La Procura di Milano ha fermato Zakaria Ben Haddi, 21 anni, nato a Vimercate, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Secondo il pm Alessandro Gobbis, il giovane si sarebbe associato allo Stato Islamico e attraverso i propri profili social avrebbe diffuso costantemente video di propaganda jihadista riconducibili all’organizzazione e al primo Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi, raggiungendo “una platea potenzialmente infinita di utenti con reale pericolo di diffusione virale”. Tra i contenuti pubblicati, apologie di attentati contro i cristiani e l’Occidente, incitamento al martirio e un esplicito riferimento all’episodio di Modena del 15 maggio 2026, quando un uomo aveva investito sette persone con un’auto.
Il biglietto per il Marocco e la spirale di radicalizzazione
A rendere il quadro più preoccupante, al momento della perquisizione Ben Haddi era in possesso di un biglietto aereo per il Marocco con partenza fissata al 9 giugno. Gli investigatori della Digos hanno ricostruito una progressiva accelerazione della sua radicalizzazione ideologico-religiosa, culminata nella pubblicazione di post che facevano “ritenere concreta l’intenzione a una reale attivazione violenta“, nella consapevolezza di essere in procinto di lasciare l’Italia.
“Post solo divulgativi”: la difesa davanti al gip
Interrogato dal gip Rossana Mongiardo, chiamata a decidere entro domani sulla convalida del fermo, il 21enne assistito dall’avvocato Paola Morelli ha respinto le accuse sostenendo che i contenuti condivisi avessero esclusivamente scopo divulgativo e che non avesse alcuna intenzione di compiere attentati. Sul riferimento a Modena ha dichiarato di sapere che non si è trattato di un atto terroristico, pur avendo pubblicato il video dell’auto che travolge i passanti. Il biglietto per il Marocco, ha spiegato, era per sostenere un esame.
Il collegamento con l’inchiesta su “Chat Terza Posizione”
Il filone investigativo che ha portato al fermo di Ben Haddi trae origine da un’indagine più ampia della Digos, avviata nel marzo 2025 con l’individuazione del gruppo Telegram “Chat Terza Posizione”, richiamo alla formazione neofascista attiva tra il 1978 e il 1982. Nell’ambito di quella inchiesta erano finiti agli arresti domiciliari l’amministratore del gruppo e in carcere un minorenne per addestramento con finalità di terrorismo, oltre a numerose perquisizioni nei confronti di soggetti accusati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con apologia della Shoah e del genocidio del popolo ebraico.
Le reazioni politiche: da Piantedosi a Salvini, fino a FdI
L’operazione ha suscitato immediate reazioni dalla politica. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha elogiato “la capillare azione di presidio del territorio e il costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo”, ringraziando le forze dell’ordine e l’intelligence per l’intervento tempestivo. Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato sui social: “Un altro giovane ‘italiano doc’ fermato per terrorismo islamico.” Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha definito il fermo “la conferma che l’impianto normativo e di sicurezza messo in piedi dal governo Meloni funziona”, mentre il deputato Riccardo De Corato ha annunciato un’interrogazione parlamentare ai ministri Nordio e Piantedosi per chiedere un’azione coordinata tra le Procure contro le reti eversive attive sui social.

