di Lorenzo Zacchetti
Cosa significa “mediatore sportivo”? Sul termine circola una certa confusione e, con la stessa espressione, si possono infatti intendere professionalità complementari, ma totalmente diverse tra loro. In campo legale, “mediatore sportivo” è un sinonimo di “agente” o, come si diceva una volta, “procuratore”. Si tratta, in sintesi, della figura che media tra le esigenze dell’atleta e quelle della società sportiva che lo ingaggia, con l’obiettivo di garantire al proprio assistito le migliori condizioni contrattuali possibili.
In campo psicosociale, il “mediatore sportivo” è ben altra cosa, ovvero una figura che applica allo sport le tecniche della mediazione sociale. In pratica, si occupa di interagire con gli atleti (in particolare i giovani dilettanti) e le loro figure di riferimento per migliorare la qualità delle relazioni con allenatori, dirigenti, genitori e compagni.
E’ un lavoro difficile, che richiede innate doti di empatia, ascolto e neutralità, ma anche una preparazione qualificata, specialmente nella gestione dei conflitti, nella facilitazione della comunicazione e nella costruzione di un senso positivo di appartenenza alla squadra. Uno dei primi e più noti esempi di mediazione applicata allo sport milanese è stato il lavoro svolto nel settore giovanile dell’Inter, grazie ad un’idea di Paolo Giulini, docente della Cattolica, criminologo e mediatore che ha lungamente collaborato con i nerazzurri.
A seguito della sua felice intuizione, a Interello ha iniziato a lavorare uno staff composto da alcuni professionisti specializzati: il sociologo Matteo Palmigiani, la formatrice Fabrizia Brocchieri e l’educatore Giovanni Pasculli. Il loro compito? Sostenere la crescita umana e sportiva dei ragazzi che, provenienti da varie parti d’Italia e del mondo, si trovavano a Milano per coltivare il loro sogno calcistico, lontani dalle figure familiari di riferimento, in un’età difficile e ricca di conflitti interiori come l’adolescenza.
Mediatori sportivi: corso gratuito a Milano. Il manifestoOgni ambito sportivo si presta a questo tipo di intervento, che, migliorando la qualità della vita dei singoli atleti, aumenta anche le potenzialità del gruppo, generando benefici anche in termini meramente sportivi. Ma come si diventa mediatori sportivi? Come abbiamo visto, spesso vengono prese in prestito professionalità specializzate in campi contigui, come la mediazione in senso lato, la sociologia o la pedagogia. La Cooperativa Sociale Fraternità & Amicizia e Sporting 4E organizzano un corso specifico per chi vuole apprendere queste tecniche ed utilizzarle nel campo della disabilità, dove lo sport ha già dimostrato la sua enorme efficacia.
Con il contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, il corso è completamente gratuito e si rivolge ad allenatori, operatori sociali e chiunque voglia intraprendere un percorso di volontariato con la disabilità, nell’ambito sportivo. Il corso affronta il tema della disabilità intellettiva e relazionale concentrandosi sulle implicazioni fisiche, psicologiche, cognitive e sociali che la pratica sportiva innesca negli atleti con disabilità e sulle proposte operative d’allenamento. Al termine del percorso formativo di 21 ore, per chi volesse sperimentare sul campo quanto appreso in aula, sarà possibile sostenere un tirocinio pratico e un soggiorno formativo/esperienziale della durata di due giorni.
Il corso si svolgerà presso i locali della Cooperativa Fraternità e Amicizia, a Milano, in via Washington 59, nelle giornate del 15 e 30 aprile, del 6 e 21 maggio e del 10 giugno. Il venerdì le lezioni si terranno dalle 18 alle 21, il sabato dalle 10.30 alle 13.30. I posti sono limitati ed è quindi necessario affrettarsi ad iscriversi a questi indirizzi: cooperativa@fraternitaeamicizia.it – 3246850254 – 02.48516153
