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Di  Franco De Angelis, assessore Provincia di Milano alla città metropolitana

Una volta di più, purtroppo, mi è difficile seguire il pensiero dell'assessore Benelli. Mi sfugge per quale motivo, in una fase che per forza di cose impone a tutti un ripensamento, continui ad alimentare polemiche che a questo punto risultano totalmente gratuite.

L'assessore Benelli, mi pare, sta facendo finta di non capire che dopo la pronuncia della Corte il quadro di riferimento è cambiato. Il percorso delineato nella Spending review è stato azzerato, e il Governo, dando prova di equilibrio e misura, si è limitato per il momento a fissare alcuni punti fermi, riservandosi di procedere, con la necessaria calma e i necessari approfondimenti, alla stesura di una normativa più puntuale.

Secondo me, si tratta di un notevole passo avanti. Ho sempre considerato in modo estremamente critico l'approccio seguito dal governo Monti in tema di Città metropolitana: a mio modo di vedere, era una pseudo riforma, una fuga in avanti destinata a complicare le cose anziché a semplificarle. Ovviamente mi fa piacere che sia stato corretto il tiro. Mi sembra un sentimento legittimo, e non capisco perché l'assessore Benelli stia reagendo in maniera così scomposta, lanciando accuse ingiustificate. Ritengo positivo che tutti i soggetti interessati – i Comuni, le Province, le Regioni, il Parlamento, le parti sociali e la società civile – abbiano l'opportunità di confrontarsi e discutere per realizzare, finalmente, una riforma organica delle autonomie locali.
Ciò detto, è chiaro che la stagione delle Province, così come le conosciamo, si sta concludendo. Ne siamo perfettamente consapevoli, e siamo pronti a impegnarci per contribuire alla nascita della Città metropolitana di Milano.

In questo contesto, non mi pare che il dibattito sull'architettura istituzionale del nuovo ente sia un dettaglio ininfluente, e – come cittadino prima ancora che come pubblico amministratore – trovo profondamente ingiusto che un sindaco eletto da poco più di un milione di cittadini sia chiamato ex lege a governare 134 comuni con più di tre milioni di abitanti. Si eliminerebbero i conflitti? Può darsi, ma non mi sembra un buon motivo per eliminare un livello democratico. O vogliamo dire che meno si vota meglio è?
Capisco che per l'assessore Benelli cambiare percorso quando ormai credeva di aver imboccato la volata finale possa risultare frustrante, ma ribadisco che in tutta questa vicenda non ci sono vincitori e vinti. Siamo tutti sulla stessa barca, e voglio sperare che stiamo remando nella stessa direzione. Si tratta di ripartire su basi differenti, con serenità, prendendo atto di uno scenario che è mutato.

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