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Milano

Di solito, gli scontri per regole e orari di apertura dei negozi avvengono tra commercianti e Amministrazione. Oppure, come per Area C, i residenti sono uniti ai negozianti nel protestare per trovarsi all’interno della fascia a traffico limitato.
Ultima ipotesi, sono i residenti delle zone della movida a lamentarsi per gli orari dei locali, quando le esigenze del divertimento cozzano con quelle della quiete pubblica.
Più raro è però il caso di un'associazione di commercianti che difende la propria posizione contro un giornale di zona.
Stiamo parlando del dibattito sulla chiusura al traffico, per una domenica al mese, di corso Buenos Aires, proposta dal Consiglio di Zona 3 e sostenuta anche da una parte dei commercianti della via. A sostegno della proposta si è mosso, appunto, il CdZ, ma anche il Comitato per Milano di Zona 3, che ha condotto in proprio un sondaggio tra i cittadini.
Risultato, l’88,3% del campione (un po’ limitato, dato che era di poco più di 200 residenti) si è dichiarato favorevole alla pedonalizzazione del Corso.
Non si specifica, nei risultati del sondaggio, se ai cittadini sia stata proposta una pedonalizzazione definitiva, come è nel programma della maggioranza di Zona 3, o solamente la chiusura al traffico una volta al mese. Ma tant'è, per ora l'unico obiettivo che si è dato il Comune è quello di una sola domenica a piedi al mese. Probabilmente a partire da marzo, e comunque con date che il più possibile si sovrappongano a quelle delle “domeniche a spasso” già programmate.
Ma la pubblicazione della ricerca sul giornale di zona ha evidentemente mandato su tutte le furie Gabriel Meghnagi, presidente di Asco Baires, storica associazione dei commercianti della via, che riprendendo alcune affermazioni sulla presunta scientificità del sondaggio attacca: “Quello che appare ancor più incredibile è che, divulgando poi i presunti risultati, si trasformi in verità –Corso Buenos Aires: i cittadini chiedono la sua chiusura domenicale– un sondaggio simile”. Un tema così importante, conclude Meghnagi, rivolto anche agli assessorati competenti, non può essere affrontato senza il confronto coi commercianti. 
Ci sono però anche esercenti che la pensano al modo opposto, e che sostengono con forza l’ipotesi delle domeniche senza auto. Sono quelli di “Buenos Aires futura”, associazione che raccoglie più di 200 aderenti, chiarisce Luigi Ferrario, che ne è il portavoce. “Questa è un’idea brillante, attacca, anche perché non si tratta, come molti vorrebbero farla passare, di una chiusura totale alle auto. È chiaro invece che dovrebbe diventare un appuntamento fisso, così che i cittadini, sapendo in anticipo dell’iniziativa, non siano colti alla sprovvista”. Perché allora la voce ufficiale dei commercianti sembra essere quella di Asco Baires? Ferrario, che ha 33 anni, ne fa una questione generazionale, spiegando che forse la maggioranza della categoria è rimasta legata al modello di commercio che faceva rima con automobile e motorizzazione per tutti. Ci tiene però a non passare per un semplice ecologista, e gioca anche lui l’arma del sondaggio, questa volta commerciale: “Anch’io ho commissionato dei sondaggi, questa volta a pagamento, spiega, e sembra veramente che l’idea di chiudere al traffico Buenos Aires piaccia”.
Per ora, il Comune si tiene fuori dalla mischia. L’idea di una domenica al mese a piedi piace, è stata proposta dal Cosiglio di Zona ed evidentemente anche agli Assessorati competenti. Ma tutto si deciderà nella riunione del Distretto urbano del commercio. È fatto apposta per mettere a confronto tutti, spiegano. Residenti, amministrazione e commercianti dalle diverse vedute.

Claudio Urbano per chiamamilano.it

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