Chi era Alessandro Meszely: i girasoli di via Dezza e Milano che si riscopre umana - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 14:21

Chi era Alessandro Meszely: i girasoli di via Dezza e Milano che si riscopre umana

La storia del 15enne Alessandro Meszely, morto nel 2017 durante una partita di basket, e l’ondata di solidarietà che ha trasformato il playground di via Dezza in un mare di girasoli dopo lo sfregio al ricordo del giovane

Di Giorgio d'Enrico

Chi era Alessandro Meszely: i girasoli di via Dezza e Milano che si riscopre umana

Milano, a volte, sa ancora fermarsi e scoprirsi umana. E la storia dei girasoli di via Dezza ce lo sta ricordando.  a otto anni la madre di Alessandro Meszely lascia un fiore giallo nel punto in cui il figlio si era accasciato durante una partita di basket. Un gesto privato, ripetuto per anni, che negli ultimi mesi è però diventato oggetto di rimozioni ripetute e non motivate. La notizia, rilanciata dalla stampa, ha trasformato quella panchina del playground in un luogo di attenzione pubblica.

Chi era Alessandro Meszely

Alessandro Meszely è nato e cresciuto a Milano. Aveva 15 anni quando, l’11 ottobre 2017, durante una partita informale di pallacanestro, fu colpito da un malore improvviso che gli fu fatale. Frequentava la scuola, praticava basket a livello amatoriale e amava trascorrere il tempo libero proprio sui campetti di quartiere. I girasoli, diventati oggi il simbolo della sua memoria, erano tra i suoi fiori preferiti e furono scelti anche dagli amici in occasione del funerale. Da allora i genitori, Laura Scolari e Giorgio Meszely, hanno mantenuto vivo quel ricordo attraverso un gesto quotidiano e silenzioso.

"Se mettiamo un fiore per ogni morto, Milano diventa una pattumiera": la frase che ha provocato l'indignazione della città


 

La sottrazione sistematica del girasole, accompagnata persino da una scritta ostile comparsa sul cartello lasciato dalla madre, ha provocato una reazione cittadina imprevista. Dopo l'ennesima rimozione, la donna aveva infatti lasciato un piccolo cartello: “Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda”. Niente da fare, una mano anonima ha risposto con una frase gelida come una coltellata: “Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera”.

Una volta resa pubblica la vicenda, numerosi residenti hanno iniziato a portare fiori gialli sul campetto, contribuendo a restituire dignità a quell’angolo di memoria. In poco tempo la panchina è diventata un punto di raccolta spontaneo di messaggi, fiori e presenze, trasformando un gesto vandalico in un atto collettivo di restituzione.

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Comunità, scuole e mondo dello sport: una mobilitazione trasversale

La storia ha colpito fortemente non solo i residenti del quartiere California, ma anche scuole, associazioni sportive e semplici cittadini provenienti da altre zone della città. Il basket milanese si è mobilitato con decisione: per sabato è previsto un raduno aperto al pubblico, con la presenza di ex giocatori e del presidente del Coni Lombardia, Marco Riva. L’iniziativa non ha un’organizzazione formale, ma nasce dall’esigenza condivisa di restituire senso a uno spazio urbano che era diventato un’area grigia di conflitto simbolico.

Il playground di via Dezza, pensato originariamente come luogo di gioco, negli ultimi anni si era trasformato in un punto di memoria familiare. Con gli ultimi avvenimenti ha assunto una nuova identità: uno spazio civico in cui una comunità eterogenea si riconosce intorno a un gesto minimo ma condiviso. C’è chi propone di intitolarlo un giorno “Il Girasole”, chi semplicemente chiede che il fiore possa restare dov’è.

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