Covid, donne d’impresa: manca una strategia negli aiuti, serve welfare d’emergenza
(IMPRESE-LAVORO.COM) Milano – “Hanno più determinazione, capacità di reagire degli uomini”, spiega chi ha sviluppato la ricerca tra le donne imprenditrici di Confcommercio. Insomma sono meno “lamentose” degli uomini, pronte al cambiamento, anche se la situazione che si prospetta con la seconda ondata Covid è drammatica.
“Le donne hanno desiderio di superare la crisi, anzi di sfruttarla per acquisire professionalità. Nonostante incertezza e disorientamento puntano al futuro”, dice Lionella Maggi, presidente del Gruppo Terziario Donna di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, che ha promosso l’indagine. I risultati del sondaggio confermano: l’88% registrerà nel 2020 un calo di fatturato e il 60% ritiene che il benessere psicofisico sia diminuito (stabile per il 32%). Restano incerte le prospettive nel 2021 per il 62% delle donne imprenditrici. Il 20% pensa che peggioreranno ulteriormente. Di fronte all’incertezza che si sta vivendo l’imprenditrice, in questo momento, preferirebbe essere una dipendente: alla domanda provocatoria così ha risposto, forse in maniera altrettanto provocatoria, il 75%.
“Una reazione istintiva (è capitato anche nella mia impresa) perché ci siamo sentiti tutti poco tutelati, anche perché i sostegni sono arrivati in modo un po’ casuale”, spiega Antonella Galimberti, imprenditrice che gestisce una piccola azienda attiva nel settore marketing-comunicazione con 8 dipendenti (6 donne). “La verità – spiega – è che non vediamo dietro gli aiuti un progetto che ci possa dare fiducia”. Come avete risposto alla crisi pandemica? “Con la nostra azienda ci siamo subito messi in moto, ci siamo adattati alla nuova realtà mettendo a fuoco situazioni che ci porteremo avanti anche dopo. Anche se una parte di business si è persa, abbiamo lavorato per crearne di nuovo”. Cosa vi aspettate dal Governo? “Abbiamo attinto sia ai finanziamenti a tasso agevolato che a quelli a fondo perduto. Ma sono mancati gli aiuti alle donne che hanno famiglia, perché i figli non possono essere abbandonati: servirebbe un welfare d’emergenza. Serve più concretezza nell’aiuto alla gestione della famiglia”, conclude Galimberti.
