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Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco

Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
Stefano Maniscalco
“Monte Bianco – Sfida verticale”, il reality-show di Rai 2, non è la prima esperienza televisiva del campione di karate Stefano Maniscalco. Che tuttavia è ben lontano dallo stereotipo della star ed, anzi, si presta volentieri ad iniziative di interesse pubblico. MILANO CHAMPIONS CITY
Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
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Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
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Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco
Stefano Maniscalco, dalle palestre di periferia al Monte Bianco

di Lorenzo Zacchetti

Non essendo un appassionato di reality-show, non ero granché informato della partenza di “Monte Bianco – Sfida verticale”. Per questo motivo, facendo zapping, è stata una piacevole sorpresa riconoscere un amico come Stefano Maniscalco, in una compagnia piuttosto eterogenea che va dal collega Filippo Facci ad Enzo Salvi, passando per Arisa e Zambrotta.

maniscalco monte2Stefano Maniscalco: dalle palestre di periferia al Monte BiancoGuarda la gallery

Ho avuto il piacere di conoscere Stefano durante lo svolgimento del mio mandato elettorale, organizzando alcuni eventi sportivi nella Zona 7 di Milano. A metterci in contatto è stato Massimiliano Ferrarini, infaticabile trascinatore del Judo Karate Club, associazione sportiva dilettantistica che ama le “contaminazioni” costruttive: oltre a mettere insieme le due principali arti marziali (Judo e Karate solitamente seguono binari paralleli), condivide gli spazi della palestra di via Lammennais, nel quartiere Quarto Cagnino, con un’associazione di ginnastica ritmica, denotando un’apertura mentale che non è troppo comune, anche tra i veri amanti dello sport.

Massimiliano è un finanziere, come Stefano, e tra i due c’è un’amicizia fraterna. I Ferrarini, una bella famiglia unita, ospitano Stefano ogni volta che viene a Milano. E’ stato così anche quando abbiamo deciso di organizzare un’iniziativa promozionale nella palestra di Figino, quartiere decisamente periferico della nostra città, proprio sul “confine” con Settimo Milanese. Spesso i suoi residenti hanno lamentato una certa assenza da parte delle istituzioni ed è per questo che abbiamo sempre messo il massimo impegno nell’organizzare eventi particolari. E’ stato certamente degno di nota quello del 2012, per il quale abbiamo schierato un “Dream Team” di autentiche stelle del tatami: oltre a Stefano e a Luigi Busà, entrambi pluricampioni del mondo, c’erano il capitano della nazionale Salvatore Loria (fratello di Simone, ex difensore della Roma), Nello Maestri e Ciro Massa, nomi di peso della disciplina. 

Due anni dopo, abbiamo ripetuto l’esperienza in un altro centro sportivo, seppure decisamente diverso: il prestigioso Harbour Club di via Cascina Bellaria, a due passi dallo stadio di San Siro. Quella volta, con Stefano e Salvo Loria c’erano anche Davide Benetello, già campione iridato, e Fulvio Sole, vicecampione d’Europa. Maniscalco era reduce da un infortunio piuttosto fastidioso, ma ha voluto rispettare l’impegno che si era preso con tutti noi (e a titolo assolutamente gratuito, vale la pena di precisarlo), esibendosi con la consueta grinta. E’ veramente emozionante partecipare a questo tipo di eventi, anche perché il campione siciliano ha una capacità unica di scatenare l’entusiasmo di chi lo guarda. Anzi, mi ha dato la netta sensazione, poi confermata da lui stesso, di “nutrirsi” di questo entusiasmo, in uno scambio di energia davvero particolare. 

Non mi stupisce, quindi, vederlo sempre più spesso in televisione. Già allora mi aveva raccontato dei suoi contatti con la produzione di un altro reality e, dalla sua pagina Facebook, apprendo che presto lo vedremo anche in un cooking-show sulla televisione satellitare. Al di là del suo talento naturale di showman e di una giusta dose di narcisismo (il ragazzo piace, ovviamente), la ribalta mediatica è anche uno strumento di promozione della sua disciplina sportiva e tale strategia è condivisa dalle Fiamme Gialle, senza la cui autorizzazione non potrebbe prendere parte a questi programmi.

Quando si tratta di promuovere lo sport, tutto fa brodo. Chi opera in questo settore conosce bene la penuria di risorse del marketing e quindi ogni occasione di farsi conoscere dal grande pubblico va colta senza esitazione. Da giornalista, però, credo che i media dovrebbero prima o poi interrogarsi sullo scarso spazio che riservano a sport cosiddetti “minori” e che invece sono portatori di valori di grande importanza, sia sul piano tecnico che su quello sociale e culturale.

Stefano è riuscito a laurearsi numero uno al mondo nel suo sport, un’impresa meravigliosa, e non una volta sola. Nel calcio, termine di paragone obbligatorio, basta molto meno perché un atleta si senta un fenomeno ed inizi a darsi delle arie. Solo in rari casi mi è capitato di conoscere calciatori con la stessa disponibilità, semplicità e naturalezza del nostro neo-alpinista. E’ bello sapere che c’è ancora una categoria di campioni che non si sottraggono agli autografi, ma sono anzi felici di farli, che sono pronti a regalare il loro tempo libero ad iniziative per la cittadinanza e che, pur di promuovere lo sport che amano, stringono i denti anche se c’è un muscolo che fa male.

Dovremmo imparare a rispettare maggiormente queste discipline ed i loro portabandiera, cominciando col parlarne più spesso. E se per arrivarci dobbiamo prendere a pretesto un reality-show oppure “Uomini e Donne”, a me pare comunque la strada giusta.