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Bocconiano accoltellato a Milano, il gup: “Agghiacciante disumanità, Chiani rideva quando ha saputo della paralisi”

Nelle motivazioni della condanna a 20 anni per Alessandro Chiani, il giudice ricostruisce il pestaggio e le conversazioni successive: “Continuava a ridere” dopo aver saputo che Davide Cavallo rischiava la paralisi

Bocconiano accoltellato a Milano, il gup: “Agghiacciante disumanità, Chiani rideva quando ha saputo della paralisi”

“Agghiacciante disumanità”. È una delle espressioni più dure utilizzate dal gup di Milano Alberto Carboni nelle motivazioni della sentenza con cui Alessandro Chiani è stato condannato in abbreviato a 20 anni di carcere per tentato omicidio e rapina aggravati. La vittima è Davide Cavallo, lo studente pestato e accoltellato quasi a morte il 12 ottobre a Milano. Il giudice, nelle motivazioni, non si limita a ricostruire la dinamica dell’aggressione, durata secondo gli atti “21 secondi”, ma si sofferma anche sul comportamento degli imputati dopo i fatti. Ed è proprio da quelle conversazioni, intercettazioni e reazioni successive che emerge, secondo il gup, un quadro di particolare gravità.

“Le parole di Alessandro Chiani e degli altri ragazzi consegnano uno spaccato di agghiacciante disumanità di cui, forse, un giorno essi risponderanno davanti alle proprie coscienze”, scrive Carboni. Tuttavia, aggiunge il giudice, ciò che rileva sul piano processuale è “la mancanza di stupore per il fatto che la vittima si trovava in pericolo di vita”. Un dato che, per il gup, “offre un’importante chiave di lettura del profilo psicologico degli imputati al momento dell’aggressione”. Nessuno, osserva ancora il giudice, “si mostra sorpreso che Davide stesse lottando fra la vita e la morte”.

“Continuo a ridere”: la reazione dopo la notizia della possibile paralisi

Uno dei passaggi più pesanti delle motivazioni riguarda la reazione di Chiani dopo aver saputo delle conseguenze subite da Davide Cavallo. Il giovane, secondo quanto ricostruito, avrebbe appreso che il coetaneo accoltellato rischiava di rimanere paralizzato. Ma la sua risposta emotiva, per il giudice, non mostra sgomento. “Il contegno di Alessandro Chiani quando ha saputo che il coetaneo che aveva accoltellato rischiava di rimanere paralizzato rivela un carattere che si pone oltre le soglie più estreme di freddezza e cinismo”, scrive il gup.

Carboni sottolinea che, “stando alle sue stesse parole, infatti, la reazione avuta dopo aver appreso delle drammatiche conseguenze delle sue azioni è stata quella di continuare a ridere”. A un amico minorenne che gli chiedeva “ma ti sei messo a piangere?”, Chiani avrebbe risposto: “non so perché, però continuo a ridere“. Per il giudice, questa reazione non è un dettaglio marginale, ma un elemento utile a comprendere il contesto psicologico successivo all’aggressione e l’assenza di una percezione autentica della gravità di quanto accaduto.

Le intercettazioni in commissariato e le risate dopo il video

Di “grande rilievo”, nelle motivazioni, sono anche le intercettazioni del 29 ottobre, due settimane dopo l’aggressione, nella sala del commissariato dove i giovani erano stati convocati per essere messi a conoscenza dell’esistenza del video che riprendeva la rapina e l’accoltellamento. In quella circostanza, Alessandro Chiani racconta ad Ahmed Atia, la cui posizione è stata riqualificata in omissione di soccorso e che è stato condannato a 10 mesi di reclusione e scarcerato, il contenuto dell’interrogatorio: “che devo dire zio? Eh io pensavo di finire subito in carcere invece hanno detto che c’è prima il processo… io sono quello fottuto”.

Secondo l’annotazione degli investigatori richiamata nelle motivazioni, in questa prima fase, in cui sono presenti solo Atia e Chiani, tra i due si constata un comportamento “calmo, sereno sia a livello fisico che psicologico e caratterizzato da momenti di ilarità”. I due, scrive il gup, “ridono e parlano della festa di Halloween”. In quel contesto Chiani commenta: “è in fin di vita sono solo per il coltello”. Poi aggiunge, riferendosi a uno dei minorenni che avevano preso parte al pestaggio, che “gli ha tirato un calcio […] a me han detto che rischia di rimanere paralizzato”.

