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Milano
Giulia Pedretti, la bresciana nella lista dei 30 migliori under 30 di Forbes
Giulia Pedretti

La bresciana Giulia Pedretti è stata inserita nella lista dei 30 Under 30 Europa 2022 della prestigiosa rivista economica Forbes ed indicata come volto di copertina per il settore Manufacturing &Industry.
C'è grande soddisfazione per un risultato che premia anni di attività e di ricerca in un settore molto importante come la sicurezza sul lavoro. Per Giulia Pedretti, 26 anni, proprietaria e director di Arteak questo riconoscimento arriva in un momento molto importante per la sua azienda che ha sede a Londra, ma con filiali in tutto il mondo, e tra cui figurano clienti internazionali del calibro di Shell, le italiane Saipem ed A2A, l'ndonesiana CSTS e la spagnola Idesa.

Giulia Pedretti, vita e carriera 

Bresciana, a 19 anni Giulia ha deciso di trasferirsi a Londra per conseguire un triennale in Business Administration Global con indirizzo Global Business Management alla prestigiosa Regent's University di Londra. Da quel momento la sua vita si è divisa tra la capitale del Regno Unito ed occasionalmente la sua
Brescia, dando vita ad Arteak, una società con 80 dipendenti di 19 nazionalità diverse dove si parlano 14 lingue, specializzata in consulenza e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro chimico e farmaceutico.
“Non mi aspettavo questo riconoscimento - queste le prime parole di Giulia alla notizia comunicata da Forbes – ma è incredibile essere stata inserita in questa prestigiosa lista ed ancora di più essere arrivata prima nella sezione Manufacturing & Industry. Tutto ciò mi da l’occasione di poter parlare di Sicurezza, l’attività di cui ci occupiamo tutti i giorni. Garantire un ambiente sicuro e privo di rischi è alla base della nostra cultura aziendale e questo ci porta sempre ad un unico obiettivo: salvare vite umane perseguendo il GOAL ZERO (zero incidenti mortali).

I punti di forza di Arteak 

Sono trecento i nomi che Forbes ha inserito per l'Europa nelle sue liste suddivise in: intrattenimento, finanza, arte e cultura, social impact, media & marketing, sport e videogiochi, scienza e salute, manifattura e industria, tecnologia, retail & e-commerce, ma di questi solo 11 sono italiani e, come detto, esclusivamente quattro, tra cui Giulia, sono stati indicati come i volti copertina per la loro categoria. Gli altri italiani finiti in copertina sono i Maneskin, Marco Cancellieri e Khaby. Tanti sono i punti di forza che hanno portato Arteak ad essere leader nel suo settore, ma ciò che caratterizza e distingue l’azienda è la forte cultura alla prevenzione dei rischi, oltre che all'elevata competenza del suo personale, grazie ad una formazione teorica e pratica sul campo, ma soprattutto una formazione etica. Un grande impegno è posto alla valorizzazione della forza lavoro locale. Uno degli obiettivi di Arteak è quello di implementare l’assegnazione di nuovi posti di lavoro in qualsiasi luogo nel mondo in cui opera. Uno dei fattori di successo dell’azienda è il suo essere una compagnia giovane e flessibile, capace soprattutto di adattarsi ad ogni esigenza del cliente in maniera veloce, sia nello studio del caso che nella sua esecuzione.

Pedretti: "Ci distinguiamo per digitalizzazione"

“Penso che una delle cose più importanti che ci contraddistingue sia la digitalizzazione dei servizi – spiega la giovane imprenditrice – aziende che fanno questo tipo di attività esistono, ma aziende che uniscono l'innovazione e la flessibilità a questa tipologia di servizi non ce ne sono. Penso che questo sia stato uno dei fattori chiave che ci ha portato ad ottenere un riconoscimento così importante. Noi siamo sempre orientati alla crescita ed al continuo miglioramento dei servizi che offriamo, grazie alla ricerca, allo sviluppo ed alla digitalizzazione.”

Il servizio on-demand 

Fiore all'occhiello dell'azienda, nato durante il periodo della pandemia, è il servizio offerto on demand per la clientela sparsa nel mondo. I tecnici Arteak sono abituati a spostarsi in ogni angolo del globo, anche nei luoghi più lontani o difficili da raggiungere, ma purtroppo la pandemia ha portato restrizioni di ogni tipo. Invece di bloccare ogni attività, l'azienda ha sviluppato SMART, un progetto che utilizza la realtà aumentata e che permette di portare i suoi servizi in ogni angolo del mondo, dall'ufficio al campo di lavoro e viceversa.
In remoto, il tecnico Arteak può dare in tempo reale le indicazioni a chi è sul posto. In alternativa un tecnico junior presente sul posto può confrontarsi con un collega senior dall'altra parte del mondo sul modo di operare, cosa controllare, come muoversi in quella particolare situazione. Il tutto potendo mandare immagini, video, report in tempo reale e parlare direttamente con il cliente o il responsabile della sicurezza di quel particolare sito di lavoro: “Il progetto SMART: Service Management Augmented Reality Technology ci ha aiutato moltissimo durante la pandemia per poter continuare ad operare e soprattutto mantenere elevati gli standard di sicurezza, ed ora ci è utilissimo per aumentare il livello dei nostri servizi.”

Obiettivo prioritario: la sicurezza

Alla base di tutto questo lavoro in Arteak c'è solo un obbiettivo: la sicurezza, far sì che non ci siano infortuni o morti sul lavoro, un tema molto delicato e sentito anche e soprattutto qui in Italia. Arteak sta attualmente operando in 21 Paesi del mondo ed ha filiali in Italia, nelle Filippine, in Sud Africa, a Singapore ed in Pakistan. Motivo di grande orgoglio è che in questi anni, in tutti i contesti dove ha avuto modo di portare il suo operato, sia sotto forma di consulenza, formazione o fornitura di personale specializzato, non ha registrato nessun incidente mortale.
“L’obiettivo che ci guida da sempre, fin da quando è nata l'azienda, è quello di avere zero incidenti mortali sul lavoro - ci tiene a sottolineare Giulia - In Italia purtroppo è un tema dolente ed ho avuto modo di vedere che nelle realtà dove operiamo all'estero, la sicurezza sul lavoro è un qualcosa che le aziende tengono ad avere, per svariati motivi, ma comunque è un argomento sentito. Qui in Italia la cultura della sicurezza sul posto di lavoro in alcuni particolari contesti deve
purtroppo ancora radicarsi e la mia speranza è di poter contribuire, anche in minima parte a poter invertire questa tendenza.”

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