di Fabio Massa
Chi ha vinto e chi ha perso nelle elezioni 2018 a Milano e provincia? In effetti, è andato tutto come doveva andare, come era stato previsto dai sondaggisti. Su Milano il Partito Democratico tiene, ed è il primo partito. E negli uninominali vincono secchi i candidati del territorio (Tabacci, Quartapelle, Mor), mentre nelle periferie il centrodestra impera. Eclatante il caso di una città storicamente “rossa” come Rozzano: vota in massa per Ignazio La Russa (e Graziano Musella, sindaco di Assago forzista) e per il Movimento 5 Stelle. Del resto gli studi demografici della vigilia lo dicevano chiaramente: le zone centrali, quelle storicamente più ideologizzate e benestanti, votano centrosinistra. Le periferie di case popolari, invece protestano e contestano. Con le Regionali, nel pomeriggio, si farà la conta delle preferenze: ma il quadro generale non dovrebbe cambiare. Interessante sarà verificare la forza della corrente di Matteo Mauri e Maurizio Martina.
Che cosa sta succedendo nella pancia del partito? Tutto è da ricondurre a una frase di Carlo Calenda, intervenuto al Goganga in sostegno di Pietro Bussolati e Lia Quartapelle: “Cari ragazzi, per cambiare il partito dovete aprire la boccuccia a partire dal 5 marzo”. Il 5 marzo è arrivato. E i turborenziani, malmostosi da mesi contro Renzi (pare un ossimoro, ma Renzi ai suoi renziani sotto la Madonnina non ha mai riservato amore, nonostante le vittorie), adesso dovranno prendere necessariamente una posizione. Perché a risultate unico vincitore, esattamente come previsto, nel mare magnum azzurro-leghista, è il fortino milanese. E’ Beppe Sala, che se solo volesse potrebbe guidare una barca, quella del centrosinistra, che ha un’unica isola felice di approdo, ovvero la sua città, Milano. E’ Lia Quartapelle, che ce la fa, con la forza della tenacia. E’ quindi il giro di 02PD. Si conteranno le preferenze per Pietro Bussolati, ma già la sfida più difficile, quella della Camera, è un segnale forte e chiaro mandato a Roma. Il Pd, a queste latitudini è il primo partito. Giù, invece, il disastro. Si attendono i passi di Renzi, sotto la Madonnina. L’amore, mai ricambiato, ormai da tempo è odio. E la traiettoria politica comune, ormai, irrimediabilmente compromessa.
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