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Nozze gay, Bruti Liberati smentisce Pisapia: “Non è indagato”

Nozze gay, Bruti Liberati smentisce Pisapia: “Non è indagato”
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Il sindaco di Milano aveva annunciato di essere iscritto nel registro degli indagati per omissione di atti d’ufficio non avendo ottemperato alla richiesta del prefetto di cancellare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, “non e’ indagato” per non avere ottemperato alla richiesta del prefetto di cancellare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero. Ad affermarlo e’ il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che cosi’ smentisce lo stesso Pisapia, il quale, intervenendo sabato ad un convegno del Pd, aveva annunciato di essere iscritto nel registro degli indagati per omissione di atti d’ufficio. A quanto si è appreso, in Procura c’e’ un fascicolo, affidato al pm Letizia Mannella, che e’ a carico di ignoti ed e’ nato dall’esposto di un’associazione di cittadini. Il sindaco di Milano ha preso atto di non essere indagato dalla Procura di Milano ed ha spiegato: “Ho saputo che il procedimento è contro ignoti, ma in realta’  quegli ignoti sono noti: le trascrizioni le ho fatte io perche’ non volevo si andassero a cercare responsabilita’ di qualche funzionario e le ho fatte perche’ le ritenevo legittime”. Il sindaco ha quindi aggiunto di aver parlato perche’, ha detto, “il problema doveva essere risolto, non doveva rimanere chiuso nei cassetti. Era giusto che mi assumessi la responsabilita’ di quello che ho fatto e non so cercassero ignoti tra soggetti che, invece, ignoti non erano”.

Sula scelta del sindaco di Milano di trascrivere le unioni gay, questo il commento del coordinatore lombardo di Forza Italia Mariastella Gelmini: “Quanto ha fatto Pisapia è uno scavalcare i compiti del Parlamento, noi pensiamo che il Parlamento debba ampliare il riconoscimento dei diritti. Pisapia sapeva di compiere un atto non previsto dalla legge, in qualche modo anche lui s’è prestato alla strumentalizzazione. Mai come in questo campo è sbagliato perché riguarda la vita delle persone. Dobbiamo impegnarci tutti a Roma per risolvere il problema lasciando su due piani diversi la famiglia tradizionale rispetto a quello che non è una nuova famiglia ma il riconoscimento di nuovi diritti”.