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Medicina

di Vincenzo Caccioppoli

Secondo i dati rilasciati dal CMS, l’agenzia federale del ministero della salute ( che gestisce iprogrammi medicare e medicaid) la spesa sanitaria in USA, nel 2018, è stata di 3650 miliardi di dollari, il 17,9% del Pil. La spesa procapite media ammonta invece a 11.212 dollari. Ogni anno questa spesa aumenta del 5% e le previsioni dicono che nel 2027 essa arriverà a quasi 6 miliardi di dollari. Non c’è da sorprendersi allora, analizzando questi dati, se i giganti della rete stiano guardando con molto interesse in questi ultimi anni al settore del pharma, Google in testa.

Come dice Dan Sheldon, capo del reparto digital della britannica Well pharmacy, la più grande catena indipendente di farmacie del Regno Unito “Il mondo farmaceutico non si è evoluto per decenni. E’rimasto arrocato sulle sue posizioni, limitandosi a difendere lo status quo. Adesso l’ingresso dei colossi del web dovrebbe essere una sveglia per tutto il settore.”

Le grandi aziende del farmaco, infatti, che spendono oltre 140 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo all’anno per arrivare al lanciosi e no di 30-40 nuovi prodotti, cercano da tempo nuove strade per avere maggiori ritorni da questiinvestimenti. E la via tecnologica potrebe essere un valido supporto.

Gli studi clinici non sono cambiati molto dagli anni '60 ha riconosciuto Rod MacKenzie, direttore dello sviluppo di Pfizer.

Stiamo pensando di modernizzarli da un po'  di tempo; Proprio la Pfizer, oltre a Novartis e Glaxo ha realizzato delle partnership con Google per sfruttare la loro infrastruttura tecnologica in campo medico, come ha detto alla CNBS, Badhri Srinivasan, responsabile delle operazioni di sviluppo globale di Novartis.

Vediamo la tecnologia di Verily (società pharma di Google) come un modo per raggiungere i pazienti e farli interessar. Ma anche il settore strategico delle assicurazioni mediche avrebbe attirato l’interesse del mondo del web.

Secondo una inchiesta della Cbs, Google, lo scorso anno, avrebbe avviato accordi di partnership con alcune primarie compagnie di assicurazioni sanitaria. Le compagnie, infatti, sostanzialmente realizzano profitti sulla base di calcoli di rischio. E più informazioni sui clienti si hanno a disposizione, più è facile calcolare i rischi e dunqueaumentare i profitti. Questo è reso possibile dal fatto che come dimostra una ricerca GFK sullasalute on line, effettuata su un campione di 2000 soggetti, i pazienti ricercano informazioni sullapropria salute sopratutto sul web, facendo ricerche su Google, poi si recano del medico e po itornano on line per un’ulteriore conferma. Secondo David Feinberg, capo delle strategie healthcare di Google il motore di ricerca riceve circa 70.000 ricerche correlate alla salute, ogni minuto, il 7% del totale.

La gente ci sta chiedendo informazioni su condizioni, farmaci, sintomi e domande di assicurazione ha dichiarato il dott. Feinberg; In questo caso stiamo organizzando le informazioni sulla salute del mondo e rendendole accessibili a tutti.” Ma tutto ciò accresce i rischi della cosidetta “misdiagnosis”, o errori di diagnosi, che solo in America è causa di oltre 50.000 morti all’anno, masono circa 12 milioni quelli che incorrono in errori di diagnosi, secondo un report di “BMI quality & safety”, autorevole rivista scientifica che si occupa proprio di tutelare la sicurezza dei pazienti ela qualità delle cure. 

Per ovviare a questi problemi Google ha pensato di affinare sempre più il suo sistema di pertinenza delle ricerche, il “Kwoledge Graph”. Insomma sempre più tecnologia al servizio della medicina.

“ Se non investi in tecnologia, sopratutto nel campo medico, sarai presto spazzato via. I colossi del web come Google, Apple o Amazon hanno enromi riserve di liquidità e sono alla ricerca di settori su cui investire. Ecco perche il settore del pharma sta diventando cosi appetibile per loro. Stanno riempiendo un vuoto” afferma caustico Ruchin Kansa vice presidente della società di consulenza digitale Virtusa. Il problema è che questo “vuoto” come dice Kansa dovrebbe essere colmato rispettando le regole legate alla riservatezza e alla privacy delle persone,oltre che chiaramente preservare la salute.

