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Garlasco, il “mostro giuridico” che rischia di congelare il processo a Sempio prima ancora di cominciare

La condanna definitiva di Alberto Stasi e la richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio per lo stesso omicidio aprono un cortocircuito giudiziario. Le mosse della difesa e il rischio di uno stop destinato a durare anni

Garlasco, il “mostro giuridico” che rischia di congelare il processo a Sempio prima ancora di cominciare
Angela Taccia ed Andrea Sempio

La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Ma il nuovo procedimento sul delitto di Garlasco rischia di fermarsi ancora prima di cominciare. Il motivo è un paradosso giudiziario che potrebbe trasformare uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi vent’anni in un vero e proprio rompicapo per la giustizia italiana. Per quello stesso omicidio, infatti, esiste già un condannato definitivo: Alberto Stasi. E la sua sentenza, almeno per il momento, resta pienamente valida.

Come ricostruisce l’Ansa, siamo di fronte a quello che gli stessi difensori di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno definito una sorta di “mostro giuridico”. Una situazione processuale del tutto particolare, nella quale due percorsi giudiziari rischiano di sovrapporsi, condizionarsi a vicenda e, soprattutto, paralizzarsi.

Il paradosso di Garlasco: un condannato definitivo e un nuovo imputato

La questione è apparentemente semplice, ma dalle conseguenze potenzialmente dirompenti. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per aver ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007. La Procura di Pavia sostiene ora che a commettere il delitto sia stato Andrea Sempio, per il quale ha chiesto il processo. Non si tratta, almeno nell’impostazione delle due ricostruzioni accusatorie, di un’ipotesi di concorso nell’omicidio. Il problema nasce proprio da qui: è possibile processare una persona per un delitto del quale un’altra è già stata riconosciuta come unica responsabile con una sentenza irrevocabile?

Una risposta, sul piano strettamente giuridico, esiste. Il nostro ordinamento contempla la possibilità che emergano sentenze definitive inconciliabili tra loro e prevede lo strumento della revisione per rimediare a un eventuale errore giudiziario. L’articolo 630 del codice di procedura penale disciplina proprio questa eventualità. Non esiste dunque un divieto automatico di celebrare un secondo processo. Ma la particolarità di Garlasco è che la contraddizione si manifesta quando il secondo procedimento deve ancora iniziare. Ed è su questo terreno che si prepara la battaglia dei legali di Sempio.

La mossa della difesa: fermare tutto prima del processo

Gli avvocati Cataliotti e Taccia hanno già annunciato che chiederanno al giudice dell’udienza preliminare, Luigi Riganti, di sospendere il procedimento in attesa che venga definita la revisione della condanna di Stasi. In altre parole, prima di decidere se Sempio debba affrontare un processo, secondo la difesa bisognerebbe chiarire la posizione dell’uomo che per quello stesso delitto è già stato condannato.

Se il giudice dovesse respingere la richiesta, i legali intendono sollecitare una questione di legittimità costituzionale, chiedendo che sia la Consulta ad affrontare il problema. Naturalmente spetterebbe al giudice valutare se la questione sia rilevante e non manifestamente infondata, condizioni necessarie per rivolgersi alla Corte costituzionale.

Non è esclusa, tuttavia, una soluzione ancora più immediata. Secondo quanto riferisce l’Ansa, negli ambienti giudiziari pavesi c’è chi ritiene possibile che lo stesso gup decida di sospendere il procedimento senza coinvolgere la Consulta. Un’ipotesi, non un automatismo previsto dalla legge, che resta comunque subordinata alle valutazioni del magistrato. Il risultato potrebbe essere clamoroso: un’indagine durata mesi, culminata nella richiesta di rinvio a giudizio, potrebbe approdare a un’udienza preliminare destinata a essere congelata quasi immediatamente.

L’altro nodo: come si può prevedere una condanna se esiste già un colpevole?

A rendere ancora più complicata la situazione interviene la riforma del processo penale. Oggi il giudice dell’udienza preliminare deve disporre il rinvio a giudizio quando gli elementi acquisiti consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna. Ma come si concilia questa valutazione con l’esistenza di una sentenza definitiva che attribuisce la responsabilità del medesimo delitto a un’altra persona? È uno degli interrogativi posti dalla difesa di Sempio, insieme a un’ulteriore questione paradossale: lo stesso Stasi, secondo Cataliotti, potrebbe persino essere legittimato, almeno in astratto, a costituirsi parte civile nel procedimento contro Sempio.

Si arriverebbe così alla situazione singolare di un uomo condannato definitivamente per omicidio che potrebbe chiedere un risarcimento nell’ambito del processo a un’altra persona accusata di aver commesso quello stesso omicidio. Sono questioni che non determinano necessariamente l’impossibilità di procedere, ma mostrano quanto il nuovo processo rischi di aprire problemi giuridici prima ancora di affrontare le prove.

La revisione di Stasi rischia di durare anni

Il vero ostacolo, però, potrebbe essere rappresentato dai tempi. I difensori di Alberto Stasi si preparano a depositare tra il 10 e il 20 novembre una nuova istanza di revisione della condanna, sostenendo che siano emersi elementi probatori in grado di ribaltare il verdetto. A pronunciarsi sarà la Corte d’Appello di Brescia. Un primo passaggio sull’ammissibilità potrebbe arrivare, secondo le ipotesi riportate dall’Ansa, nell’arco di tre o quattro mesi dal deposito. Ma sarebbe soltanto l’inizio.

Qualora la richiesta venisse dichiarata ammissibile, si aprirebbe infatti una nuova fase di giudizio nel merito, con la possibilità di ulteriori impugnazioni in Cassazione e persino di un annullamento con rinvio, che comporterebbe un nuovo esame davanti ai giudici bresciani. Un percorso potenzialmente lunghissimo, destinato a protrarsi ben oltre il 2027.

A complicare il quadro c’è anche l’incertezza sulla posizione della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, che non ha ancora chiarito se intenda presentare una propria richiesta di revisione. A Brescia, intanto, sarà il reggente della Procura generale Domenico Chiaro a confrontarsi con la documentazione prodotta dalla difesa di Stasi.

Due processi, un omicidio e il rischio di una lunga paralisi

Il cortocircuito è evidente. Se il procedimento contro Sempio venisse sospeso in attesa della revisione di Stasi, la sua sorte finirebbe per dipendere da un altro giudizio, articolato e potenzialmente destinato a durare anni. Se invece i due percorsi procedessero contemporaneamente, bisognerebbe affrontare il rischio di decisioni contrastanti sulla responsabilità dello stesso omicidio. Il codice offre strumenti per risolvere un’eventuale inconciliabilità tra sentenze definitive. Ma questo non significa che la soluzione sia semplice, né che i due procedimenti debbano necessariamente attendersi a vicenda. Il rischio concreto è dunque che la nuova inchiesta di Garlasco si trovi subito a fare i conti con un problema preliminare, capace di rinviare per molto tempo qualsiasi valutazione nel merito delle accuse nei confronti di Sempio, che continua a proclamarsi innocente.

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