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Milano
Dal Presepe al genitore 1: giù le mani dai bambini

Ha fatto bene Salvini a protestare per il Presepe vietato nella scuola di Bergamo e a portarne uno in dono. In segno di pace.

"Può essere discriminatorio", aveva detto il dirigente scolastico della scuola in questione. E ancora, "a scuola non vogliamo simboli che dividano", quindi stop alla grotta di Betlemme e a tutto quello che comporta.

Non voglio dilungarmi nella simbologia del Presepe per non annoiare nessuno. Ricordo solo, a titolo di esempio, che i re Magi rappresentano i Paesi dell'allora mondo conosciuto (Europa, Asia e Africa) e già solo per quello rimanda a un segno di unità e pace. Per non parlare di ciò che è più noto, la vita, l'amore, l'umiltà, la famiglia. Cosa c'è di divisivo in tutto questo? Quale bambino al mondo può sentirsi discriminato da un'allegoria come questa? Musulmano, ebreo o ateo un bambino ha bisogno di credere in tutto questo. Se non vuoi metterci il valore trascendente va bene, ma chi si sentirebbe emarginato e quindi offeso?

Quando questa vicenda é venuta fuori mi é tornata in mente la storia del genitore 1 e genitore 2. Qui eravamo a Milano e si trattava di precompilare dei moduli di iscrizione a scuola. Bene, qualcuno aveva pensato che scrivere "mamma e papà" poteva "discriminare" i bambini che vivono in famiglie omosessuali dove ci sono due mamme e due papà. C'erano state molte polemiche sul concetto di famiglia, sulle coppie gay ma soprattutto sui diritti dei bambini. Ecco. Il punto è proprio quello. Qualcuno ha mai chiesto a un bambino se si sente discriminato perché sul modulo (che lui non vedrà nemmeno) c'è scritto mamma e papà invece di genitore 1? Non è piuttosto un bisogno dei grandi di venire legittimati in un ruolo che la società non gli riconosce?

Credo che nel nostro mondo dove tutto accade e cambia di continuo i bimbi non abbiano le stesse percezioni degli adulti. Un bambino può sentirsi discriminato perché i genitori non possono pagargli la mensa, certo. O perché, a differenza di altri, non possono portarlo in vacanza. O perché il papà se ne è andato e ha lasciato la mamma in un mare di guai. Ecco perché si può sentire diverso. Perché la sua famiglia si é spezzata e il Natale non si festeggia. Perché i suoi regali non ci saranno. Perché il papà ha perso il lavoro e non riesce più a pagare il mutuo per il tetto che ha sulla testa. Ecco a cosa devono stare attenti i dirigenti scolastici. Ecco i veri problemi dei bambini.

Provate a chiedere a uno di loro se si sente discriminato perché c'è un Presepe a scuola. Magari non crede che quel bambino sia figlio di Dio. Ma, anche in quel caso, che male gli fa? Quando i diritti diventano grimaldelli per affermare principi ideologici non vanno mai bene e cessano di essere diritti. A maggior ragione se si usano i bambini. La Spagna, Paese laico che riconosce i matrimoni gay, non mette mica in discussione il Natale. I diritti sono una cosa sacrosanta, ma non confondiamoli con le stupidaggini, che sono pure controproducenti.

A Milano il periodo natalizio viene definito "Bianco inverno" dalla Giunta arancione. Forse anche qui per non offendere nessuno. E se già sugli adulti ho qualche perplessità (perché mai un non credente dovrebbe sentirsi discriminato?), sui bambini ne sono certa. Voglio proprio vedere un bambino, uno solo, che si sente offeso perché in Italia il 25 dicembre si festeggia il Natale con questo nome. Trovatemelo e non dirò più nulla. Ma, intanto, giù le mani dal Presepe. E dai bambini.

Twitter @AdriSantacroce

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presepegenitore 1santacroce







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