di Guido Camera*
Il rito delle consultazioni da parte del Presidente della Repubblica è un passaggio importante all’interno della nostra democrazia. Tuttavia non può trasformarsi in una lenta agonia in nome di un tatticismo che non sarebbe compreso dagli elettori e non garantirebbe quella governabilità di cui abbiamo bisogno. Non è più l’epoca in cui si governava con la crisi, come scrisse Andreotti. A mio giudizio non ci sono le condizioni per un Governo figlio di un accordo politico tra le diverse forze politiche. Troppo diverse sono le differenze sui valori che stanno alla base dell’azione delle diverse forze politiche in campo. E’ forse vero che le tradizionali differenze tra destra e sinistra non sono più attuali: tuttavia, su temi fondamentali per governare la società di oggi e domani – economia, giustizia, sicurezza, immigrazione, rapporti internazionali – ci sono forti contrapposizioni tra i principali attori: contrapposizioni che sono, o almeno vengono rivendicate come tali, di natura ideologica.
Una tra tutte: meno tasse e reddito di cittadinanza sono due concetti oggettivamente contrapposti e incompatibili. Il primo slogan è espressione di una visione liberale della società – che è poi quella di cui il Nord, e la Lombardia in particolare, sono storicamente espressione e che mi paiono indicative del successo che la Lega ha ottenuto alle elezioni in queste regioni – dove viene premiato chi ha voglia di impegnarsi e di creare opportunità di lavoro a chi è altrettanto disposto a mettersi in gioco. Senza preclusioni di sorta per nessuno. La conseguenza di questa visione è uno Stato “leggero”, che garantisca le regole del gioco e favorisca lo sviluppo dell’iniziativa privata, ma non entri in campo come giocatore.
Il secondo, a mio giudizio, è uno slogan indicativo di un’idea profondamente dirigista e assistenzialista dello Stato, che contiene un messaggio pericoloso per lo sviluppo della società. Crea peraltro aspettative che non potranno mai essere realizzate, conti alla mano, quantomeno nel breve periodo. Dunque può generare ancora maggiore irritazione negli elettori.
Non credo che gli elettori lombardi e milanesi siano disposti ad accettare mediazioni da parte di chi hanno votato in nome dello slogan “meno tasse” con altre forze politiche che hanno una visione esattamente opposta a quella liberale, nei termini sopra intesi.
Credo che l’unico accordo che gli elettori del Nord sarebbero disponibili ad accettare, è quello che porti ad un Governo che faccia in tempi brevi una legge elettorale che garantisca una piena governabilità. In questo contesto, credo che un premio di maggioranza a una lista potrebbe essere lo strumento migliore per aprire le porte a un strada di chiarezza sulla effettiva consistenza delle alleanze e delle similitudini: una strada che porti a uno scenario da proporre agli elettori in cui esisteranno certamente delle diversità su singoli temi – il pensiero unico non esiste, e grazie a Dio non esisterà mai, anche tra i migliori amici – ma saldamente fondata su di una visione comune in merito ai valori essenziali della società che si vuole proporre agli italiani.
*avvocato del Foro di Milano

