Divorzi aumentano, matrimoni diminuiscono. Le relazioni a Milano nell’era 2.0
“Sapessi com’è strano sentirsi innamorati a Milano” recita una celebre canzone di Memo Remigi, interpretata anche da Ornella Vanoni. La verità è che sentirsi innamorati è un attimo, quel che è difficile, a quanto pare, è rimanere insieme, a Milano e non solo nel capoluogo lombardo. Il numero dei divorzi è cresciuto a dismisura negli ultimi decenni. Che sta succedendo alle relazioni? Troppo lavoro? Internet ha cambiato il modo di vivere l’amore? Affaritaliani.it ne ha parlato con Ester Viola, avvocato divorzista, da poco trasferitasi proprio a Milano, con all’attivo due romanzi (L’Amore è Eterno Finché Non Risponde e Gli Spaiati) che con sagacia indagano l’universo dei sentimenti e le relazioni con l’occhio di chi con le crisi di coppia e le separazioni ha a che fare quotidianamente.
Milano è una città dove tutto va veloce, anche i sentimenti, dalla tua esperienza di avvocato e autrice di libri dedicati alle relazioni, dove ti sembra che questa città stia correndo dal punto di vista delle relazioni?
Non lo so da che parte stiamo andando. Se lo sapessi, cambierei strada pure io. Ci avvitiamo, quello è sicuro. Se non fosse una frase sproporzionata, ti direi che non ci si lascia più come una volta. Inizio a vedere una certa stanchezza da vecchia coppia troppo presto. Inspiegabili divorzi giovani. Ragazzi che si lasciano dopo pochissimo per nessun altro motivo che “non ci amiamo più come prima”. Verrebbe da chiedere “prima cos’era? Che vi aspettavate, esattamente?”. C’è ancora quest’idea del matrimonio, della coppia come un pranzo di gala.
Dobbiamo fare i conti con il fatto che ci si sposa sempre meno e si divorzia sempre di più.
Non ci siamo mai lasciati così tanto? Sì. Quadruplicati i divorzi dall’inizio degli anni ’90.
Ci si riesce ancora a innamorare a Milano o è diventato tutto difficile, anche incontrarsi, o forse è diventato troppo facile tradire?
Innamorarsi è niente, un po’ ovunque. È restare insieme che è quasi impossibile. Ti dirò che Milano invece aiuta. Siamo già stanchi, e tradire è lavoro.
Lavoro, lavoro, lavoro… sembra che i sentimenti vengano fagocitati dalla vita di tutti i giorni, è davvero così secondo te? Quale può essere un rimedio?
Ti direi: farsene una ragione. A me piace pensare che sia un vantaggio: se sei così preso e tra mille cose, quanto tempo resta per i problemi minori, per chiederti “come stiamo andando?”. Farai meno autosabotaggio. Esserci il meno possibile, tutto lì, in amore. Il miglior consulente sentimentale resta stranamente Céline (questa era dal Viaggio al termine della notte).
Qual è la storia che più ti ha colpita durante la tua attività di avvocato divorzista?
Le storie si somigliano tutte. L’amore ha poca fantasia – parlo di quando inizia e di quando finisce. Sono una mezza dozzina di schemi fissi: ci detestiamo, ha un’altra/altro, non mi fa respirare, e il recente “non ci amiamo più, chissà, forse è stata troppa convivenza”. C’è poi un diritto contemporaneo della famiglia che include casi come una cliente che chiede a una clinica il transfer di un embrione criocongelato dopo una separazione. Ho alcuni casi. Cerco di spiegare una questione complessa riducendola ai minimi termini. Ci sono quattro principi di legge, tutti in contraddizione.
1. il diritto di nascere, per l’embrione – o almeno di sopravvivere
2. il diritto del bambino ad avere due genitori
3. non esiste invece un diritto della donna ad essere madre, ma esiste (senza opposizioni) un diritto al trasferimento su di sé degli embrioni
4. esiste un diritto a non essere padre contro la propria volontà.
Qual è la soluzione? Cosa succede agli embrioni congelati in caso di disaccordo se si porta la questione in tribunale? Tutto dipende dalla sensibilità del giudice. Non c’è un solo orientamento corretto, quindi ogni decisione non è sbagliata. Se ti sembra un ragionamento giuridico folle, è perché lo è.
Per alcune persone sembra che l’amore 2.0 su chat e app sia molto più reale di quello vis à vis, le relazioni stanno diventato sempre più virtuali?
Mi stai chiedendo se l’amore è cambiato, dopo i social? La prima risposta è no: l’amore è insensibile allo spirito del tempo, niente è cambiato perché niente poteva cambiare. La seconda risposta è sì: tutto è diverso, perché c’è internet. I social sono amplificatori di reazioni, induttori di equivoci, fluidificanti di tradimenti e rivelatori (facili) di colpe.
Milano difende da tempo i diritti anche delle unioni non convenzionali e le famiglie arcobaleno, anche il diritto ha fatto passi avanti in merito?
Sì, ma dobbiamo fare di più, ancora. Sarà la generazione che ci ha messo la forza che serviva, ma ci vorranno ancora anni. Ci diranno grazie quelli di dopo, speriamo se lo ricordino.
L’amore “classico” e duraturo sembra ormai una chimera, è davvero così?
Ma no. È fatto ancora della stessa sostanza di Shakespeare: due innamorati che stanno insieme anche con tutte le condizioni a sfavore. Anche se sono due male assortiti. In fondo, è un passatempo universale: osservare le coppie, fare esami di compatibilità e dubitare della tenuta. Mi sono chiesta non so quante volte – per quello scrivo libri – cosa distingue l’amore dal non-amore. Cosa definisce un rapporto riuscito? Mi accorgo che a volte mi viene più facile per negazioni: è amore se non riesci ad andartene, è amore se senza di te sto così male che non ha senso pensare a un’alternativa. Insomma, vorrei dirti che l’amore è una cosa grandemente spensierata, invece no. E’ allegria a saltelli. Uno di quei campi in cui la felicità si misura negli intervalli tra un “non ce la faccio più” e un altro. Come si vede se una relazione è destinata a durare? Nessuno lo sa, la strada la capisci facendola, a volte neanche. Non ho idea di come faccia a sopravvivere l’amore. So che nessuno ha la dispensa dai potenti compromessi. L’esonero dai rospi e groppi in gola. Allora cos’è che resiste in una coppia che resiste? Come fanno a farla durare i proprietari di relazioni durevoli? Ti diranno “e che ne so”, qualcuno ridendo, qualcuno no. Forse si tratta di faticare, ma non proprio tantissimo. Ed essere felici, ma non proprio tantissimo.
Ti sei trasferita da poco a Milano, che rapporto hai con questa città?
Quello che abbiamo tutti, con questa città. Tu ti adegui alla velocità che ti chiede, e lei ti ripaga. Così un giorno ti svegli milanese senza accorgertene.
