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Milano
Don Inzoli, la verità sugli abusi ai minori? Segreto di Stato pontificio
Don Mauro Inzoli

La verità sugli abusi ai minori da parte di don Mauro Inzoli? E' un segreto di Stato pontificio. Il Vaticano ha infatti negato alla Procura di Cremona la visione degli atti del procedimento avviato dalla stessa Santa Sede nei confronti del religioso vicino a Comunione e Liberazione. La vicenda era emersa nel dicembre del 2012, quando la Curia di Crema informò sulla decisione presa dal Vaticano di ridurre allo stato laicale don Mauro, 64enne fondatore del Banco alimentare. Tutto sarebbe partito dalla denuncia contro l'ormai ex prete da parte del presidente di un istituto religioso. Nel febbraio del 2013 don Inzoli ha fatto ricorso contro il provvedimento, vedendosi così inflitto nel giugno 2014 un decreto da parte della congregazione della dottrina della fede di "pena medicinale perpetua": status di prete tecnicamente confermato ma responsabilità sui fatti contestati riconosciuta. «In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo provocato da abusi su minori», il prete è «invitato ad una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e penitenza». Bandito da Crema, «deve intraprendere, per almeno cinque anni, una terapia adeguata». Non può «celebrare o concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti né predicare, ma solo celebrare l’eucaristia privatamente». L’inosservanza comporterà «la dimissione dallo stato clericale».

Della vicenda si sta occupando anche la giustizia ordinaria, a seguito dell'esposto del deputato di Sel Franco Bordo. Lo scorso ottobre il procuratore di Cremona Roberto di Martino si era rivolto al Vaticano, attraverso il ministero della Giustizia, con una richiesta di rogatoria. Il 20 febbraio è arrivata al procuratore una comunicazione del ministero che a sua volta aveva ricevuto dalla Santa Sede la risposta negativa alla richiesta: gli atti istruttori e processuali non possono essere rivelati perché «sub secreto pontificio».
 
"La decisione della Santa Sede di apporre ai carteggi richiesti dalla giustizia italiana il 'sub secreto pontificio', una sorta di segreto di Stato, è una contraddizione rispetto al nuovo corso che aveva annunciato lo stesso Papa Francesco", afferma ora Franco Bordo. "Auspichiamo che ci sia un ripensamento al riguardo e che si sia trattato di una decisione 'burocratica' e non di una cosciente è prevista scelta politica da parte delle autorità vaticane, che non sarebbe compresa e accettata dai cittadini italiani. I tempi dell'omertà su temi del genere sono finiti e oggi ancor più di ieri il silenzio non è accettabile ne comprensibile. Confidiamo ora che comunque le indagini proseguano e siamo fiduciosi che la Magistratura italiana riesca ad accertare anche autonomamente i fatti e le responsabilità attorno a questo squallido caso di abusi e potere, che vede come vittime minori indifesi".

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