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Milano
Dopo Pisapia il Pd (ma non solo). Ecco i pretendenti. Inside

di Fabio Massa

A destra la partita è già cominciata, in un derby che per adesso vede in campo Matteo Salvini, indeciso tra un ruolo a livello nazionale e una volontà forte di realizzare il proprio sogno da sindaco di Milano, e Giulio Gallera, segretario cittadino di Forza Italia, consigliere regionale e possibile "campione" azzurro. Ma anche a sinistra, sulla partita delle amministrative, iniziano ad agitarsi le acque. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, dietro la piccola "crisi" tra Pisapia e la maggioranza c'è un impasto di motivazioni politiche, maldipancia personali, ambizioni frustrate. E -  in ottica futura - ovviamente anche la gara per il primo cittadino. Pietro Bussolati in un'intervista ad Affaritaliani.it, lo aveva detto chiaro e tondo, tagliando la testa al toro e alle malelingue: "Se c'è Pisapia non ci saranno le primarie. Se non ci sarà Pisapia, il Pd ci sarà". E quindi niente "papi stranieri": la solita ipotesi che, campagna dopo campagna, i democratici si trovano ad affrontare.

Ma Pisapia che cosa potrebbe fare? Da una parte c'è la voglia di ricandidarsi per portare a termine il lavoro iniziato. In questo caso, appunto, a sinistra non ci sarà storia. Certo, potrebbero esserci voglie e appetiti. Ma il partito ha delineato una linea ben chiara. Tuttavia chi conosce bene Giuliano ne vede lo sforzo e la sofferenza, proiettato da un problema all'altro fino ad Expo, tra inchieste e ritardi e scandali e scandaletti vari. E si vocifera che - se arrivasse una chiamata da Renzi da Roma, magari in un rimpasto che sembra prossimo futuro  - potrebbe anche dire sì per amor di Patria senza i sensi di colpa che in caso di abbandono immotivato lo porterebbero a restare.

E a questo punto quale scenario si profilerebbe. Ancora Pietro Bussolati: "Niente papi stranieri". Per questo tra i più accreditati per competere ci sarebbe sicuramente Pierfrancesco Majorino. Assessore al Welfare, ha sicuramente buone carte da giocarsi per l'efficacia amministrativa dimostrata. Il problema è la sua collocazione civatiana sullo scacchiere delle correnti, anche se queste tenderanno a diluirsi, ora del 2016. E soprattutto il fatto che, da Milano, continua ad attaccare il governo (tutti i governi degli ultimi anni, a dirla tutta) sulla questione degli immigrati e dei rifugiati. Pisapia, se fosse chiamato a scegliere, potrebbe anche dare seguito a una serie di ragionamenti che pare ci siano stati con Umberto Ambrosoli. Il candidato che ha perso contro Maroni nell'ultima campagna elettorale regionale ha tuttavia costruito una base di consenso importante a Milano. Un discorso simile a quello - mutatis mutandis - che aveva visto alcuni spingere per la terza candidatura consecutiva di Filippo Penati dopo la sconfitta in Provincia e in Regione. Tuttavia, su Ambrosoli, c'è il veto netto del Partito Democratico. In subordine, ci sarebbe la candidatura di Lucia De Cesaris, vicesindaco dalla grande personalità. Una personalità che, tuttavia, in questi anni si è scontrata con vari notabili democratici. Anche per lei la strada è in salita, malgrado il fatto che Pisapia potrebbe portarla in palmo di mano.

@FabioAMassa

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pdpisapia







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