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Curva Nord, nei verbali del nuovo pentito il tentativo di scalata di Nepi dopo l’omicidio Boiocchi

Gianfranco Ferdico, padre dell’ex capo ultrà Marco, collabora con la Dda e tira in ballo Mauro Nepi: “Chiedeva soldi, diceva che gli altri erano arrivati lì anche grazie a lui”. I verbali depositati nel processo per l’omicidio del leader della Nord

Curva Nord, nei verbali del nuovo pentito il tentativo di scalata di Nepi dopo l’omicidio Boiocchi
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Nuovi verbali entrano nel processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi e aggiungono un altro tassello alla ricostruzione degli equilibri interni alla Curva Nord interista dopo l’uccisione dello storico capo ultrà, avvenuta a Milano nel 2022. A parlare è Gianfranco Ferdico, padre di Marco Ferdico, già ai vertici della curva nerazzurra. Come il figlio, anche Ferdico senior ha iniziato a collaborare con i pm della Dda di Milano Paolo Storari e Stefano Ammendola e con Giovanni Musarò della Direzione nazionale antimafia. Nel processo in corso sono stati depositati i verbali dei suoi interrogatori più recenti, nei quali viene chiamato in causa anche Mauro Nepi, ultrà nerazzurro a sua volta imputato.

“Nepi puntava a entrare nella gestione della Curva”

Secondo quanto messo a verbale da Ferdico, Nepi avrebbe avuto “l’aspettativa di entrare a far parte di coloro che avrebbero gestito la curva dopo l’omicidio Boiocchi“. Un progetto che, sempre secondo questa ricostruzione, non si sarebbe concretizzato con l’ascesa di Antonio Bellocco. Nepi sarebbe così rimasto ai margini anche della suddivisione degli introiti legati alla gestione della curva. Ferdico ha raccontato inoltre che Nepi sarebbe stato “continuamente alla ricerca di denaro” e avrebbe rivendicato compensi sostenendo che Marco Ferdico e Andrea Beretta fossero arrivati ai vertici anche grazie al suo contributo.

Uno dei passaggi più delicati riguarda il giorno dell’omicidio. Secondo la versione resa da Ferdico, Nepi avrebbe ricordato di essersi messo a disposizione per segnalare il momento in cui Boiocchi lasciava lo stadio diretto verso casa, dove poi venne ucciso. Da qui, sempre secondo il collaboratore, sarebbero nate successive richieste di denaro. Ferdico riferisce che, in occasione della finale di Champions League del 2023, a Nepi sarebbero stati consegnati 25mila euro. Dopo quella data, però, non avrebbe più ricevuto somme.

“Faceva più paura da morto che da vivo”

Nei verbali compare anche una frase attribuita a Nepi: “Faceva più paura da morto che da vivo”. Secondo Ferdico, Marco Ferdico, Andrea Beretta e Antonio Bellocco avrebbero interpretato quelle parole come una sorta di minaccia velata, quasi il riferimento all’esistenza di uno scritto o di elementi che potessero emergere successivamente. La posizione di Nepi dovrebbe essere riunita a breve al processo in Corte d’Assise. Quanto al proprio ruolo nella vicenda, Gianfranco Ferdico ha raccontato in un altro interrogatorio di essere stato “succube” del figlio, aggiungendo però di considerarsi “parte in causa totalmente”.

Il processo slitta al 7 ottobre

Intanto il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi è stato rinviato al 7 ottobre. Nell’udienza del 16 settembre avrebbero dovuto essere esaminati Gianfranco Ferdico e Andrea Simoncini, ma le difese hanno chiesto più tempo dopo il deposito, da parte della Procura, di cinque nuovi verbali e di un’informativa contenente elementi che riguardano anche Simoncini. Il pm Paolo Storari ha spiegato che la documentazione è stata depositata al termine dell’ultimo interrogatorio di Ferdico, protrattosi fino a tarda ora. La Corte d’Assise ha quindi accolto la richiesta di rinvio. Nel corso dell’udienza la Procura ha inoltre sollecitato una valutazione sulla possibile riunione con il procedimento a carico di Mauro Nepi, il cui processo inizierà il 20 ottobre. Nepi è accusato di aver avuto un ruolo nella fase di ideazione dell’omicidio e, secondo quanto riferito ai pm da Marco Ferdico, sarebbe stato il primo a prospettare la possibilità di uccidere Boiocchi, arrivando anche a ipotizzare il prezzo del delitto.