di Roberto Caputo Vice Presidente del Consiglio provinciale di Milano
Franco D’Alfonso in pochi giorni butta nello stagno della politica dei sassi, anzi dei macigni. Prima con l’intervista al Corsera e oggi su Affaritaliani. L’assessore sparacchia alto: non si limita a gigioneggiare, va alla ‘guerre’ e schiera le truppe. Da una parte sollecita la giunta a fare di più, dall’altra rottama i partiti tradizionali. In verità si può dire che è già iniziata, a due anni dalla scadenza, la corsa per l’elezione a sindaco del 2016. I pretendenti sono molti, sia a sinistra che a destra. E D’Alfonso, argutamente, blinda Pisapia che potrebbe essere attratto dalle chimere ministeriali o da una leadership nazionale con Vendola molto in ribasso. Dopo la negativa esperienza della Moratti, Pisapia ha trionfato a Milano sulle ali di molte speranze. Speranze, alcune rimaste nel cassetto. Si è fatta della buona ordinaria amministrazione. Ora, bisogna però lasciare il segno e non può essere demandato tutto ad Expo. Da qui, il richiamo di D’Alfonso e una frustata alla politica. Certo, il Pd in questi anni è stato poco presente in idee e proposte e ha inciso relativamente sulle dinamiche della giunta. La vicenda Boeri ne è un esempio. Ma, forse, pensare all’azzeramento di questo partito e a uno scioglimento nel magma arancione mi sembra azzardato. E’ invece il caso di riprendere un filo politico nel centrosinistra, uscendo da tattiche e strategie di piccolo cabotaggio, ma costruendo tre idee forti per il fine mandato. Occorre giocare d’anticipo senza farsi dettare l’agenda da altri. Mi auguro che il nuovo corso del Pd milanese lavori per questo senza indugi e anche e soprattutto con una logica inclusiva di quell’elettorato che ad oggi non si sente rappresentato.
