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Ex Ilva, nuovo stop della Corte d’Appello di Milano: confermato lo spegnimento degli altiforni

Respinta anche la seconda richiesta di sospensiva presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia. I giudici: “La tutela della salute resta prevalente”. Il 20 ottobre il caso approderà alle Sezioni Unite della Cassazione

Ex Ilva, nuovo stop della Corte d’Appello di Milano: confermato lo spegnimento degli altiforni

La Corte d’Appello di Milano conferma ancora una volta lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. I giudici della sezione imprese hanno infatti respinto anche la seconda richiesta di sospendere il decreto che dispone la fermata degli altiforni, presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia, entrambe in amministrazione straordinaria. Il provvedimento, depositato oggi dopo l’udienza del 30 settembre, ribadisce la linea già seguita l’11 settembre, quando la Corte aveva rigettato una prima istanza di sospensiva.

I giudici: “La tutela della salute è prevalente”

Il passaggio centrale del nuovo provvedimento riguarda il bilanciamento tra attività produttiva e tutela della salute. “A prescindere dalle valutazioni di merito”, scrive il collegio presieduto da Giuseppe Ondei, “la tutela del diritto alla salute risulta comunque prevalente”, nel rispetto sia dell’interpretazione comunitaria sia delle previsioni costituzionali italiane. La Corte richiama in particolare l’articolo 41 della Costituzione, nella formulazione modificata nel 2022, secondo cui l’iniziativa economica privata non può svolgersi arrecando danno “alla salute o all’ambiente”.

Ecco perché la Cassazione il 20 ottobre non cambierà il quadro

Ilva e Acciaierie d’Italia avevano fondato la nuova richiesta di sospensione anche sul fatto che per il 20 ottobre è stata fissata davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione l’udienza sui ricorsi straordinari presentati dalle due società. Per i giudici milanesi, però, la fissazione dell’udienza non rappresenta un elemento nuovo tale da modificare il precedente giudizio. Secondo la Corte, infatti, la data del 20 ottobre non incide sulla situazione sostanziale o processuale già valutata e non può quindi cambiare il bilanciamento tra gli interessi in gioco.

Lo stop deve essere attuato entro il 26 ottobre

Il decreto che dispone la fermata dell’area a caldo era stato emesso il 27 luglio dalla stessa Corte d’Appello di Milano e prevedeva un termine di 90 giorni per l’attuazione. La scadenza cade dunque il 26 ottobre. Nel frattempo, però, il siderurgico di Taranto si sta già avvicinando alla fermata operativa. Le materie prime necessarie alla produzione sono infatti in esaurimento e, dopo il provvedimento di luglio, non ne sarebbero state ordinate di nuove. Gli impianti rimasti ancora in funzione si avviano così verso il preriscaldo, cioè una condizione di minimo tecnico senza produzione.

Verso un aumento della cassa integrazione

La fermata degli impianti potrebbe avere conseguenze anche sul fronte occupazionale. Acciaierie d’Italia dovrebbe infatti comunicare un aumento dei lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione. Attualmente l’autorizzazione del ministero del Lavoro riguarda 4.500 addetti del gruppo, di cui circa 3.800 nello stabilimento di Taranto. Il prossimo passaggio giudiziario resta dunque fissato per il 20 ottobre davanti alla Cassazione. Ma, allo stato, il provvedimento di spegnimento degli altiforni rimane pienamente efficace.