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Milano
Terreni Expo, Cabassi accusa: "Espropriati". La Regione replica: "Denunci"

"Il segretario generale della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, ha chiesto e ottenuto un incontro con Marco Cabassi, che si terrà la prossima settimana, nella sede della Regione, a seguito delle dichiarazioni dello stesso Cabassi comparse oggi sull'edizione milanese del 'Corriere della Sera'". Lo scrive una nota della stessa Regione. "Questo appuntamento - dice ancora la nota - dovrà chiarire la posizione del Gruppo Cabassi e, in particolare, dello stesso Marco Cabassi, su alcuni passaggi dell'intervista rilasciata al quotidiano milanese".

L'imprenditore ha denunciato senza giri di parole un essere stato costretto a cedere "a prezzi d'esproprio" l'area di Expo: "Noi siamo stati espulsi da quell’area - ha dichiarato -. Non avevamo scelta. Ci hanno detto: o la vendete al prezzo d’esproprio delle aree standard o vi espropriamo comunque, col rischio di incassare fra qualche anno".

"Vale fin d'ora precisare - replica la Regione - che, sul piano strettamente istituzionale, i fatti devono essere così ricostruiti: le aree su cui sorge il sito Expo erano per il 57 per cento di proprietà della Fondazione Fiera, per il 29 per cento dei Cabassi e per il 13 per cento del Comune di Milano. Inizialmente l'utilizzo delle aree per l'infrastrutturazione di Expo era previsto attraverso un 'Contratto di diritto di superficie', poi, nel 2010, fu formalizzato un accordo dal Comune di Milano per un comodato d'uso, con cui le aree private sarebbero state utilizzate dal Pubblico. Tuttavia, visti gli ingenti investimenti pubblici (più di un miliardo di euro), dif ficilmente si sarebbe trasparentemente distinto l'interesse  pubblico dall'interesse privato. Alla fine di Expo, quei terreni avranno un valore diverso da quello di un'area agricola alla periferia di Milano, grazie gli investimenti pubblici, che rendono quell'area una delle più servite del Sud Europa".

"L'Agenzia del Territorio - fa sapere ancora la Regione - ha validato i prezzi di acquisto dal Privato e il prezzo minimo di vendita alla fine di Expo, perché sia garantito l'interesse pubblico. Tale percorso è stato anche validato da un parere della Corte dei conti. A questo punto si precisa che, forse, bisognava fare altri interessi? Magari facendo una cosa diversa da quanto richiesto dagli organi di controllo? Non è un caso che tutte le Istituzioni coinvolte, non solo la Regione Lombardia, abbiano concordemente deciso di dare vita alla Società Arexpo, il cui piano industriale è stato condiviso in Consiglio regionale, nei Consigli comunali e nel Consiglio generale della Fondazione Fiera. Per quanto riguarda poi le relazioni tra le Istituzioni e i privati, le interlocuzioni sono avvenute in passato in modo rigoroso e trasparente. Se questo viene messo in dubbio, si abbia il coraggio di denunciarlo. Si attende ora che vengano forniti tutti gli elementi chiarificatori, in caso contrario, la Regione Lombardia si tutelerà in tutte le sedi giudiziarie, sia nei confronti di chi ha rilasciato le dichiarazioni, sia nei confronti degli organi di stampa, per vedere affermata la propria linearità nei comportamenti e la tutela della propria reputazione e della propria immagine. E' vero che in Italia si è abituati a vedere che le Società pubbliche sono inefficienti e creano buchi, ma, se degli enti pubblici fanno una cosa fatta bene per l'interesse pubblico, non dovremmo essere tutti soddisfatti?"

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cabassiregionearexpoexpo







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