di Cesare Cerea, Pd Milano
Alle dichiarazioni del Sindaco Pisapia che ha sostenuto che la minoranza del Pd è maggioranza nel paese, o secondo altre versioni maggioranza nel partito, ha risposto correttamente Bussolati, ricordando che un partito di tale rilievo nazionale e così importante nel sostegno alla sua giunta, andrebbe trattato, per rispetto ai suoi elettori, diversamente. In realtà questa frizione ennesima tra Pd e Pisapia è frutto di un comportamento che il sindaco di Milano replica, quando è costretto a posizionarsi tra le spinte nazionali di Sel e Pd. Credo molti immaginassero che l’evento di Human factor, in prossimità dell’esito delle elezioni greche, avrebbe dato il destro ad innescare una polemica nei confronti del gruppo dirigente del Pd. Niente di nuovo, nell’insistere durante questo evento sulla presunta nuova maggioranza del Nazareno, nel ricercare in un enfasi esasperata del risultato greco, la soluzione della crisi dì questo pezzo della sinistra in Italia. Pisapia in un contesto così spigoloso ha scelto di giocare tatticamente, si è smarcato dal voler partecipare ad un ruolo attivo di costruzione di un nuovo soggetto o schieramento di sinistra nel paese, richiamando il suo ruolo di sindaco, ma ha dato soddisfazione alla platea con un gratuito attacco alla maggioranza del Pd.
Forse il problema in questo caso non è il Pd , ma un nodo che prima o poi Pisapia dovrà sciogliere se intende svolgere un ruolo effettivamente significativo nella sinistra del paese. Se intende continuare il suo mandato credo che il più solido alleato che troverà sarà il Pd, su questo ha fatto bene Bussolati ad essere chiaro, ma se non intende continuare a guidare questa esperienza si aprirà per lui un problema con cui a tutt’oggi non ha fatto i conti. Ne si può sperare di giocarsela con una sorta di terza via con un richiamo ai sindaci, oggi è un’altra stagione, i sindaci sono impegnati ad una difficile azione riformista amministrativa, dimostrano che si può governare insieme tra Pd e Sel, ma oggi la partita politica piaccia o meno si gioca nella dimensione nazionale. Pensare di continuare a posizionarsi tatticamente non credo sia una grande strategia, forse è il caso di prendere atto che non sarà certo una debolissima sinistra del Pd ad essere un interlocutore credibile, per ritessere e ridisegnare un rapporto tra PD e questa galassia complessa e litigiosa che è la sinistra radicale italiana. Pisapia, senza la pretesa di dare consigli, forse se davvero vuole svolgere un ruolo di qualche rilievo strategico, dovrebbe mettere in gioco la sua influenza per guidare una sinistra radicale confusa e velleitaria ad un rapporto meno ideologico e conflittuale con il progetto riformista di Renzi, in una dialettica che potrebbe essere interessante. Di tattica in politica , nei tempi lunghi, si perde sempre.

