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Detenuto si impiccò a San Vittore, 8 mesi alla psicologa

Una psicologa, in servizio al carcere di San Vittore, è stata condannata dal tribunale di Milano a 8 mesi di reclusione per omicidio colposo: un detenuto di 28 anni si era impiccato in cella e secondo l’accusa la donna aveva sottovalutato “il rischio suicidiario” del giovane

Una psicologa che era in servizio nel carcere di San Vittore è stata condannata dal tribunale di Milano a otto mesi di reclusione per omicidio colposo in relazione al suicidio di un detenuto di 28 anni, Luca Campanale, che si impiccò nella cella nell’agosto del 2009. La psicologa, Roberta De Simone, secondo l’accusa avrebbe sottovalutato “il rischio suicidiario” del giovane, che aveva già provato a uccidersi otto volte. Il ministero della Giustizia è stato condannato a versare ai familiari 529mila euro di risarcimento provvisionale. Assolta, sia pure con la formula dell’insufficienza di prove, la psichiatra che visitò il ragazzo alcuni giorni prima che si impiccasse.

“Quelle due professioniste non fecero nulla per impedire il suicidio in cella”, aveva ripetuto ancora ieri nella sua replica il pm Silvia Perrucci, chiedendo la condanna per entrambe. La psichiatra Maria Marasco e la psicologa Roberta De Simone nell’estate del 2009 erano in servizio nel carcere di piazza Filangieri. Secondo l’accusa non si sarebbero rese conto che Luca Campanale, 28 anni, rinchiuso nella cella 112 per uno scippo, era un soggetto ad alto rischio. E così avrebbero colposamente omesso i controlli dovuti, lasciando il giovane al suo destino di morte.

Per il tribunale, però, la colpa non può essere divisa equamente. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, si può immaginare che l’assoluzione della psichiatra possa dipendere dal fatto che dopo l’unica vista cui era stato sottoposto il 4 agosto, le condizioni di Campanale erano peggiorate nei giorni seguenti (mentre Marasco era in ferie) con il ripetersi di atti autolesionisti di cui, però, venne informata la psicologa De Simone. Il suicidio del ragazzo risale al 12 agosto di cinque anni fa. Luca era stato appena trasferito a San Vittore a fine luglio dal penitenziario di Pavia, e la sua cartella clinica segnalava un «ben evidente quadro psicotico persecutorio» con nove atti di autolesionismo o tentativi di suicidio in quattro mesi.