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Congresso straordinario Lega, ecco perché Fontana non si fida della proposta di Salvini: “Vuole blindarsi”

Il governatore lombardo contesta le regole del congresso straordinario: niente passaggio dai congressi territoriali e voto affidato agli stessi delegati che rielessero Salvini nel 2025. Romeo insiste: “La linea è inefficace”

Congresso straordinario Lega, ecco perché Fontana non si fida della proposta di Salvini: “Vuole blindarsi”

Il congresso straordinario annunciato da Matteo Salvini a Pontida doveva essere la risposta alle tensioni interne alla Lega. Ma il primo effetto, almeno per ora, è stato quello di aprire un nuovo fronte: chi voterà e con quali regole. È su questo punto che, secondo un retroscena di Repubblica, si è consumato il confronto più duro durante il Consiglio federale di via Bellerio. Protagonisti il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, entrambi tra le voci più critiche verso la linea del segretario.

Fontana: “Vuoi blindarti coi vecchi delegati”

La frase attribuita a Fontana è quella che fotografa meglio il nodo politico: “Hai convocato il congresso solo perché ti vuoi blindare coi vecchi delegati“. Una contestazione che non riguarda tanto l’idea del congresso in sé, quanto il meccanismo con cui dovrebbe essere celebrato.

Secondo la ricostruzione di Repubblica, infatti, il congresso federale non sarebbe preceduto dai congressi provinciali e regionali. Si tratterebbe quindi di un appuntamento unico, un “one shot”, nel quale Salvini sottoporrebbe la propria mozione agli stessi delegati già protagonisti del congresso di Firenze del 2025. Ed è proprio qui che si concentra la critica dell’ala nordista: quei delegati non rappresenterebbero una fotografia aggiornata degli equilibri nei territori, ma sarebbero in gran parte delegati di diritto, cioè parlamentari e dirigenti già inseriti negli organismi del partito. Una composizione che, secondo i critici, renderebbe molto più difficile tradurre nel voto congressuale il malessere emerso negli ultimi mesi nelle sezioni del Nord.

Il vero scontro è sulle regole del congresso

Il punto, dunque, non è soltanto chi potrebbe sfidare Salvini. Prima ancora c’è da stabilire chi avrà il diritto di scegliere. Romeo avrebbe insistito proprio su questo aspetto, contestando il mancato passaggio dai congressi territoriali. Il capogruppo al Senato non avrebbe messo direttamente in discussione la leadership di Salvini, ma avrebbe ribadito le proprie critiche alla linea politica, definita inefficace e incapace di fermare il ridimensionamento del partito.

Il tema non nasce nelle ultime ore. Già prima del Consiglio federale, fonti interne all’area critica avevano spiegato a Repubblica che il congresso rapido poteva trasformarsi in una mossa favorevole al segretario proprio perché costruito sugli stessi delegati del precedente appuntamento nazionale.

La strategia di Salvini: congresso subito e sfida aperta

Salvini, dal canto suo, ha scelto una linea opposta: accelerare. Dopo aver annunciato a sorpresa da Pontida la proposta di un congresso straordinario, ha spiegato di aspettarsi anche candidature alternative alla propria e ha rivendicato che l’assise dovrà discutere di tutto, dalla linea politica alle alleanze.

Ma è proprio la velocità dell’operazione ad alimentare i sospetti dei critici. Il congresso dovrebbe arrivare in tempi stretti e senza una lunga fase di rinnovamento degli organismi territoriali. In questa lettura, la consultazione consentirebbe a Salvini di ottenere una nuova legittimazione interna prima che l’area nordista riesca a organizzarsi pienamente. È questa, in sostanza, la strategia che Fontana sembra voler mettere a nudo con il riferimento ai “vecchi delegati”: non contestare il congresso, ma contestare un congresso che rischia di partire con rapporti di forza già cristallizzati.

Le richieste di Fontana, Romeo e degli altri nordisti

La questione si intreccia con un conflitto politico più ampio. Fontana, Romeo e altri esponenti del fronte settentrionale chiedono da tempo una Lega più federale, più collegiale e con maggiore peso dei territori. A Pontida lo stesso governatore lombardo aveva rivendicato le proprie radici federaliste e la necessità di dare più voce alle realtà locali. Dall’altra parte, intorno a Salvini hanno fatto quadrato i dirigenti a lui più vicini, tra cui Claudio Durigon, Andrea Crippa e Silvia Sardone. Il congresso straordinario diventa così qualcosa di più di una semplice verifica sulla segreteria: è il luogo in cui si misureranno due idee diverse di Lega, ma prima ancora due idee diverse su come debba essere costruita quella verifica.