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Calabresi sempre più in campagna elettorale: “A Sardone rispondo che Milano non fa schifo, ma è cambiata”

Alla presentazione del suo libro “Le voci degli altri” al Teatro Franco Parenti, il giornalista torna sulla città e sulla sua possibile candidatura: “Chi la manda avanti deve poterci abitare”. E sulla sicurezza: “Pensare di risolverla svuotando gli spazi è devastante”

Calabresi sempre più in campagna elettorale: “A Sardone rispondo che Milano non fa schifo, ma è cambiata”

“Milano non fa schifo. È una città straordinaria, di cui sono orgoglioso”. Mario Calabresi sceglie il palco del Teatro Franco Parenti per rispondere direttamente a Silvia Sardone e per precisare il senso delle critiche rivolte negli ultimi giorni alla città. L’occasione è stata la presentazione del suo ultimo libro, “Le voci degli altri”, una raccolta di storie costruita attorno ai temi dell’ascolto e dell’attenzione ai bisogni, in particolare a quelli delle persone più fragili. Un filo che Calabresi ha legato apertamente anche alla riflessione su Milano e al proprio possibile impegno politico in vista della corsa a Palazzo Marino.

“Milano è straordinaria, ma ha problemi nuovi”

Calabresi ha replicato all’attacco della candidata sindaco della Lega, che aveva contestato le sue parole sulla necessità di un “cambiamento vero”. “Poi arriva la Sardone e dice che Calabresi dice che Milano fa schifo. No. Non è che Milano fa schifo“, ha puntualizzato. “Milano è una città straordinaria, di cui sono orgoglioso. Il punto è che dobbiamo continuare a essere orgogliosi di Milano, ma le città sono organismi vivi che si trasformano continuamente, che hanno sempre nuove sfide e quindi dobbiamo continuare ad aggiornare le risposte”. Per Calabresi, insomma, il tema non è mettere in discussione il valore della città, ma riconoscere che le condizioni sono cambiate e che servono risposte diverse rispetto al passato.

“Chi manda avanti Milano deve poterci abitare”

Uno dei punti centrali del suo intervento è stato il costo della vita e, in particolare, l’accessibilità abitativa. “Non può essere la città in cui chi fa il tranviere, l’operaio, il macellaio, il vigile urbano non ci può più vivere. Non può essere quella la città”, ha detto. E ancora: “Milano deve essere una città in cui chi la manda avanti deve poterci abitare”. Calabresi ha quindi insistito sulla necessità di leggere la città a partire dalle persone che la vivono ogni giorno: “La città è la somma delle persone che ci abitano. La città è una comunità di persone e allora tu devi ascoltare quelle persone e chiedere loro: come state, cos’è che va e cos’è che non va, vi sentite ancora parte di questa città?”.

Sicurezza, Calabresi: “Gli spazi vuoti sono deserti”

Altro tema affrontato è quello della sicurezza urbana. Calabresi ha preso posizione contro un’idea di sicurezza fondata sulla semplice sottrazione di spazi e sulla loro desertificazione. “Questa idea che la sicurezza passi dal fatto che gli spazi vengano svuotati dai problemi credo sia devastante”, ha detto. Il giornalista ha citato il caso di piazza Selinunte, dove alcune panchine utilizzate durante il giorno come luogo di socialità sarebbero poi state rimosse a causa degli schiamazzi notturni. “Evidentemente gli spazi vanno gestiti”, ha aggiunto, “ma gli spazi vuoti militarizzati non sono spazi di socialità, sono deserti. Abbiamo bisogno di panchine, alberi sotto cui stare. Questa idea di fare deserti è una follia”.

Dal palco del Parenti, davanti a un teatro pieno, Calabresi ha quindi continuato a costruire il proprio discorso pubblico sulla città: meno slogan e più ascolto, meno automatismi e più attenzione ai nuovi squilibri. Casa, costo della vita, sicurezza, spazi pubblici e socialità diventano così i temi attorno ai quali prova a definire una possibile idea di Milano. Con un messaggio di fondo: la città resta, nelle sue parole, “straordinaria”, ma deve continuare a cambiare se vuole restare accessibile e riconoscibile per chi la vive.