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Milano
Il commento/ Expo, Lupi e agnelli

Manifesti pubblicitari dell'Expo tappezzano Milano con il claim "fatelo per i loro figli" con un tempismo degno di Mr. Bean (quello vero). Il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi parla a un convegno sull'edilizia e afferma che incontrerà in mattinata il suo omologo svizzero sul cantiere dell'esposizione commentando "immaginate con quale rabbia" ed è palesemente agitato anche quando, uscendo dal convegno, per sfuggire alle domande dei giornalisti, invece di infilarsi in macchina parte a piedi (lui è maratoneta) e deve sottoporsi a un inseguimento con fuoco di fila per dieci minuti.

Le intercettazioni intanto rivelano che molto c'è ancora da grattare sotto le prime incrostazioni corruttive scoperte.

E allora ci si chiede se Milano c'è la farà a reagire a questa botta a trovare forze e capacità per aprirlo davvero questo benedetto Expo 2015.

Come immaginabile il presidente del Consiglio ha estratto dal cilindro un mega responsabile anti corruzione, atto tanto scontato quanto simbolico, dato che la palese illegalità degli appalti assegnati aprirà la strada ai ricorsi e alle ripetizioni delle gare.

Ma il meglio è tutto in un avverbio "sorprendentemente" che il Commissario unico di Expo usa nell'affermare che la sua fiducia è stata tradita.

A questo proposito vale la pena dire che quella stessa fiducia il numero 2 di Expo Angelo Paris l'aveva carpita più volte e a diversi livelli.

Quando Paolo Glisenti presentò la proposta che Milano si candidasse a ospitare l'Expo alla sindaco Moratti (dopo il rifiuto da parte della Regione Lombardia sancito da Raffaele Cattaneo all'epoca assessore) Paris era già della partita individuato dal comitato promotore all'interno dei collaboratori del Toroc che così bene lavorò all'Olimpiade invernale di Torino.

Paris piacque subito alla dottoressa Moratti che gli affidava ruoli delicati anche nelle trattative con i delegati dei Paesi per ottenere il voto a favore di Milano e sul Lear di famiglia saliva anche lui correggendo fino all'ultimo istante interventi e documenti utili alla candidatura di Milano.Il pomeriggio che Milano vinse su Smirne alla seconda votazione (la prima venne ripetuta) al Palais des Congres di Parigi c'era già Paris a brindare al successo.

Nelle settimane successive fu però abile a stare alla finestra a guardare il tracollo di Glisenti che chiedeva troppi poteri e fu altrettanto abile, alla nomina di Lucio Stanca quale Amministratore delegato di Expo, a mettersi a sua completa disposizione con il vento della fiducia già acquisita e l'utile caratteristica di essere "la memoria storica" dell'avventura milanese dell'Expo, come lo stesso Stanca amava definirlo nel presentarlo a tutti i soggetti coinvolti.

Era sua la controfirma sui principali atti strategici che Stanca emanava e era lui a illustrare al Cda di quel periodo la situazione, il cronoprogramma e ogni aspetto dell'avanzamento del progetto.

Sempre Paris era ufficiale di collegamento tra Expo 2015 spa e Comune di Milano il cui direttore generale era Giuseppe Sala.

Infatti quando Sala viene nominato in sostituzione di Lucio Stanca, liquidato per i suoi capricci sul doppio stipendio (da parlamentare e da Amministratore) Paris e convinto che meglio non potesse andargli.

La gestione di Sala non mette minimamente in discussione il fatto che Paris abbia tante e delicate responsabilità, anche se non permette che diventi Direttore Generale come lui voleva. Paradossalmente mettendolo a capo del settore pianificazione, acquisti e appalti gli serve su un vassoio d'argento l'occasione ideale.
Riconosciamo a Paris come a tutti i "mariuoli" una straordinaria capacità di adeguarsi, adattarsi e dimostrare di essere uomo giusto al posto giusto.

Lo scoramento è dettato dal fatto che, chi è stato "sorprendentemente tradito", seppur in ottima compagnia come ricostruito, non si sia mai accorto di nulla. E quindi, speriamo che in Expo 2015 spa null'altro di analogo si manifesti e nessun'altro soggetto si riveli sorprendentemente sodale di Paris.

Andrea Radic

 

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