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Garlasco: le tre coppie di avvocati che si danno battaglia per l’ultima verità sul delitto di Chiara Poggi

Bocellari-De Rensis lavorano per demolire la condanna di Stasi, Tizzoni-Compagna difendono la verità fissata dalle sentenze, Cataliotti-Taccia danno battaglia per Sempio

Garlasco: le tre coppie di avvocati che si danno battaglia per l’ultima verità sul delitto di Chiara Poggi

Nel caso Garlasco non c’è più soltanto un’indagine, e forse nemmeno un unico processo. Ci sono ormai tre strategie legali, tre letture degli stessi fatti e, soprattutto, tre diverse verità processuali che convivono e si scontrano attorno all’omicidio di Chiara Poggi. A raccontare i profili dei sei avvocati protagonisti di questa nuova stagione del caso è il Corriere della Sera: Giada Bocellari e Antonio De Rensis per Alberto Stasi, Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna per la famiglia Poggi, Liborio Cataliotti e Angela Taccia per Andrea Sempio. Più ancora delle biografie, però, a colpire è il modo in cui le tre coppie incarnano ormai tre linee perfettamente riconoscibili. Una lavora per smontare la condanna definitiva di Stasi. Una difende la verità giudiziaria raggiunta dopo anni di processi. La terza si prepara invece a impedire che il nuovo indagato diventi il nuovo colpevole del delitto.

Bocellari-De Rensis: demolire la condanna di Stasi

La prima strategia è quella più apertamente revisionista. Giada Bocellari ha fatto della difesa di Alberto Stasi una battaglia durata anni. Cresciuta professionalmente nello studio del professor Angelo Giarda, conosce il fascicolo in ogni dettaglio e, secondo la ricostruzione del Corriere, proprio le sue indagini difensive hanno avuto un ruolo centrale nella riapertura del caso. La linea è chiara: tutto ciò che emerge oggi deve essere riletto alla luce della condanna inflitta a Stasi. Le controanalisi sui pedali della bicicletta sono diventate, in questa impostazione, molto più di un nuovo elemento tecnico. Per la difesa sono la prova che il quadro originario fosse incompleto e che la sentenza definitiva debba essere rimessa in discussione. Non a caso Bocellari e De Rensis hanno accolto le ultime novità sostenendo che sarebbero in grado di “disintegrare” la condanna.

De Rensis completa questa strategia sul piano pubblico. Più televisivo, più comunicativo, più incline alla frase allusiva e all’attesa del prossimo “colpo di scena”, è diventato il frontman della difesa Stasi. La loro verità processuale è dunque questa: il caso non è chiuso, perché la condanna di Stasi poggerebbe su un quadro che oggi può essere rimesso radicalmente in discussione.

Tizzoni-Compagna: difendere ciò che i processi hanno già stabilito

Esattamente opposta è la linea della famiglia Poggi. Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna partono da un presupposto differente: la verità processuale esiste già ed è quella che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Tizzoni è il contraltare naturale di Bocellari. Anche lui segue il caso da quasi vent’anni, conosce il fascicolo in profondità e ha sempre respinto l’idea che ogni nuovo elemento possa automaticamente trasformarsi in una crepa nella sentenza. Il punto centrale della sua linea è il peso del giudicato: Stasi è stato condannato al termine di un percorso giudiziario lungo e complesso e, secondo la posizione dei legali della famiglia Poggi, quanto sta emergendo oggi non cancella ciò che è già stato valutato.

Anche sulle controanalisi dei pedali, la loro posizione è rimasta opposta a quella della difesa Stasi: per Tizzoni e Compagna si tratta di elementi già conosciuti e affrontati nel contraddittorio processuale. La loro preoccupazione è anche un’altra: che l’inchiesta finisca per trasformarsi in quella che hanno definito una “ricerca di un colpevole alternativo”, spostando continuamente il baricentro del caso senza arrivare a una verità più solida.

La loro verità processuale è quindi opposta a quella di Bocellari e De Rensis: il delitto ha già un responsabile individuato da una sentenza definitiva e le nuove indagini non devono diventare uno strumento per cancellare retroattivamente tutto ciò che è stato accertato.

Cataliotti-Taccia: difendere Sempio senza sposare la battaglia di Stasi

Poi c’è la terza posizione, forse la più delicata. Angela Taccia e Liborio Cataliotti difendono Andrea Sempio, oggi al centro della nuova indagine pavese. Ma la loro strategia non coincide necessariamente con quella della difesa Stasi.

Ed è qui che il caso diventa più interessante. Per sostenere che Sempio è innocente, infatti, non è indispensabile sostenere che Stasi lo sia. E viceversa. Taccia è legata a Sempio da un rapporto personale che precede quello professionale: è un’amica di lunga data e non lo ha mai abbandonato.

La svolta nella difesa, secondo il Corriere, è arrivata però con l’ingresso di Cataliotti. L’avvocato ha imposto una linea più tecnica e misurata rispetto alla precedente stagione difensiva. Meno piste alternative, meno suggestioni, più lavoro sugli indizi contestati dalla Procura. La strategia consiste nel separare nettamente la posizione di Sempio da tutto il resto: il problema dei test sui pedali, la possibile revisione per Stasi, gli errori o le omissioni del 2007 non cambiano automaticamente le contestazioni mosse oggi al loro assistito. La loro verità processuale, dunque, è una terza: anche se la condanna di Stasi dovesse essere rimessa in discussione, questo non significa affatto che Sempio debba diventare il nuovo colpevole.

Tre strategie che non si sovrappongono

Le tre difese non si muovono lungo una semplice linea “Stasi contro Sempio”. Per Bocellari e De Rensis il primo obiettivo è dimostrare che Stasi non doveva essere condannato. Per Tizzoni e Compagna l’obiettivo è impedire che quasi vent’anni di processi vengano riscritti sulla base delle nuove indagini. Per Cataliotti e Taccia l’obiettivo è evitare che il possibile indebolimento della posizione di Stasi si traduca automaticamente nel rafforzamento dell’accusa contro Sempio. Tre strategie che possono occasionalmente convergere su singoli punti, ma che restano profondamente diverse.

Il paradosso finale: due possibili innocenti e nessun nuovo colpevole

Se la difesa Stasi riuscisse a ottenere una revisione e a mettere seriamente in discussione la condanna definitiva, non è affatto detto che la Procura riesca poi a dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità di Sempio. Lo stesso Corriere individua qui uno dei possibili finali più imprevedibili della vicenda: Stasi potrebbe riuscire a riaprire il proprio processo mentre Sempio potrebbe essere assolto dalle accuse mosse nei suoi confronti. In quel caso le strategie di Bocellari-De Rensis e Cataliotti-Taccia avrebbero entrambe raggiunto il proprio obiettivo, pur partendo da presupposti completamente differenti.

E la famiglia Poggi si troverebbe davanti allo scenario che più teme: la verità processuale costruita in quasi vent’anni nuovamente messa in discussione senza che ne emerga necessariamente un’altra capace di sostituirla.