di Fabio Massa
Non chiamatelo dossier. Ma i numeri sono nero su bianco. Ad averlo elaborato, anche se lui non conferma (e, anzi, fonti che gli sono vicine sostengono che non c’è nessun dossier, al massimo delle “considerazioni”), sarebbe stato l’assessore al Bilancio Roberto Tasca. L’uomo che in tutte le decisioni che contano, di fatto, conta. Non si occupa di partecipate, è vero. Ma il sindaco Beppe Sala chiede all’uomo dei conti di far di conto su tante cose. Piccoli scioglilingua che non levano la sostanza delle cose. Il dossier della fusione Atm-Trenord esiste, e non l’ha elaborato la Regione Lombardia o Fnm. L’ha elaborato il Comune di Milano.
I numeri sono chiari, e secondo chi li ha letti, dicono che la fusione avrebbe un senso industriale, anche se questo è verbo quantomai velenoso sia per i sindacati che per Bruno Rota, attuale e futuro direttore generale dell’azienda di trasporti milanese. Dopodiché tutti si trincerano sempre dietro il solito refrain: sono i soci che devono decidere. Quindi, Regione e Comune. E soprattutto Ferrovie dello Stato, con Mazzoncini che spinge come un matto. Del resto, “papparsi Atm”, come dicono in consiglio comunale i dem, è sempre stato un suo pallino. Niente di nascosto, tutto dichiarato. Formalizzato anche qui nero su bianco, nel suo piano industriale che ai tempi venne definito “ambizioso, ambiziosissimo”.
Ecco, ambizioni che pare siano corroborate dai numeri (ben sapendo che niente è più interpretabile dei numeri, per la politica). Ambizioni però che la politica si occupa di frustrare: infatti, come previsto illo tempore da Affaritaliani.it Milano, Beppe Sala ha frenato forte, sulla fusione. Come potrebbe fare a sostenere le divisioni nella maggioranza? Come potrebbe fare di fronte a un Partito Democratico schierato duramente a tutela della milanesità dell’azienda? Senza contare che sul fronte opposto Roberto Maroni avrebbe comunque problemi politici: siamo sicuri che Matteo Salvini è d’accordo a dare via Trenord? Siamo sicuri che gli ex Ncd, che ancora qualche numero in consiglio ce l’hanno e che furono i promotori di Trenord, siano d’accordo con l’entrata mani e piedi di Fs nella partita?
Perché Mazzoncini, e questo è il punto, si sta muovendo come uno schiacciasassi. Continua a dire, apertis verbis, che non vuole solo essere un partner. Continua a dire che vuole controllare, gestire, di fatto possedere. Tutti verbi della politica, in questo frangente come in altri. Quindi, stop al progetto di fusione. Rimane però un punto. Perché c’è un dossier elaborato da Roberto Tasca sul tavolo del sindaco, sul tavolo del governatore, sul tavolo di Bruno Rota e sul tavolo di Andrea Gibelli? Che cosa dice quel dossier? Quali numeri sono scritti là sopra? E – a questo punto – perché la politica non si confronta anche con quello che lei stessa ha commissionato?
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