A- A+
Milano
Atm e la partita delle nomine, Pd e Pisapia ad alta tensione. Inside

di Fabio Massa

Che il Partito Democratico avrebbe voluto dire la sua sulle nomine del Comune è cosa nota e arcinota. Da Palazzo Marino nessuno se ne può stupire. Anche perché la campagna congressuale che ha portato alla vittoria di Pietro Bussolati, de facto, era incentrata su due pilastri: gestione "interna" del partito (leggasi Fondazione Quercioli) e influenza del partito sulle scelte della giunta (leggasi nomine). Pure privatamente, nei colloqui riservati, Pietro Bussolati insiste che il problema non sono i nomi ma il metodo. Ben sapendo che se il metodo prevede il coinvolgimento dei democratici, diminuisce il potere assoluto del sindaco. Sindaco che però, fino ad oggi, ha avuto un potere così ampio proprio perché il Pd aveva scelto di rimanere alla finestra. Invece, con Bussolati, è cominciata una nuova fase. E Pisapia se ne è reso conto fin dall'inizio di gennaio, quando la questione Atm ha iniziato ad essere sul tappeto. La madre di tutte le sfide è quella, e su quella si misurerà un inevitabile braccio di ferro. Da una parte Pisapia vuole assolutamente rinnovare Bruno Rota. Dall'altra parte il Partito Democratico chiede la separazione tra presidenza e direzione generale. Una separazione che - però - comporterebbe un mal di pancia fortissimo in Rota, poiché ne taglierebbe (e di molto!) l'operatività e la funzionalità interna all'azienda. Secondo rumors, in caso di scissione Rota potrebbe anche lasciare.

Dal canto suo Bussolati si è mosso in modo molto coerente. Ha formato gruppi di lavoro - secondo quanto può riferire Affaritaliani.it - per ogni tipo di fronte aperto. Ha preso informazioni. E poi si è concentrato in particolare su Atm e A2A, le due vere e grandi partite. Senza tralasciare però tutte le altre, che sono indispensabili per operare nella realtà e non solo nell'astrazione dell'ideologia. E adesso? Da Palazzo Marino le voci indicano un sindaco pronto a resistere sulla propria indipendenza. E c'è qualcuno che rievoca, come modello da seguire, la famosa "lettera di dimissioni" che Albertini teneva sempre pronta nel cassetto per fare e disfare a proprio piacimento. "Se tirano troppo la corda, si rischia che Giuliano torni a fare l'avvocato, a guadagnare un milione all'anno e a farsi un mese di vacanza ogni tot", raccontano i suoi fedelissimi, impostando la linea dura contro un Pd che comunque ha la maggioranza assoluta in consiglio.

Su Atm, comunque, sarà battaglia vera. Perché non è sfuggita la mossa di Bruno Rota, che ha annunciato la volontà di ricandidarsi alla guida per altri tre anni, proprio di fronte alla Cgil, che intanto vive i suoi travagli interni dovuti al congresso. I democratici avrebbero preferito vederlo impegnarsi come direttore generale. Ma avendo lui fatto la prima mossa in direzione della presidenza, è l'altra la casella che subirà il bombardamento. Senza nomi, beninteso. Ma con tanto metodo.

@FabioAMassa

Tags:
atmpd






A2A
A2A
i blog di affari
Nuovo Direttivo alla Camera Civile Salentina
Sanzioni Covid: arrivano le cartelle pazze
Femmmicidi-infanticidi, riflesso di una Italia che non sopporta le difficoltà
di Maurizio De Caro

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.