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Al Trofeo Arpad Weisz nasce l’associazione “W il Calcio – Milano”

La prima proposta a Sala: una “pietra di inciampo” a San Siro per Weisz

Al Trofeo Arpad Weisz nasce l’associazione “W il Calcio – Milano”
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Al Trofeo Arpad Weisz nasce l’associazione “W il Calcio – Milano”
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Al Trofeo Arpad Weisz nasce l’associazione “W il Calcio – Milano”

di Lorenzo Zacchetti

Giovedì 26 gennaio, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria, si svolge all’Arena Civica Gianni Brera l’edizione 2017 del Trofeo Arpad Weisz. L’iniziativa vuole perpetuare il ricordo dell’allenatore ungherese che, come raccontato nell’omonimo libro del collega di Sky Matteo Marani, passò “Dallo scudetto ad Auschwitz”, in quanto di origine ebraica.

Campione d’Italia con l’Inter nella stagione 1929/30, Weisz in Italia guidò anche Alessandria, Bari, Novara e Bologna, ma nel 1938 fu costretto a lasciare il nostro Paese a causa dell’emanazione delle leggi razziali. Si trasferì a Dordrecht, nei Paesi Bassi, dove allenò la squadra locale, conquistando una insperata salvezza, ma a seguito dell’invasione nazista venne deportato con tutta la sua famiglia e morì ad Auschwitz il 31 gennaio 1944.

Grazie al libro di Marani e alla meritoria opera dell’associazione “W il Calcio”, fondata a Bologna da Fausto Viviani, la figura di Weisz è diventata un simbolo di memoria da tramandare e di resistenza, attraverso il calcio, all’orrore del nazifascismo e della discriminazione razziale.

Anche quest’anno lnter, Milan e Bologna prenderanno parte al Trofeo Weisz all’Arena Civica con le loro formazioni giovanili e, prima dell’inizio del triangolare, alle 14.30 si giocherà una partita amichevole tra la squadra del Consiglio comunale di Milano e i “Black Panthers”, squadra formata da migranti, la maggior parte dei quali è attualmente ospite presso l’ex caserma Montello, nel Municipio 8.

L’edizione 2017 del Trofeo Weisz coincide con la nascita di “W il Calcio – Milano”, associazione che ho l’onore di presiedere e che, fin dal nome, nasce come estensione locale dell’esperienza nata dall’impegno di Viviani e dei suoi compagni di squadra.

Insieme ai co-fondatori Daniele De Luca e Jacopo Gandin abbiamo deciso di partire con questo progetto accogliendo la richiesta dei nostri “cugini” bolognesi, il cui interessante modello operativo può gemmare ulteriori filiali locali. Già in altre città ci sono gruppi al lavoro su questo progetto.

Abbiamo inoltre ritenuto che a Milano ci fosse bisogno di un soggetto che, in collaborazione con le istituzioni e le altre realtà del territorio, lavorasse su progetti di promozione e inclusione sociale imperniati sulla forza del calcio, uno sport che a nostro avviso deve riscoprire i suoi valori fondanti di aggregazione e abbattimento delle barriere.

Siamo preoccupati dal riemergere di pericolose tendenze xenofobe, che anche nelle ultime settimane si sono manifestate per le strade della città e che spesso trovano terreno fertile negli stadi e nella sottocultura del disagio giovanile. Pertanto, il primo stimolo che “W il Calcio – Milano” rivolge al Comune è la proposta di posizionare una “pietra di inciampo” fuori dallo stadio di San Siro, in ricordo di Arpad Weisz, come si è fatto nei giorni scorsi per altre vittime della barbarie nazifascista.

Potete contattare l’associazione “W il Calcio – Milano” sulla pagina Facebook ufficiale (W il Calcio – Milano), all’indirizzo e-mail wilcalciomilano@gmail.com e leggere i nostri post su Gli Stati Generali.

Le nostre porte sono aperte a chiunque condivida il nostro modo di vedere, così efficacemente descritto da Daniele De Luca con queste belle parole: “Amiamo il calcio, la cosa più importante tra le cose meno importanti. Ci piace giocarlo, guardarlo, parlarne. Siamo cresciuti imparando a riconoscere gli stadi esteri dalle tribune viste in televisione (quando la pay tv non c’era ancora), siamo quelli che quando visitano una città non perdono l’occasione di vedere ‘dove gioca la squadra’. pensiamo che il calcio possa smuovere le coscienze. Amiamo il rumore della folla allo stadio, andiamo pazzi per il gesto tecnico del campione ma detestiamo i cori razzisti, gli sfoghi xenofobi. Così come non amiamo la militarizzazione del gioco, le telecamere ovunque, la televisione a farla da padrona. W il Calcio perché bastano quattro pali e un pallone e tutti parliamo la stessa lingua. W Il calcio perché non conosce confini. W Il calcio perché è lo sport più bello del mondo. W Il calcio perché è poesia, è linguaggio universale. W il calcio perché bevi una birra con gli amici”.