alla già ampia letteratura indipendente su questo tema”.

Bene sottolineare, riprendendo le parole dell’esperto, un primo punto importante: i prodotti alternativi sono destinati esclusivamente ai fumatori adulti che non riescono a smettere, i quali possono, secondo lo studio, trarne dei benefici in confronto al fumo delle normali sigarette. Ovviamente non fumare affatto resta comunque l’unica scelta completamente priva di rischi.

Beatrice si è poi soffermato sul caso USA di cui sopra, chiarendo un’altra importante distinzione: “In questo momento così incerto, su cui pesano le vicissitudini statunitensi, è importante ricordare come il corretto utilizzo di strumenti a sistema chiuso continui a rappresentare un’alternativa migliore rispetto al fumo di sigaretta. La diffusione della “Evali”, o polmonite chimica, che si sta verificando negli USA, è riconducibile esclusivamente a un utilizzo improprio di dispositivi a cosiddetto sistema aperto, ovvero modificabili da chi li utilizza. È importante ricordare che tali prodotti non sono privi di rischio e devono essere acquistati esclusivamente dai rivenditori autorizzati, ma dobbiamo altresì essere chiari nel ribadire che sono un’alternativa migliore rispetto alle sigarette, affinché si eviti lo scenario peggiore per tutta la classe medica, ovvero che chi aveva già abbandonato le sigarette vi faccia ritorno”.   

Cogliamo quindi ancora due punti chiave: da una parte l’esigenza di una corretta comunicazione, che non disorienti i consumatori e li possa condurre all’uso appropriato e sicuro dei prodotti, dall’altro il dato effettivo per cui essi favorirebbero concretamente nei fumatori l’abbandono delle normali sigarette.

E' Italiano anche lo studio presentato dall’Università La Sapienza al Policlinico di Modena. Si tratta in questo caso della prima ricerca indipendente sull’uomo effettuata da una grande università italiana e pubblicata da una delle più autorevoli riviste specialistiche del mondo, JAHA (Journal of American Heart Association).

I ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma hanno analizzato la differenza dell’impatto sulla pressione e sui vasi sanguigni tra sigarette elettroniche, i dispositivi IQOS e le sigarette tradizionali. Entrambi i dispositivi, basati su tecnologie che permettono di inalare nicotina evitando però i derivati della combustione, avrebbero un impatto inferiore sulla pressione e sui vasi, oltre che sullo stress ossidativo cellulare. 

D’altra parte, l’assunzione di nicotina è uno dei motivi fondamentali per cui molte persone continuano a fumare, ed è quindi significativo il potenziale di questi prodotti innovativi di soddisfare questa esigenza, eliminando allo stesso tempo il processo di combustione.

Le conclusioni della scienza indipendente italiana sembrano comprovate anche dai risultati della ricerca di enti di rilevanza mondiale, come testimoniano le tre recenti valutazioni, e relative pubblicazioni, effettuate da Istituti e laboratori del Tobacco Laboratory Network dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che per il tabacco riscaldato hanno confermato una riduzione della concentrazione dei livelli di sostanze tossiche che si attesta attorno al 90-95% rispetto a quella riscontrata nel fumo di sigaretta tradizionale. 

In ogni caso la comunità scientifica concorda sull’esigenza di ulteriori studi su questi nuovi dispositivi, e, in particolare, sul fatto che occorra un’importante riflessione metodologica.

Difatti i risultati delineati contrastano con quanto pubblicato sulla rivista ERJ Open Research, relativamente ai riscaldatori di tabacco, che sono stati indicati dannose come le normali sigarette.

I ricercatori avevano esposto cellule umane delle vie aeree di tipo epiteliali e muscolari lisce a varie concentrazioni di fumo di sigaretta per 72 ore consecutive. Il campione era stato anche sottoposto anche al vapore della sigaretta elettronica e a quello dei dispositivi per riscaldare il tabacco.

Con questa metodologia di analisi lo studio in questione giungeva alla conclusione che tutti i prodotti tostati "sono tossici per le cellule dei nostri polmoni e che questi nuovi dispositivi che riscaldano il tabacco sono dannosi quanto il fumo delle sigarette tradizionali”. 

Lo studio è stato molto criticato nella comunità scientifica perché troppo distante dalle reali condizioni di utilizzo dei prodotti, tanto che la Food and Drug Administration non lo ha considerato nella valutazione della letteratura indipendente poiché “in questo studio potrebbero esserci criticità metodologiche”.

È pertanto assolutamente necessario, nel pullulare di notizie spesso contradditorie, continuare ad analizzare e confrontare i dati emersi, per poter arrivare a una conclusione comunemente accettata e poter informare al meglio i consumatori.

Restano comunque certi, come evidenziato, alcuni punti fondamentali: innanzitutto pare ormai approvato che i prodotti alternativi permettono l’assunzione di nicotina senza ricorrere alla combustione, pertanto, rispetto ad altri metodi, convincono più facilmente i fumatori di normali sigarette a smettere. Ne consegue che la riduzione del rischio è calcolata esclusivamente sulla base di questo confronto, per cui i destinatari del prodotto restano esclusivamente coloro che già fumano sigarette, non chi inizia.  In secondo luogo, come dimostra il caso USA, è assolutamente necessario affidarsi a canali di vendita autorizzati.

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