Carlo Cottarelli non chiude completamente la porta a una possibile candidatura a sindaco di Milano, ma continua a considerare l’ipotesi poco probabile. Interpellato a margine del festival Il libro possibile, in corso a Polignano a Mare, l’economista ha spiegato che molto dipenderebbe dal progetto politico e dagli obiettivi concreti che gli venissero proposti. “Fa sempre piacere quando parlano di te per una posizione importante come fare il sindaco di Milano, però nessuno è mai venuto da me a fare una proposta concreta”, ha dichiarato Cottarelli all’Ansa. “Se verranno ci penserò, però sinceramente mi sembra difficile fare una cosa di questo genere. Mai dire mai nella vita, ma è improbabile”.
“Non si può ragionare in astratto, dipende a fare cosa”
Alla domanda se una proposta per Palazzo Marino potrebbe comunque attirarlo, Cottarelli ha evitato risposte nette: “Non si può parlare in astratto, dipende a fare cosa”. L’economista ha ricordato le precedenti esperienze istituzionali, dal ruolo di commissario per la revisione della spesa pubblica fino all’incarico ricevuto nel 2018 dal presidente della Repubblica per tentare la formazione di un governo. “Quando ho fatto il commissario per la revisione della spesa pubblica ne abbiamo discusso. Anche quando per quattro giorni ho fatto il presidente del Consiglio incaricato, ero stato chiamato per fare una cosa ben precisa: portare il Paese a nuove elezioni nel caso non si fosse formato il governo politico”, ha spiegato. Il messaggio, dunque, resta lo stesso: la disponibilità dipenderebbe dal perimetro della proposta, dal programma e dalle condizioni politiche, più che dal prestigio della candidatura in sé.
La campagna per rendere trasparenti i programmi elettorali
Cottarelli, intervenuto al festival per presentare il libro “L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo”, ha inoltre ricordato la campagna “Quanto mi costa?”, promossa insieme alla Fondazione Einaudi. L’iniziativa prevede una raccolta di firme online a sostegno del disegno di legge sulle “Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti”, presentato dallo stesso economista. L’obiettivo è rendere più chiari i costi delle promesse avanzate durante le campagne elettorali e le coperture finanziarie indicate dalle forze politiche.
“Il populismo cresce in tutto il mondo”
Nel corso dell’incontro Cottarelli ha affrontato anche il tema dell’avanzata del populismo, che a suo giudizio non riguarda soltanto l’Italia. “È una tendenza che si vede in tutto il mondo, negli Stati Uniti come nel Regno Unito”, ha osservato. Secondo l’economista, alla base del fenomeno c’è la crescente complessità della realtà economica e sociale e il senso di insicurezza generato da trasformazioni sempre più rapide. “Il mondo è diventato molto più complicato e le persone si sentono minacciate dal cambiamento. Arrivano merci dalla Cina che prima non arrivavano, arrivano persone da altri Paesi che prima non arrivavano e il cambiamento porta alla paura e alla ricerca di soluzioni semplici”. Una preoccupazione che, secondo Cottarelli, non può essere liquidata come del tutto irrazionale. “C’è un elemento di verità in questa paura: il cambiamento è stato molto rapido, senz’altro troppo rapido negli ultimi trent’anni. Però bisogna cercare di ragionare su questi problemi, invece di rispondere soltanto con la pancia”.

