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C’era una volta il Paese che invocava, letteralmente, la separazione tra industria e politica, tra aziende private e affari pubblici, tra responsabilità di governo e responsabilità imprenditoriali. Però in Lombardia, dove c’è qualcuno che vorrebbe proprio questa divisione netta, si finisce per parlare sempre delle stesse cose. Ora, dovete sapere che il modo migliore per far arrabbiare Stefano Parisi è mischiare il suo impegno politico con la sua vicinanza a Chili TV, ovvero la creatura che ha fondato e della quale ora è socio non operativo. E’ semplicemente una cosa che lo manda – come si dice in gergo – ai matti, già dalla campagna elettorale. Il suo mantra è semplice: lasciate stare l’azienda, parliamo di politica. La verità è che in Italia non è possibile. Così, quando Chili TV ha partecipato a un bando di Regione Lombardia, pare ben prima della discesa in campo del suo capo, per un finanziamento, si è gridato allo scandalo. In Regione hanno tutti sottolineato che era tutto a posto. Poi, è passato il tempo, è siamo arrivati a ieri, quando la giunta regionale, che doveva decidere di mandare avanti il provvedimento, lo ha stoppato. Gli assessori leghisti, secondo il Corriere su diretta indicazione di Salvini, hanno detto di no: servono più controlli. Allora delle due l’una: o c’era qualcosa di poco corretto prima, ma non lo crediamo, o c’è qualcosa di poco corretto adesso. In ogni caso è ora che Stefano Parisi impari una cosa da Silvio Berlusconi. Una sola: pensare che le aziende proprie non subiscano un danno dall’attività politica è pura utopia. Semplicemente in questo Paese non si può essere imprenditori e politici: quando non c’è il conflitto di interessi, viene creato come arma. Un’arma che ferisce e fa male. E che a volte uccide le imprese.
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