L’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera alla stazione di Milano Certosa riapre con forza il dibattito sulla sicurezza a Milano. Non soltanto per la brutalità dell’aggressione avvenuta sui binari della stazione ferroviaria, ma perché il delitto si inserisce dentro una lunga sequenza di episodi che negli ultimi mesi hanno alimentato la percezione di una città sempre più esposta a violenza urbana, rapine aggressive, risse tra gruppi rivali e aggressioni improvvise.
Il 22enne, nato a Milano da famiglia originaria dell’Ecuador, è stato inseguito e ucciso dopo una lite degenerata in una vera e propria caccia all’uomo tra banchina e binari. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato circondato da circa dieci ragazzi, molti dei quali poi fuggiti su un treno diretto a Treviglio. La pista investigativa porta verso uno scontro tra gruppi giovanili sudamericani. La politica è tornata a scontrarsi. Nel centrodestra si parla di una città fuori controllo, a centrosinistra si replica criticando il governo Meloni e la sua inefficacia nel fornire strumenti per arginare il fenomeno. Ripercorriamo alcuni dei casi più eclatanti.
Il caso simbolo: il bocconiano accoltellato per 50 euro
L’episodio che più di tutti recentemente ha segnato il dibattito milanese resta quello di Davide Cavallo, lo studente della Bocconi aggredito nell’ottobre scorso nella zona della movida di corso Como. Una vicenda diventata simbolica perché racconta insieme violenza gratuita, brutalità giovanile e totale assenza di empatia. Il 22enne venne deriso e rapinato da un gruppo di ragazzi tra i 17 e i 18 anni. Quando tentò di recuperare i 50 euro che gli erano stati sottratti, venne inseguito, accoltellato e poi pestato mentre era a terra. Uno dei fendenti lesionò un’arteria e il midollo osseo, provocandogli danni permanenti a una gamba. Ma ciò che più colpì furono le intercettazioni degli aggressori. “Speriamo che schiatti”, dicevano parlando della vittima appena accoltellata.
La recente sentenza ha riportato il caso sotto i riflettori: Alessandro Chiani è stato condannato a 20 anni di carcere per tentato omicidio e rapina aggravata, mentre altri tre imputati minorenni sono processati separatamente. Eppure Davide Cavallo, durante il processo, ha chiesto di poter abbracciare i suoi aggressori. Un gesto che ha trasformato quella vicenda in uno dei casi più discussi e simbolici.
Certosa, Sesto, corso Como: le aree dove cresce la tensione
L’omicidio di Certosa non è dunque un episodio isolato. Negli ultimi mesi diverse zone della città e dell’hinterland sono finite al centro delle cronache per episodi di violenza sempre più frequenti.
A Sesto San Giovanni, soprattutto nell’area tra Rondò, piazza Oldrini e piazza Trento e Trieste, si è registrata una lunga serie di risse, aggressioni e accoltellamenti. Il Giorno ha parlato apertamente di una vera escalation culminata anche nell’arresto della cosiddetta “gang delle coltellate”, coinvolta nell’aggressione di Pasquetta al Rondò.
Anche corso Buenos Aires e le aree della movida continuano a essere osservate speciali. Residenti e commercianti denunciano ormai da mesi risse notturne, aggressioni e rapine violente, soprattutto nei fine settimana.
E poi c’è il quadrante di corso Como-Garibaldi, dove negli ultimi anni si è sviluppata la guerra tra gruppi giovanili legati al mondo trap e alle crew di quartiere. La faida tra gli ambienti vicini ai trapper Baby Gang e Simba La Rue ha portato a sparatorie, spedizioni punitive e aggressioni che hanno trasformato la violenza urbana in fenomeno mediatico e culturale.
Le aggressioni delle ultime settimane
La cronaca recente restituisce un quadro fatto di episodi continui, spesso scollegati tra loro ma accomunati da una crescente aggressività. Questi alcuni degli episodi registrati in questo mese di maggio.
Il 16 maggio un uomo di 34 anni è stato accoltellato in via Tocqueville, nel cuore della nightlife milanese. Secondo il suo racconto sarebbe stato avvicinato da alcuni sconosciuti dopo un diverbio nato mentre era in auto. Ferito a braccio e coscia, è stato trasportato al Fatebenefratelli. Poche ore prima un altro giovane era stato colpito con una lama in piazzale Susa.
In un palazzo di via Gola, zona Navigli, un 34enne tunisino è stato gravemente ferito nel cortile. Colpito all’addome e all’orecchio, è stato salvato dopo il trasporto d’urgenza al Niguarda. La polizia ha fermato un cittadino egiziano già noto alle forze dell’ordine.
Un ragazzo dominicano di 21 anni è stato invece aggredito e rapinato in corso di Porta Ticinese da un ventenne e un sedicenne egiziani, che lo hanno spinto a terra per strappargli una collana d’oro. I due sono stati arrestati poco dopo dai carabinieri.
E ancora: un controllore Atm è stato brutalmente aggredito nella stazione Lotto della metropolitana durante un controllo. La Filt Cgil ha parlato di “ennesimo episodio di violenza selvaggia” chiedendo più presidi e maggiore tutela per il personale del trasporto pubblico.
Sempre a maggio una donna è stata picchiata in zona Greco mentre passeggiava con il cane vicino a casa. L’aggressore, descritto come uno sconosciuto in evidente stato di alterazione, avrebbe tentato di strapparle il guinzaglio colpendola con pugni e schiaffi.
L’emarginazione delle seconde generazioni e le baby gang: la “Milano delle lame”
Dietro molte delle vicende finite nelle cronache milanesi emerge anche il tema delicato delle seconde generazioni e del disagio giovanile urbano. Non si tratta semplicemente di criminalità tradizionale. In molti casi gli aggressori sono ragazzi cresciuti in Italia, spesso nati nelle periferie milanesi, sospesi tra identità irrisolte, fragilità familiari, marginalità sociale e una cultura della strada che esaspera l’idea del branco, del rispetto e della violenza come forma di riconoscimento.
Il Corriere della Sera, nella sua lunga analisi sulla “Milano delle lame”, ha raccolto le parole di educatori, magistrati minorili e investigatori che raccontano una generazione convinta di non avere futuro e sempre più attratta da modelli di aggressività ostentata. Il procuratore minorile Luca Villa ha parlato di un “utilizzo disinvolto del coltello”, mentre gli educatori descrivono ragazzi che vivono “alla giornata”, senza percezione reale delle conseguenze delle proprie azioni.
I numeri: Milano resta la capitale italiana dei reati denunciati
I dati del Viminale elaborati dal Sole 24 Ore e pubblicati lo scorso autunno raccontano una situazione complessa. Milano continua a essere una delle città italiane con il più alto numero di reati denunciati. Nel 2024 nell’area metropolitana milanese sono state registrate 225.786 denunce, pari a circa 618 reati al giorno. A crescere sono soprattutto i cosiddetti “reati di strada”: rapine, aggressioni, lesioni e violenze urbane. Altro dato significativo riguarda i minori: nel 2024 le denunce e gli arresti di under 18 sono cresciuti del 16% rispetto all’anno precedente. E anche se il totale complessivo dei reati milanesi mostra un lieve calo rispetto ad alcuni picchi storici del passato, la percezione di insicurezza continua a crescere. Perché a colpire non sono solo i numeri, ma la natura stessa degli episodi: aggressioni improvvise, violenza casuale, brutalità giovanile e conflitti che esplodono sempre più spesso negli spazi pubblici della città.

