Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Il futuro di San Siro nelle mani dei giudici del Tar. Nel frattempo c’è già il cantiere: abbattuta la biglietteria sud

Il futuro di San Siro nelle mani dei giudici del Tar. Nel frattempo c’è già il cantiere: abbattuta la biglietteria sud

Cinque ricorsi contestano la vendita del Meazza e delle aree a Inter e Milan: decisione entro 60 giorni, mentre è iniziata la demolizione della biglietteria sud

Il futuro di San Siro nelle mani dei giudici del Tar. Nel frattempo c’è già il cantiere: abbattuta la biglietteria sud
dal profilo facebook di Enrico Fedrighini

Il destino di San Siro resta sospeso tra le aule del tribunale amministrativo e le prime ruspe entrate in azione intorno al Meazza. Mentre Inter e Milan cominciano a preparare le aree necessarie al futuro cantiere, il Tar della Lombardia dovrà stabilire se la vendita dello stadio e dei terreni circostanti ai due club sia avvenuta nel rispetto delle norme. I giudici hanno riunito in un’unica udienza i cinque ricorsi presentati da cittadini, associazioni e comitati contrari all’operazione. La decisione è attesa entro 60 giorni e potrà comunque essere impugnata davanti al Consiglio di Stato. Dall’esito del contenzioso dipenderanno tempi e prospettive dell’intero progetto.

Cosa è emerso durante l’udienza di martedì 23 giugno

Le posizioni emerse durante le due ore di udienza restano nettamente contrapposte. Il Comune di Milano, rappresentato dal capo dell’Avvocatura Antonello Mandarano, ha chiesto che tutti i ricorsi vengano respinti, sostenendo che le contestazioni siano inammissibili o prive di fondamento. Sulla stessa linea si sono schierati i legali di Inter e Milan, che hanno difeso la trasparenza dell’iter e la correttezza degli atti che hanno condotto alla cessione dello stadio e delle aree. I ricorrenti contestano invece numerosi passaggi dell’operazione, dalla dichiarazione di pubblico interesse alle modalità di vendita, avvenuta senza un bando pubblico. Nel fascicolo entrano anche le prerogative previste dalla cosiddetta “legge stadi”, che consente procedure semplificate per la costruzione o la ristrutturazione degli impianti sportivi. “Attendiamo la decisione – ha spiegato al Giorno l’avvocata Veronica Dini, una dei legali dei ricorrenti – da parte del Comune ci saremmo aspettati posizioni più tecniche, invece di buttarla in politica definendo i ricorrenti come persone mosse dalla volontà di fare opposizione, perché non è così”.

I cinque ricorsi contro la vendita del Meazza

Tra i soggetti che si sono rivolti al Tar figurano 67 cittadini, il Gruppo Verde San Siro e associazioni da tempo contrarie alla cessione dell’area ai club. A questi si è aggiunta la Fondazione Jb – Identità Bianconera, creata da tifosi della Juventus. “Non abbiamo nulla contro Inter o Milan – ha spiegato un rappresentante dell’associazione al termine dell’udienza – ma sosteniamo che è stato svenduto un quartiere di Milano e le squadre hanno prodotto documenti che non fanno che confermare i nostri dubbi sull’operazione”. Secondo l’associazione, gli eventuali vantaggi concessi ai due club milanesi avrebbero compromesso la concorrenza, producendo conseguenze anche nei confronti di altre società sportive.

Tra i ricorrenti c’è anche il consigliere comunale del gruppo misto Enrico Fedrighini, che ha contestato le modalità con cui si è svolta la seduta di Palazzo Marino nella quale è stata approvata la vendita, presentando un ricorso per impedimento delle funzioni istituzionali. “Durante l’udienza – ha osservato Fedrighini – è emersa una singolare propensione a ‘buttarla in politica’ in materia di vendita del Meazza non da parte dei ricorrenti bensì da parte delle difese, anche del Comune, accomunate nel vedere questo ricorso alla giustizia amministrativa motivato da ragioni di natura politica. Mentre invece ciò che ha mosso i ricorrenti sono le modalità di vendita repentina, senza bando, di un bene appartenente alla città”.

Gli scenari dopo la sentenza del Tar

Una decisione favorevole ai ricorrenti potrebbe rallentare o compromettere l’intero progetto, riaprendo anche il confronto politico sulla vendita e sul futuro dell’area. In questo scenario, la questione potrebbe trascinarsi fino alla prossima amministrazione comunale. Qualora invece il Tar respingesse i ricorsi, Inter e Milan potrebbero accelerare la progettazione e l’iter necessario per arrivare alla demolizione del vecchio Meazza e alla costruzione del nuovo impianto. In entrambi i casi, il contenzioso amministrativo potrebbe proseguire davanti al Consiglio di Stato. Resta inoltre aperto il fronte penale: la Procura di Milano sta indagando sulla vendita ipotizzando i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio.

Demolita la biglietteria sud di San Siro

Mentre il Tar esamina gli atti, intorno allo stadio sono iniziati i primi interventi propedeutici alla costruzione del nuovo impianto. Come riferito da Repubblica, le ruspe hanno avviato la demolizione della biglietteria sud ed è stato arretrato uno dei cancelli di ingresso al Meazza. La struttura verrà sostituita con una biglietteria temporanea. Si tratta di lavori preliminari destinati a liberare gli spazi che potrebbero essere necessari quando il cantiere entrerà nel vivo, secondo i programmi dei club, nel corso del prossimo anno. L’intervento ha suscitato le proteste di Fedrighini, che ha parlato della “demolizione appena avviata di una struttura di servizio del Meazza, la biglietteria sud. Ovviamente senza affissione di alcuna procedura autorizzativa”. Per il consigliere si tratta di “un segnale di mancato rispetto delle istituzioni. Un altro segnale, secondo me, di enorme debolezza”.

Parco dei Capitani chiuso per la bonifica

Nella stessa area è stato chiuso al pubblico anche il Parco dei Capitani. Le recinzioni spiegano che il provvedimento è stato adottato per ragioni di sicurezza e in attesa delle attività di bonifica. Le indagini diagnostiche commissionate da Inter e Milan attraverso la società proprietaria dello stadio avrebbero infatti rilevato nel terreno la presenza di sostanze non conformi alla normativa ambientale. Non si tratterebbe, secondo gli addetti ai lavori, di agenti altamente nocivi, ma di materiali che rendono comunque necessario un intervento. La scoperta ha sollevato interrogativi anche perché la documentazione consegnata in precedenza dal Comune ai club, basata però su analisi risalenti a diversi anni fa, descriveva l’area come regolare dal punto di vista ambientale. Al momento non è stata indicata una data per la riapertura del parco. Il progetto prevede che il nuovo stadio sia completato entro il 2031. Prima delle grandi opere, però, Inter e Milan dovranno superare un passaggio decisivo: il pronunciamento dei giudici amministrativi sulla legittimità dell’operazione che ha consegnato loro San Siro.