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Gismondo, la signora del ciondolo. Presa con le mani nel Sacco

Gismondo, la signora del ciondolo. Presa con le mani nel Sacco

"Accoronati", la  nuova rubrica di Affaritaliani.it Milano. Di Francesco Francio Mazza

Invece di approfittare della cronica mancanza di memoria del Paese, è tornata a farsi sentire la Signora del Ciondolo, quella che il coronavirus era appena più grave di un’influenza e vedrete tutti tra poco mi chiederanno scusa.
E lo fa con una lettera inviata al Giornale che dovrebbe essere, secondo noi, studiata nelle scuole per avere un’idea più precisa dell’Italia e dei suoi vizi all’inizio del XXI secolo.
Alla Gismondo non sfiora minimamente il pensiero che fu anche a causa delle sue parole che molta gente assunse comportamenti sbagliati frutto di un’idea sbagliata, andando incontro a grossi rischi, pagati chissà a che prezzo. A giudicare dal suo intervento, l’unica cosa che le interessa è gridare “tutti colpevoli, nessun colpevole”, ovvero la stessa cosa che in questo Paese ripete puntualmente chi viene beccato con le mani nel Sacco.
Purtroppo per lei, l’eventuale colpa collettiva non monda mai quella individuale: in un Paese serio, chiunque dovrebbe rispondere personalmente delle proprie parole, specie se a esprimerle è uno scienziato in un momento cruciale della Storia, e non dovrebbe esserle concesso di nascondersi come un scolaro delle medie dietro gli eventuali errori dei colleghi. Soprattutto perché le circostanze citate dalla Signora sono ben diverse dalla sua.
Nel suo j’accuse, l’appassionata di ciondoli accusa Burioni, Galli, Capua eccetera di aver affermato, all’inizio di febbraio, che per l’Italia il pericolo corona virus era pari a “zero”. Aldilà del cattivo gusto, effettivamente lette oggi e fuori dal loro contesto, queste dichiarazioni sembrano perlomeno avventate: tuttavia non sono nemmeno paragonabili alla sparate del ciondolo.
Un conto era esprimersi prima che il virus arrivasse in Italia (quando, tra l’altro, i dati reali sull’epidemia in corso in Cina non erano disponibili o se lo erano, erano incompleti). Completamente diverso esprimersi quando era chiaro che il virus non solo era già in Italia, ma si era diffuso a macchia d’olio in quel di Codogno e di Vò, non esattamente due centri di traffico internazionale. A quel punto, bastava usare la logica: se il virus era lo stesso presente a Wuhan – ed era chiaro a tutti che lo fosse – ed era stato capace di arrivare con quella velocità e quella virulenza in angoli remoti del nostro Paese, allora l’ultima cosa da fare era ridergli in faccia con arroganza, come fatto dalla Signora.
Se prima dell’ultima settimana di febbraio, insomma, le dichiarazioni rassicuranti dei suo colleghi possono essere considerati errori di valutazione, i toni offerti dall’appassionata di ciondoli nel momento in cui il Governo varava le prime zone rosse furono una sfida aperta alle Istituzioni che lanciavano l’allarme, e infatti ottennero enorme risalto sui giornali e nell’opinione pubblica, molto più che le dichiarazioni dei colleghi che la Signora ora cerca di tirare in ballo.
Ma ancora più inquietante è la frase con cui la Signora conclude il suo intervento, descrivendosi come una scienziata che in questo momento “si sta impegnando per la salute di tutti, con sforzi immensi, sacrificando la vanità, irresistibile per alcuni colleghi, della visibilità mediatica”.
Dopo il benaltrismo, insomma, il vittimismo, l’altro proverbiale vizio capitale di questo Paese – dove la serietà e il senso di responsabilità individuale sono spesso chimere - per altro falso e ipocrita nella sostanza.
Falso, perchè la Signora – come mostra una veloce ricerca su Google – ha nel giornale “Il Fatto Quotidiano” la sua piccola curva di appassionati, che non hanno mancato di intervistarla regolarmente nel corso delle settimane, dandole modo di esibirsi in altre spettacolari performance, come quando ancora a inizio marzo ribadiva la tesi del coronavirus uguale all’influenza o, poche settimane fa, sosteneva – senza offrire alcuna prova scientifica al riguardo – che “secondo lei” in Lombardia c’erano molte vittime perchè “il virus è diverso” (gettando quindi, potenzialmente, un allarme mostruoso, perchè allora si tratterebbe di un vero e proprio virus killer: fortuna che nessuno le ha prestato ascolto). Ipocrita perché il concludere in questo modo un intervento dedicato ad all’attacco dei propri colleghi facendo nomi e cognomi denota chiaramente quanto alla Signora dia fastidio il non essere al centro dell’attenzione, quanto soffra nel vedere il nome di altri sotto i riflettori e non il suo.
Cara Signora Gismondo, invece di fare la vittima, faccia i salti di gioia nel poter ancora “impegnarsi per salute di tutti, facendo sforzi immensi”, ovvero di fare il suo lavoro. Milioni di persone il lavoro oggi lo hanno perso e non hanno idea di cosa faranno domani.
E magari sono in casa a piangere i morti di quella che lei chiamava un’influenza.

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