”Il problema è che il modello di business di Google è utilizzare o vendere dati.” afferma Lawrence Gostin della Georgetown Law School, che ha scritto ampiamente sulla riforma delle leggi sulla privacy dei dati sanitari. "Sono tutt'altro che convinto che Google potrebbe non utilizzare informazioni identificabili per i suoi scopi commerciali".

Dicendo ciò il professore si riferisce al controverso caso della sussidiaria di Ai di Google, DeepMind, che dopo un’accordo con il servizio sanitario nazionale britannico (NHS) potrebbe entrare in possesso delle cartelle cliniche di 1,6 milioni di pazienti, cosa che è entrata subito nel mirino della autorità della privacy britannica.

Nel Giugno di quest’anno il centro medico dell’Universita di Chicago e Google sono stati citati in giudizio per rispondere di una class action che accusa l ‘istituto di aver condiviso i dati di migliaia di pazienti con il motore di ricerca senza autorizzazione. Una situazione quindi ancora in chiaroscuro e che necessita regole se possibile ancora piu stringenti. Google che da solo copre il 75% del mercato delle ricerche sul web ha, infatti, a disposizione moltissimi dati sensibili, “carpiti” quando una persona utilizza il motore di ricerca, ed è sull’utilizzo che se ne fa che occorrerebbe la massima attenzione, ma non sempre in passato è stato così.

Ha destato molto scandalo per esempio quanto riportato, questa estate, dal giornale australiano Abc, secondo il quale nel 2017 l’azienda farmaceutica inglese Mundipharma, che ha la sede italiana a Milano, ha prodotto una campagna di marketing per il farmaco ossicodone, a base di oppiacei, utilizzando lo strumento di ricerca degli annunci di Google per identificare i pazienti che non erano soddisfatti dei loro attuali farmaci antidolorifici.

Nell'ambito di un progetto pilota nell'area di Coffs Harbour nel Nuovo Galles del Sud, l’azienda avrebbe monitorato le ricerche di Google per identificare in modospecifico i pazienti che cercavano termini come bloccato a causa di antidolorifici.

 Ma questo tipo di farmaci a base di oppiacei sono assai rischiosi. Secondo un report del giugno 2019 del NationalSafety Council, relativo ai rischi di morte prevenibili per la popolazione americana il rischio dimorire per overdose accidentale da oppioidi svetti al quinto posto nella classifica delle morti prevenibili (guidata da malattie cardiovascolari, tumori e malattie respiratorie croniche), superando per la prima volta quello di rimanere vittima di un incidente automobilistico: 1 su 96 contro 1 su 10.

Ma il potere di Google di poter indirizzare il traffico verso siti o utenti particolare, stando a quanto riportato dal sito americano Breitbart news, potrebbe anche aver avuto effetti sul calo improvviso del traffico verso alcuni siti, che promuovono la medicina naturale o l’omeoptaia (senza parlare del tema dei vacini, dopo l’ingresso di Google, nel Febbraio del 2019, nel capitale di Vaccitech, societaspecializzata nella rcierca sui vaccini).

“ Dall’inizio dell’anno il traffico verso il mio sito è crollatodel 99%” denuncia il professore Joseph Mercola, uno dei masssimi esponenti mondiali della medicina naturale, autore di decine di bestseller sull’argomento. Ma non solo i siti di medicina alternativi hanno avuto probelmi nei mesi passati come sostiene la dottoresa Maria Luisa Barbarulo, coordinatrice della societa Dgmbox, specializzata nel digital marketing faramaceutico.

“Dal Giugno 2018 quando è stato cambiato l’algoritmo di recerca in campo medico di Google, molti siti autorevoli di medicina, dalla prima pagina della ricerca sono finiti in nona o decima pagina, e questo ha comportato chiaramente un’imporvviso ed immotivato crollo della loro web audience. ”La dottoressa si riferisce all’ algoritmo medico di Google, denominato un pò sinistrramente YMYL (tradotto o la borsa o la vita) , che segue non più la pertinenza crowdsource ( traffico sul sito), ma segue parametri più stringenti i cosidetti “valutatori umani di qualità”.

Le pagine YMYL di bassaqualità potrebbero potenzialmente avere un impatto negativo sulla felicità, la salute, la stabilità finanziaria o la sicurezza degli utenti” dice in un comunicato Google. Il principio di base è quello sintetizzato dall’acronimo E-A-T, e quindi competenza (Expertise), autorevolezza (Authoritativeness) e attendibilità ( Trustworthiness). Sono però ancora poco chiari i criteri valutativi utilizzati per misurare queste suddette caratteristiche.

 

 

 

 

 
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