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Milano

Soffriva di una "grave patologia cardiaca", aveva un fegato di dimensioni di molto superiori al normale a causa dell'abuso di alcolici, era obeso ed iperteso Michele Ferrulli, l'uomo di 51 anni morto il 30 giugno 2011 a Milano immediatamente dopo un controllo di polizia. A illustrare il suo complesso quadro clinico nel processo a carico di quattro agenti accusati di omicidio preterintenzionale sono stati i medici legali Gentilomo e Andrioli, che eseguirono l'autopsia su disposizione del pm Gaetano Ruta; e Gaetano Thiene, il cardiologo, che si occupo' anche del 'caso' Aldrovandi. Secondo quest'ultimo, la morte di Ferrulli fu causata da una "tempesta emotiva" che provoco' un attacco ipertensivo e, di conseguenza, l'arresto cardiaco letale. I medici sentiti in aula hanno spiegato che la "fase concitata" che porto' all'immobilizzazione e all'ammanettamento di Ferrulli da parte degli agenti era "idonea a scatenare l'evento cardiaco" in presenza delle patologie di cui soffriva l'uomo. Il professor Thiene, consulente della Procura, ha precisato, tuttavia, che una persona con comuni conoscenze in campo medico non puo' sapere che un obeso "apparentemente sano come Ferrulli" soffre, nella gran parte dei casi, di ipertensione e quindi e' un soggetto 'a rischio' in situazioni di stress. Il medico legale Gentilomo ha ribadito quanto era gia' emerso durante le indagini e cioe' che l'autopsia non ha rivelato evidenti segni di percosse e che le fratture alle costole potrebbero essere dovute al massaggio cardiaco a cui Ferrulli venne sottoposto dagli uomini del 118 che lo soccorsero. L'esame medico aveva invece svelato la severa patologia al cuore da cui era affetto Ferrulli.

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