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Medicina
Vaccino Coronavirus, il CEO di Takis: "I primi vaccinati saranno i medici"

Vaccino coronavirus, parla il CEO dell'azienda italiana che lo sta sperimentando: "Il vaccino non sarà disponibile prima della fine del 2021. Sui topi ha già funzionato. Lo proverei su me stesso. I medici saranno i primi ad essere vaccinati"


Il Dott. Luigi Aurisicchio, CEO della Takis l'azienda che per prima in Italia ha iniziato a lavorare su un vaccino contro il covid-19, è intervenuto ai microfoni del programma di Andrea Lupoli, Genetica Oggi, in onda su Radio Cusano Campus.

"Noi della Takis siamo stati i primi in Italia a lavorare su un possibile vaccino - ha detto Aurisicchio- appena i cinesi hanno pubblicato la sequenza del virus (sars-cov2) che causa appunto la malattia covid-19 ci siamo messi subito in campo e abbiamo costruito 5 differenti candidati (potenziali vaccini) cin sequenze che vengono riconosciute dal sistema immunitario. Quindi abbiamo elaborato un vero e proprio progetto con i campioni che potrebbero andare in sviluppo clinico senza effetti collaterali e abbiamo ricevuto l'autorizzazione da parte del ministero della salute per cominciare la sperimentazione animale. Questo avveniva nel mese di marzo e devo dire che in tempi particolarmente rapidi siamo riusciti ad ottenere risultati interessanti nei topi."


"I topi dopo una singola dose di vaccinazione hanno sviluppato una grandissima quantità di anticorpi che riconoscono il virus. Questo è un dato molto confortante e stiamo continuando nello sviluppo di questo vaccino".

"Il vaccino deve essere potente al punto tale di creare anticorpi neutralizzanti, ossia quelli che si legano al virus e gli impediscono fisicamente di ancorarsi alle cellule dei nostri polmoni. Questo è l'obiettivo un po' di tutti i vaccini che si stanno sviluppando adesso nel mondo".

"Molto realisticamente il vaccino non sarà disponibile prima del 2021 e oserei dire fra la metà e la fine del 2021 perché i tempi tecnici che comprendono sia la sperimentazione su larga scala, per verificare che non ci siano problemi in termini di effetti collaterali, sia la scalabilità ossia la produzione su larga scala di milioni di dosi, inevitabilmente tutto questo richiede parecchio tempo."


"Ci sarà una fase iniziale in cui verrà dato solo al personale sanitario esposto al virus dei malati, verrà dato alle persone più sensibili che hanno altre malattie e poi in una fase successiva sarà dato al resto della popolazione. Questo è inevitabile per proteggere le fasce più deboli. Bisognerà poi stare molto, molto attenti prima di renderlo disponibile perché, visto che servirà alla stragrande maggioranza della popolazione."

"Da quando abbiamo iniziato questo progetto di sviluppo del vaccino siamo stati contattati da tantissime persone, volontari, che vorrebbero essere fra i primi ad essere iniettati con questo vaccino. C'è in generale parecchia voglia di voltare pagina rispetto a questo momento. Stiamo valutando in questi giorni il profilo ideale dei volontari su cui testare il vaccino. Devono essere persone compre fra i 18 e i 50 anni, devono essere negative al test sierologico da covid-19, non deve avere altre patologie che potrebbero in qualche modo modificare la risposta immunitaria. Non ci sono altri tipi di requisiti per questa prima fase."

"La nostra realtà lavora da anni sullo sviluppo di vaccini contro il cancro. Basandoci su questa esperienza abbiamo immediatamente deciso di lavorare sul covid-19."

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