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Milano
Ennesimo schiaffo di Pisapia: per Sogemi scarta Zinna. E il Pd esplode. Inside

di Fabio Massa

Andavano (più o meno) tutti d'amore e d'accordo, nel Pd milanese. Tutti erano consapevoli che andava "ridato lustro al partito". Tutti volevano "contare di più a Milano", anche dal punto di vista delle scelte politiche dell'amministrazione Pisapia. Quindi, quando il segretario Pietro Bussolati ha cominciato il percorso di "indirizzo" per la scelta dei nuovi vertici delle partecipate, nessuno ha avuto da dire. Ora però, la contesa tra il sindaco, che continua a pretendere di decidere tutto da solo, e il segretario metropolitano, già divide i democratici. Nulla di nuovo sotto il sole, beninteso. Se non fosse che anche la nomina di Nicolò Dubini ad amministratore unico di Sogemi, ieri, è arrivata come l'ennesimo schiaffo da parte del sindaco al Partito Democratico. Nella società che gestisce l'Ortomercato, ovviamente, il rinnovamento era obbligato: Predeval non poteva essere rinominato. Anche su questa casella, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, i democratici avevano avanzato una proposta al primo cittadino: quella di Paolo Zinna, ingegnere, manager e consulente. Già consigliere di amministrazione di Sogemi, l'argomento di certo lo conosce bene. Politicamente vicinissimo ai democratici, visto che è segretario del circolo Milano Futura, in zona 2, è stato l'oggetto di molte trattative tra Bussolati, Alfieri e il capo di gabinetto di Pisapia Maurizio Baruffi. Inutilmente. Cassato Zinna, ora il partito deve scegliere che cosa fare. Pure il curriculum di Nicolò Dubini era stato "vagliato" dal Pd ed era stato presentato tra i papabili, dall'ex "arancione" Anna Scavuzzo. Il Pd deve quindi scegliere se mollare il colpo oppure andare avanti, anche perché la partita vera è quella di A2A. Le tensioni, nel partito, sono evidenti. Il segretario Pietro Bussolati dovrà decidere se tenere la barra dritta e cercare il massimo coinvolgimento oppure se farsi convincere da chi pensa che il Pd non debba immischiarsi nelle vicende delle nomine. Una tesi portata avanti da Fabrizio Vangelista, ex tesoriere del Pd diretto da Cornelli, che su Facebook si è vantato di non aver mai cercato "posti", innescando una polemica interna. Intanto, proprio per quanto riguarda A2A, si vocifera che il sindaco sarebbe pronto all'accordo con i democratici (anche perché la partita è complessa, visto che si gioca con Brescia). Il Pd ha chiesto forte discontinuità, e infatti Pippo Ranci ha già detto che non si ripropone. Sempre da rumors raccolti da Affaritaliani.it, pare che nelle liste il nome "forte" sia quello di Giovanni Valotti, attuale presidente di Metropolitana Milanese. Personalità stimatissima da tutti, ha fatto molto bene nella società nella quale il direttore generale è Stefano Cetti.

A questo bailamme di nomine si aggiunge poi la lite in atto tra l'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino e il segretario regionale Alessandro Alfieri. Anche qui la questione politica è intricata, mentre quella fattuale davvero semplice. Majorino propone di smembrare le competenze sulla sanità in gestioni più "localizzate", levandole quindi dalla Regione Lombardia. Il Pd difende invece l'attuale assetto. La sintesi del tutto l'ha fatta il vicepresidente della Regione Lombardia, nonché assessore alla Sanità Mario Mantovani, forzista: "E' una lite interna ai democratici". Sintesi di parte, ma vera. Majorino è stato un civatiano della prima ora, e ha sostenuto con forza la candidatura di Diana De Marchi a segretario regionale, in opposizione a quella proprio del renziano Alessandro Alfieri, risultato poi vincitore. Nulla di strano, dunque, che i due litighino. Il problema è che Majorino e i civatiani, a livello metropolitano, dopo il primo turno hanno invece sostenuto Pietro Bussolati, un altro renziano. Che adesso viene trascinato anche in questa polemica "sanitaria" davvero un po' stucchevole.

@FabioAMassa

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