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Milano
500 licenziati, la politica si sveglia. E Atm: "Call center solo a Milano"

di Fabio Massa

Nelle ore immediatamente dopo lo sciopero alla E-Care, un lungo serpentone di centinaia di lavoratori del call center di Cesano Boscone, la prima a prendere posizione è stata Atm. Del resto, per come si stavano mettendo le cose, avere un call center dall'estero o magari da altre parti d'Italia (e il pensiero corre subito a Paternò, dove aveva sede il call center di LombardiaInformatica), non sarebbe stata di certo una gran notizia da gestire sotto la Madonnina. Perché se è vero che E-Care ha annunciato il licenziamento di quasi 500 persone, è anche vero che i clienti della società, che su Roma ha altre 400 persone a rischio, ne devono tenere conto.

Ecco quindi, interpellata da Affaritaliani.it, la posizione di Atm: "Affari pone l’interrogativo ad Atm sull’eventualità di far rispondere al proprio call center da altre parti d’Italia in caso di chiusura del sito E-Care di Milano. Per Atm quest’eventualità non è percorribile in quanto il contratto con E-Care, stipulato a seguito di procedura di gara ad evidenza pubblica, obbliga E-Care ad avere la sede del call center a Milano o nell’immediato hinterland". Ora bisogna capire che cosa vorrà fare Intesa San Paolo, altro cliente "big" di E-Care. Che, da parte sua, cerca di far sapere la sua versione della storia che sta colpendo le famiglie, ma che sarebbe figlia di un contenzioso aperto con Fastweb. "Una piccola ma importante premessa: ECare è un’azienda che ha da sempre privilegiato l’assunzione del personale, il perseguimento di pratiche giuslavoristiche nel pieno rispetto della legalità e dei diritti dei lavoratori in coraggiosa controtendenza con la precarietà e la delocalizzazione a basso costo che, purtroppo, caratterizzano questo settore di mercato", fa sapere E-Care.

"La relazione lavorativa con Fastweb risale al lontano 2005, quando a E-Care (nata nel 2000) è stata affidata la gestione delle attività relative alla pre-attivazione dei clienti residenziali della società. In seguito, la qualità delle prestazioni erogate dalle risorse interne al Call Center ha fatto registrare una soddisfazione sempre crescente da parte del Cliente, tanto da convincerlo ad affidare ad E-Care altre tipologie di servizi di elevata strategicità e precedentemente gestiti da risorse interne. Senza apparenti motivi operativi, già nel settembre del 2010 Fastweb ha comunicato ad E-Care la volontà di cessare le attività in corso, salvo poi ripensarci e riprendere ad affidargli importanti attività con massicci volumi. Come se non bastasse, nella primavera del 2012 la Compagnia di telecomunicazioni ha indetto una gara che riguardava l’aggiudicazione di un ramo d’Azienda e, in tale circostanza, E-Care non è stata contattata e né tantomeno informata. La gara è stata vinta dalla società “Visiant” mentre a E-Care questa opportunità non fu neanche concessa. Nonostante il mantenimento di un alto livello dei volumi, nel corso del 2013 Fastweb ha comunicato formalmente all’Azienda la decisione di chiudere definitivamente le attività di pre-attivazione e di post-attivazione al 30 settembre 2014, prospettando peraltro - fino a tale data - volumi minori rispetto agli impegni assunti in precedenza".

Persa la commessa, l'azienda decide di chiudere baracca e burattini. Nel silenzio delle istituzioni, che ieri, finalmente, iniziano a svegliarsi. "Esprimo solidarietà e vicinanza ai lavoratori della ECare di Cesano Boscone da parte di tutto il Consiglio regionale. Ho contattato immediatamente l’Assessore Melazzini in quanto la situazione è grave e non possiamo permettere la perdita di altri posti di lavoro - spiega l'ex presidente del consiglio regionale, il leghista Fabrizio Cecchetti, che a onor del vero si occupa della vicenda da circa un mese - Dobbiamo agire subito. Occorre infatti aprire urgentemente un tavolo regionale di confronto tra le parti per trovare al più presto delle soluzioni che possano salvaguardare gli attuali livelli occupazionali e scongiurare i licenziamenti.”

Da Roma, invece, a battere un colpo è il Partito Democratico: "Il prolungarsi della crisi occupazionale nel nostro Paese e l’eccessiva dispersione di formule contrattuali rende purtroppo le tutele del lavoratore sempre meno certe, in particolare in quei settori soggetti a frequenti cambi d’appalto, come avviene nel settore delle telecomunicazioni e in particolare nei call center: in questo senso sono positivi gli impegni presi dal governo che vanno nella direzione di una revisione delle norme che regolano le gare”, spiega in una nota il deputato del Pd Francesco Laforgia che ha presentato una proposta di legge sul tema dal titolo”. Modifiche all’articolo 2112 del codice civile, in materia di mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di subentro di un nuovo appaltatore in attivita’ svolte sulla base di un contratto di appalto”. Insomma, qualcosa si muove. Si vedrà se darà qualche frutto oppure no.

@FabioAMassa

Tags:
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