Il congresso straordinario della Lega deve ancora trovare una data e una sede, ma il confronto interno al partito è già entrato nel vivo. E Matteo Salvini sceglie di rispondere direttamente ai lombardi, proprio mentre dalla Lombardia sono arrivate nelle ultime settimane alcune delle richieste più nette di un maggiore peso dei territori e di un ritorno alle radici nordiste del Carroccio. “Su cinque ministri ci sono cinque ministri lombardi, quindi gli unici che proprio non possono chiedere più rappresentanza e più presenza sul territorio sono i lombardi”, ha scandito il segretario al termine del Consiglio federale riunito per quattro ore lunedì 21 settembre nella sede di via Bellerio a Milano. Una posizione ribadita con un’aggiunta: “Lo dico da lombardo. Potrebbero essere i veneti o i piemontesi o i siciliani a dirmi: amico mio, troppi lombardi”.
Salvini e la fronda lombarda: il confronto entra nel congresso
Parole che si inseriscono nel confronto aperto con l’area più sensibile alle istanze settentrionali. Al Consiglio federale erano presenti anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, due delle figure che negli ultimi tempi hanno maggiormente sollecitato una riflessione sul rapporto tra vertice nazionale e territori.
Salvini, però, distingue il tema della rappresentanza lombarda da quello della discussione politica interna e apre formalmente il congresso a un confronto sulla linea del partito. “Si discute di tutto: della linea politica, delle alleanze e delle priorità. Mica è un congresso finto”, ha assicurato. Il segretario ha anche detto di aspettarsi una candidatura alternativa alla propria: “Conto e mi aspetto che si candidi qualcun altro”.
Il Consiglio federale, ha spiegato Salvini, gli ha intanto confermato all’unanimità la fiducia, ma il leader vuole ora un passaggio più largo tra militanti, amministratori e territori. Per il congresso non esiste ancora una data definitiva: l’obiettivo indicato è quello di arrivarci rapidamente, dopo la definizione delle regole da parte della commissione competente. E sul luogo Salvini ha già espresso una preferenza: Milano. “Da milanese mi piacerebbe farlo a Milano”, ha spiegato.
Milano, Salvini rilancia Sardone: “È il candidato migliore”
La scelta del capoluogo avrebbe inevitabilmente anche un significato politico in vista delle comunali del 2027. E proprio al termine del federale Salvini ha nuovamente portato sul tavolo il nome di Silvia Sardone per la corsa a Palazzo Marino. “In Consiglio federale abbiamo ribadito che il candidato sindaco migliore per il centrodestra a Milano è una donna competente e milanese come Silvia Sardone”, ha dichiarato il leader leghista.
La Lega torna dunque a indicare apertamente l’eurodeputata, mentre nel centrodestra resta da definire la candidatura unitaria per la successione a Giuseppe Sala. Quello di Sardone è il nome sul quale Salvini continua a insistere dentro il confronto tra gli alleati, e il fatto che venga rilanciato proprio al termine del vertice più delicato della Lega rafforza il peso che il dossier Milano assume anche negli equilibri interni al partito.
Sicurezza e pensioni, Salvini incalza il Governo
Nel lungo Consiglio federale non si è discusso soltanto degli assetti della Lega. Salvini ha riportato l’attenzione anche sui dossier di governo, chiedendo in particolare un’accelerazione sulla sicurezza e sulle pensioni. Sul primo fronte il vicepremier ha rilanciato la richiesta di 10mila militari nelle strade, sostenendo che l’esecutivo potrebbe intervenire rapidamente. Sulle pensioni ha invece ribadito la necessità di inserire nella legge di Bilancio misure per il superamento della legge Fornero, mettendo in guardia dagli eventuali rinvii da parte degli alleati. Ma il passaggio politico più delicato resta quello interno. Dopo Pontida e il federale di via Bellerio, il confronto tra Salvini e l’area nordista è destinato a trasferirsi nel congresso: senza una data ancora fissata e senza, per il momento, uno sfidante dichiarato, ma con il segretario che ha già chiarito che sul tavolo potranno finire leadership, linea politica, alleanze e futuro della Lega.