“Voglio vedere nel video in cui lo scanniamo se ho picchiato forte”

La scena descritta nelle motivazioni diventa ancora più pesante quando nella stanza compare anche uno dei minori coinvolti. A quel punto, ricostruisce il giudice, “i ragazzi si coprono il viso con la maglia per nascondere le risate”. Il minorenne spiega che dalle telecamere è stato ricostruito l’accaduto e pronuncia una frase che il gup riporta nelle motivazioni: “però non so se si vede il video dove lo scanniamo […] io anche voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte”.

Poi, sempre secondo la ricostruzione del giudice, lo stesso minore propone agli altri una versione difensiva di comodo: “cazzo è tentato omicidio, poi dipende, la roba che ci salva è che diciamo che eravamo ubriachi e che questo ha detto c’ho un coltello e diciamo che io sono andato là ed eravamo tutti molto ubriachi”. Per il gup, queste parole confermano la lucidità con cui gli indagati, dopo l’aggressione, ragionavano non tanto sulla sorte della vittima, ma sulla possibilità di costruire una spiegazione utile a ridurre le proprie responsabilità.

Il coltello usato “per arrecare il maggior danno possibile”

Nelle motivazioni, Carboni affronta poi il tema dell’arma e della volontà lesiva. Secondo il giudice, Alessandro Chiani “non usa quindi il coltello per pungere o per graffiare, ma lo impugna e lo impiega allo scopo di arrecare il maggior danno possibile e per fare in modo che l’intera lama” affondi nel ventre di Davide Cavallo. Un comportamento che, per il gup, è “un chiaro sintomo della rappresentazione e della violazione dell’evento morte come una conseguenza altamente probabile della propria azione”. In altri termini, Chiani avrebbe agito sapendo che quel gesto poteva avere conseguenze letali.

Il giudice richiama anche una conversazione WhatsApp con gli altri imputati, nella quale lo stesso Chiani, commentando la serata, avrebbe scritto: “al posto di stare con le tipe devo bucare i tossici”. Un’espressione che, letta insieme alla dinamica dell’aggressione e all’uso del coltello, contribuisce a delineare per il gup la gravità della condotta.

La consapevolezza di avere un’arma “micidiale”

Per Carboni, Chiani era consapevole della potenzialità offensiva dell’arma che aveva con sé. Non solo: si sarebbe anche “compiaciuto” di possedere un coltello “micidiale” e “letale”. In base a un video agli atti dell’indagine del pm Andrea Zanoncelli, il giudice rileva che Chiani sapeva che la lama del coltello Opinel “era assai affilata, al punto che era stato sufficiente sfiorarla per ferirsi alla mano”. L’”estrema potenzialità lesiva”, annota il gup, era dunque un dato che l’imputato possedeva “per esperienza recente e diretta”, e proprio per questo egli era consapevole degli “effetti devastanti” che quell’arma avrebbe avuto se diretta verso il ventre di una persona. Nello stesso video, aggiunge il giudice, Chiani cita una canzone del trapper Simba La Rue in cui compaiono le parole “opinel trapassa la milza”. La canzone, osserva Carboni, si riferisce a un episodio di cronaca del 2022 in cui il cantante era stato aggredito all’addome proprio con un coltello Opinel.

Una sentenza che ricostruisce anche il dopo-aggressione

Le motivazioni della condanna non si limitano dunque a descrivere il momento del pestaggio e dell’accoltellamento, ma attribuiscono grande peso anche a ciò che è accaduto dopo: le conversazioni, le risate, le frasi pronunciate in commissariato, la ricerca di una versione difensiva, l’assenza di stupore davanti alla notizia che Davide Cavallo fosse in pericolo di vita. È su questo insieme di elementi che il gup costruisce il giudizio più severo: non solo la violenza dell’azione, ma la freddezza successiva. Quella che il giudice definisce, senza giri di parole, “agghiacciante disumanità”.