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Milano
Dolce e Gabbana condannati in appello per evasione fiscale

"Sono senza parole, allibito. E' una sentenza inspiegabile". Cosi' Massimo Dinoia, legale di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, esprime il suo stato d'animo dopo la lettura della sentenza con la quale i due stilisti sono stati condannati a un anno e sei mesi di carcere per omessa dichiarazione dei redditi.

"Faremo ricorso, del resto gia' la Procura generale aveva capito che non c'era proprio niente", aggiunge l'avvocato riferendosi alla richiesta di assoluzione nei confronti dei suoi assistiti formulata dal pg Gaetano Santamaria Amato.

Rispetto al primo grado, Dolce e Gabbana hanno ricevuto un piccolo sconto di due mesi per la prescrizione.

Dolce e Gabbana: sconto di 2 mesi a tutti gli imputati - Il Tribunale di Milano ha 'scontato' due mesi a tutti gli imputati nel processo a carico di Stefano Gabbana e Domenico Dolce per la prescrizione dei presunti reati commessi relativi al 2004. In particolare, il commercialista Luciano Patelli e' stato condannato a un anno e sei mesi, mentre altri tre manager del gruppo (Cristiana Ruella, Giuseppe Minoni e Alfondo Dolce, fratello di Domenico) a un anno e due mesi. Il pg Gaetano Santamaria Amato aveva chiesto per tutti l'assoluzione 'perche' il fatto non sussiste'. Le motivazioni saranno depositate entro il 20 giugno.

Nuova condanna dopo 7 anni di 'liti' - Sette anni dopo l'inizio dell'indagine per evasione fiscale a loro carico, per Dolce e Gabbana arriva una nuova condanna in appello, questa volta a un anno e sei mesi. Nel giugno 2013 gli stilisti erano stati condannati in primo grado a un anno e otto mesi per omessa dichiarazione dei redditi, ma erano stati assolti per il reato di dichiarazione infedele. Una condanna che, a sua volta, era arrivata due anni dopo la prima assoluzione per lo stesso contenzioso, che era stata annullata a fine 2011 dalla Cassazione. L'indagine sui due stilisti e su altri cinque amministratori del colosso della moda, cui vengono contestati fatti relativi al biennio 2004-2005, e' nata nel 2007 da una verifica fiscale. Ecco le tappe principali della vicenda.

- 19 novembre il pm di Milano, Laura Pedio, chiede il rinvio a giudizio. - 1 aprile 2011: il gup di Milano, Simone Luerti, assolve i sette imputati "perche' il fatto non sussiste". Secondo il gup, tutti i passaggi che portarono alla creazione della 'Gado' furono compiuti "alla luce del sole". La sentenza sara' impugnata a meta' maggio in Cassazione dal pm. - 23 novembre 2011: la Cassazione annulla il proscioglimento dei due stilisti e degli altri imputati, rinviando gli atti al gup. L'elusione fiscale, secondo la suprema corte, puo' assumere in determinati casi rilevanza penale. - 21 gennaio 2012: gli stilisti vengono condannati a pagare 343 milioni di euro di multa al fisco. La condanna sara' confermata un anno dopo dalla commissione tributaria di Milano.

- 8 giugno 2012: il nuovo gup di Milano, Giuseppe Gennari, restituisce gli atti alla procura, che chiamera' i due stilisti a processo con citazione diretta senza passare attraverso l'udienza preliminare. L'inizio del processo viene fissato per il 3 dicembre; la Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi degli imputati. - 29 maggio 2013: condannare Domenico Dolce e Stefano Gabbana a due anni e sei mesi di reclusione in quanto "soggetti che hanno maggiormente beneficiato" dell'operazione che ha portato alla maxi-evasione fiscale. E' la richiesta del pm di Milano, Gaetano Ruta, che riguarda il solo reato di omessa dichiarazione dei redditi perche' per la dichiarazione infedele e' intervenuta la prescrizione. Per gli altri cinque imputati, tra cui Alfonso Dolce, sono chieste quattro condanne e un'assoluzione. L'agenzia delle entrate, parte civile nel processo, chiede 10 milioni di euro per danno all'immagine.

- 19 giugno 2013: Dolce e Gabbana vengono condannati a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per omessa dichiarazione dei redditi. Assolti dall'accusa di "dichiarazione infedele dei redditi" perche' il fatto non sussiste. - 19 luglio 2013: gli stilisti proclamano una "chiusura per indignazione" di tutti i negozi di Milano per tre giorni. Nodo del contendere le parole dell'assessore al commercio della giunta Pisapia, Franco D'Alfonso, secondo il quale il Comune avrebbe dovuto negare a "evasori fiscali" l'uso di spazi comunali, qualora ne avessero fatto richiesta. - 25 marzo: il procuratore generale di Milano Gaetano, Santamaria Amato, chiede l'assoluzione. Gli stilisti, afferma, sono creativi che "pensano in grande"; nella requisitoria, cita anche il caso Fiat: "Posso aspettarmi un intervento su Marchionne e sulla Fiat quando verra' trasferita in Olanda?". Un mese dopo, la condanna.

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