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Medicina
Operazione da svegli, in collegamento con i parenti

Tutti sicuramente ricordano come una delle più grandi preoccupazioni di medici ed esperti scientifici, durante la fase acuta della pandemia di Covid 19, fosse proprio quella che essa potesse portare alla saturazione delle terapie intensive, con conseguenze facilmente immaginabili, non solo per color che erano affetti dal virus stessi, ma anche per tutti quei pazienti che hanno bisogno del supporto delle unità intensive. I posti in tutta Italia, a causa dei tanti tagli operati in questi anni alla sanità pubblica, sono poco più di 5000. Pochi anche prima della emergenza pandemica, e che, in determinate realtà, sopratutto al sud, sono gravemente insufficienti anche per la normale attività ospedaliera. E’ anche a causa di questo se nel nostro paese è sempre più diffusa la migrazione dal sud al centronord, di pazienti che hanno bisogno di cure specializzate. Con il covid 19, che ha colpito con grande virulenza sopratutto le regioni del Nord, il problema è esploso in tutta la sua gravità. In pochi giorni l’alto numero di ricoverati con acute sindromi respiratorie, e quindi bisognosi di cure intensive, ha creato una situazione di grande difficoltà in molti ospedali della Lombardia e del Piemonte, sopratutto. Proprio a causa della mancanza di posti in terapia intensiva molte operazioni e cure a pazienti anche con patologie gravi, come quelle oncologiche, sono state rimandate, con gravi rischi per la loro salute. Ecco allora che quello realizzato dall‘equipe del professore Alberto Vannelli, chirurgo oncologico all’istituto Valduce di Como, potrebbe aiutare moltissimo nella gestione dei pazienti che necessitano di cure di un  certo tipo e di un passaggio in terapia intensiva. Fra di questi certamente coloro che subiscono interventi chirurgici seri che necessitano di anestesia e che inevitabilmente devono trascorre un decorso post operatorio in terapia intensiva. Come ci spiega il dottore, la sua unità ha infatti, fra i primi al mondo, iniziato un interessante “sperimentazione” di operazione da sveglio, per pazienti che soffrono di patologie tumorali alla addome, e  che magari posso comprendere anche asportazioni di organi importanti come un rene. Sembra fantascienza ed invece è quello che accade da qualche mese in questo piccolo ospedale sulle rive del Lago di Como. Ma la cosa che rende il tutto un fenomeno unico al mondo, è quello che durante l’operazione il paziente indossa un caschetto con visore, multimediale ed interattivo, che può in qualche modo estraniarlo dalla delicata operazione, a cui giocoforza sta assistendo personalmente da vigile ( l’anestesia spinale e locale, infatti, lo mantiene sveglio durante tutta la durata dell’intervento). “Il concetto è molto semplice, da cui sono partito, ci dice Vannelli- ogni tecnologia oggi presente in medicina viene pensata per agevolare il compito del medico, ma non quello del paziente. Compresa la telemedicina, di cui tanto si parla ora. Ma quello accaduto durante la pandemia ha messo noi medici di fronte alla grave emergenza di dover pensare a pazienti, che erano giocoforza trascurati, sia per l’affollamento di ospedali e terapie intensive, e sia per la totale mancanza del contatto familiare, con gravi conseguenze sulla psiche del malato e di conseguenza sulla sua degenza.” Il dott. Vannelli ha aguzzato l’ingegno e sulla scorta della sua esperienza di interventi da sveglio su pazienti anziani che per motivi di salute correvano il rischio di non reggere una anestesia totale, spinto dalla esigenza di effettuare operazione senza l’ausilio delle terapie intensive, ha voluto provare la tecnica anche su altri pazienti. Ma il problema che però si poneva era come riuscire a fare reggere ad un paziente un intervento da sveglio. Occorreva pensare a qualcosa che potesse impegnare la loro mente e lo rassicurasse. “Ho contattato insieme alla mia equipe alcune aziende che producevano visori multimediali per videogiochi, ma non si prestavano al mio utilizzo. Poi ho trovato una azienda cinese che produceva un dispositivo che invece poteva adattarsi al mio scopo. Ci hanno prontamente, malgrado il lockdown, inviato tre caschetti con visore multimediale, grazie al quale un paziente può vedere video registrati dai propri parenti, vedere un film o un documentario, o ancora vivere una esperienza interattiva, come quella di una passeggiata sul Gran Canyon, o una attraversata in barca a vela. Insomma grazie a questo accorgimento, abbiamo realizzato, unici al mondo, venti interventi in pazienti affetti da patologie tumorali all’addome e al colon retto, tutti perfettamente riusciti. Alcuni pazienti hanno potuto lasciare l’ospedale dopo 3 giorni dall’intervento.” In realtà la pratica delle operazioni da sveglio non è una novita. Per determinate operazioni al cervello si effettua appunto una anestesia locale proprio per monitorare le risposte del cervello ai delicati interventi ed evitare di provocare danni irreversibili. Anche in questo campo il nostro paese è all’avanguardia, perchè agli ospedali riuniti di Ancona l’equipe del professor Roberto Trignani, responsabile del reparto di Neurochirurgia effettua questo tipo di operazioni con successo da anni. Nello scorso Aprile addirittura una signora di 62 anni ha realizzato delle olive ascolane, mentre le veniva asportato chirurgicamente un melanoma dal cervello. La notizia ha avuto rilevanza internazionale e una equipe della BBC ha inviato una troupe per intervistare il professore.” Certo noi svogliamo da tempo questo tipo di operazione con paziente vigile proprio per permettere una collaborazione dello stesso con l’equipe medica. Questa tecnica può essere utilissima quando si vanno a toccare parti sensibili del cervello, come quelle che controllano la parola o i movimenti. Con il paziente da sveglio si può immediatamente avere una risposta dello stesso al trattamento e si può subito intervenire in caso di qualche problematica, cosa chiaramente impossibile da fare con l’anestesia totale” ci dice il professore, che ha effettuato circa 60 interventi al cervello su pazienti svegli, tutti perfettamente riusciti.” La cosa fondamentale è che si deve creare una perfetta sintonia fra il paziente e l’equipe medica, che è supportato anche da uno psicologo. E proprio per questo valutiamo prima dell’intervento, ogni paziente per essere sicuri che non ci possano essere dei problemi in sala operatoria.” dice ancora il professore. E anche in questo senso che si cerca, in maniera forse meno tecnologica ed innovativa rispetto a Valduce, di trovare anche una occupazione per il paziente, che in questo modo può concentrarsi sulla stessa e non pensare troppo a quello che i medici stanno facendo sul suo cervello. Insomma anche da qui può partire la innovazione tecnologica per la sanità per permettere di potere ovviare ad emergenze come quella della pandemia da Covid 19.

vcaccioppoli@gmail.com

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