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Milano
Bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale: arrestata intera famiglia monzese

Un'intera famiglia - madre e padre ultrasessantenni e figlio 38enne - di imprenditori monzesi è stata arrestata per bancarotta ed evasione fiscale, con l'accusa di aver causato il fallimento della propria azienda e di aver sottratto ai creditori oltre 4 milioni e mezzo di euro. Sequestrati beni agli indagati per 1,6 milioni di euro. Le indagini, condotte dai finanzieri del gruppo Monza, sono iniziate a seguito del fallimento della Fifa Film Srl di Agrate Brianza e sono state coordinate dal pubblico ministero della Procura monzese, Manuela Massenz.

Partendo dalla relazione del curatore fallimentare, attraverso intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione, perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari e una rogatoria internazionale con le autorita' slovene - si legge in una nota -, magistrato ed investigatori hanno ricostruito le cause del fallimento dell'azienda e le singole responsabilità. Un complesso ed articolato disegno attraverso il quale, in base all'accusa, la famiglia di imprenditori monzesi avrebbe causato un grave dissesto economico alla loro azienda, portandola al fallimento, facendo uscire dai conti societari, grazie ad artifici contabili, un vero e proprio fiume di denaro, un buco di oltre 5 milioni di euro, in danno dei numerosi creditori.

E' servito oltre un anno ai militari della guardia di finanza ed alla magistratura per raccogliere tutte le prove e dimostrare i singoli fatti di bancarotta e di frode fiscale. Tutto e' iniziato con il passaggio di testimone nell'amministrazione dell'azienda di famiglia dal figlio al padre. Una mossa che ha anticipato la cessione dell'unico ramo d'azienda realmente produttivo - valore oltre 1 milione di euro, ceduto a soli duecentomila euro - ad una nuova societa', creata ad hoc, le cui quote sono state poi trasferite ad un'altra societa' di diritto inglese, la Widdock Limited. Un disegno ben congegnato, pensato per lasciare fallire la Fifa Film con i debiti e continuare l'attivita' con un'altra azienda "pulita", apparentemente non riconducibile agli indagati, oggi passata definitivamente di mano a imprenditori estranei ai fatti, che operano regolarmente.

Gli accertamenti in territorio britannico hanno, pero', permesso di svelare che dietro la societa' londinese c'era in realta' la moglie dell'imprenditore brianzolo. I coniugi, inoltre, per dimostrare un totale distacco tra loro e la gestione delle societa' coinvolte, avevano pensato di far figurare una separazione legale, senza, anche in questo caso, fare i conti con i finanzieri che li stavano intercettando e, che quindi, hanno smascherato il loro piano. Le indagini bancarie-finanziarie e l'esame della documentazione acquisita nel corso di perquisizioni disposte dal pubblico Ministero hanno permesso di accertate anche numerose distrazioni di denaro dalle casse della fallita verso i conti personali degli indagati, oltre un milione e mezzo di euro a titolo di rimborso finanziamento soci. Svelato anche un altro metodo utilizzato allo scopo di prosciugare i conti della fallita, consistito nell'annotazione di false fatture - per tre milioni di euro - emesse da societa' compiacenti o riconducibili a prestanomi.

Soldi che sono finiti in parte su depositi bancari esteri, in Slovenia. Grazie ad una rogatoria internazionale e' stato possibile risalire ai prelievi del denaro da parte di due persone compiacenti che si sono prestate a prelevare in contanti il denaro per conto degli arrestati. A finire in carcere colui che e' ritenuto il vero dominus dell'illecito disegno criminoso, mentre ai domiciliari sono reclusi la moglie ed il figlio, con l'accusa di bancarotta fraudolenta, per un danno alla fallita quantificato in circa 4,5 milioni di euro, ed una frode fiscale di circa 3 milioni di euro.

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