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Milano

Milano celebra il genio di Josef Albers (Bottrop, Germania, 1888 - New Haven, USA, 1976), attraverso una mostra in due sedi promossa dalla Josef & Anni Albers Foundation e dalla Fondazione Stelline, che ripercorre alcuni degli aspetti fondanti della carriera del grande artista modernista ed esponente del Bauhaus. Alla Fondazione Stelline (c.so Magenta 61), dal 26 settembre 2013 al 6 gennaio 2014, si tiene la prima monografica a Milano delle opere di Josef Albers.

Josef Albers. Sublime Optics esplora la componente spirituale dell'arte dell’autore tedesco. Di formazione cattolica, religione che non ha mai abbandonato, ha incorporato il linguaggio figurativo della tradizione cristiana in molti dei suoi lavori, interpretando la trasformazione del colore e del tratto come eventi spirituali se non addirittura di natura mistica.

Curata e allestita da Nick Murphy (Projects Director della Josef and Anni Albers Foundation), sulla base di un progetto ideato e curato da Nicholas Fox Weber (Executive Director della Josef and Anni Albers Foundation), Josef Albers. Sublime Optics offre una prospettiva unica su questo maestro del Bauhaus, raccogliendo rari disegni giovanili, vetri colorati, vetri sabbiati e una selezione di dipinti astratti. Il percorso espositivo presenta 78 lavori realizzati all'inizio della sua carriera artistica, quando insegnava in Vestfalia fino agli ultimi giorni della sua vita: dal primissimo disegno conosciuto fino all'ultimo Omaggio al Quadrato. Tutte le opere sono pervase dalla purezza e dall’onestà del suo pensiero, ma soprattutto dal suo credere fermamente che, applicando il talento artistico con dedizione e verità, sia possibile trasformare la realtà quotidiana in modo miracoloso.

“La mostra - afferma Nick Murphy - s’indirizza a questo secondo e meno religioso senso di spiritualità di Albers. Josef Albers. Sublime Optics analizza gli esperimenti del maestro con la luce (attraverso raffinate manipolazioni di colore, forme e linee) in modo da creare ulteriori misteri nel mondo, misteri che possano funzionare come esercizi spirituali per nostri occhi. È come un ottico mistico che ci fa indossare lenti per veder meglio il sublime intorno a noi”. L’iniziativa alla Fondazione Stelline è il primo “ritorno a Milano” delle opere dell’artista dopo quasi 80 anni di assenza da quando - nel 1934 - Wassily Kandinsky organizzò una mostra di stampe di Albers nel capoluogo lombardo a un anno dalla chiusura del Bauhaus (di cui Albers fu studente e docente dal 1920 al 1933). E torna a Milano a pochi passi da quel “Cenacolo” di Leonardo da sempre ammirato dall’artista tedesco. “Siamo orgogliosi di poter offrire a Milano una personale di Josef Albers dopo 80 anni che l'artista non era presente con proprie esposizioni nella nostra città” – ha dichiarato la Presidente della Fondazione Stelline PierCarla Delpiano – “Ospitare una monografica come quella di Albers è un tassello prezioso che si inserisce perfettamente nel mosaico di internazionalizzazione e di apertura culturale al mondo, che le Stelline vogliono comporre anche in vista dell’Esposizione universale del 2015”.

In occasione della mostra, valorizzando l’attenzione di Josef Albers nel rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone, compresi coloro che non possono liberamente godere di questo privilegio, la Fondazione Stelline e la Josef and Anni Albers Foundation hanno sviluppato una preziosa collaborazione con il carcere di Bollate e E.S.T.I.A. Cooperativa Sociale Onlus, grazie alla quale la compagnia del teatro In-Stabile del Carcere realizzerà uno spettacolo ispirato a testi di Josef Albers, e le persone detenute potranno partecipare a workshop organizzati insieme all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fare esperienza degli stessi metodi rivoluzionari di insegnamento del grande maestro della Bauhaus. La seconda esposizione Imparare a vedere: Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale in programma dal 2 ottobre al 1° dicembre 2013 nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera (via Brera 28), è curata da Samuele Boncompagni e da Giovanni Iovane e approfondisce l’impatto dell’innovativo metodo d’insegnamento di Albers, dapprima al Bauhaus, quindi al Black Mountain College di Asheville (North Carolina, USA) e infine alla Yale University di New Haven (Connecticut, USA). La passione e la creatività impiegate da Albers durante le sue lezioni saranno rilette attraverso quattro Omaggi al quadrato di Albers e 100 tra documenti, foto, libri, materiale didattico dello stesso Albers e dei suoi studenti, che documentano in maniera approfondita la qualità del suo insegnamento.

Per rimarcare l’elemento essenziale dei suoi corsi accademici, che traeva le sue origini dal periodo del Bauhaus, Albers era solito dire: “Io non ho insegnato pittura perché non può essere insegnata. Io ho insegnato a vedere”. Secondo lui, il compito del grande artista è la rivelazione e l’evocazione di una visione. Non si può insegnare l’arte ma sicuramente si può fare esperienza di come vedere bene. A tal proposito, tutti gli esercizi e “i pannelli didattici” avevano lo scopo non di illustrare una teoria precostituita ma di “far aprire gli occhi” ai suoi allievi.

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fondazione stelline







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